venerdì 9 agosto 2013

Gli Zapatisti Festeggiao 10 Anni delle JBG

 

La Jornada – Venerdì 9 agosto 2013

Gli zapatisti festeggiano i 10 anni delle giunte di buon governo in Chiapas

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 8 agosto. 10 anni fa, l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) annunciava la creazione di cinque giunte di buon governo (JBG), un'innovativa forma di governo autonomo che si mise immediatamente in funzione, anche se per essere precisi, queste attività erano già in corso nei nei municipi ribelli dal 1995 e 1996, contemporaneamente ai dialoghi di San Andrés tra il governo messicano e la comandancia zapatista, accompagnata da rappresentanti della maggior parte dei popoli e tribù indigene del paese.

Come allora, in questi giorni di agosto nei cinque caracol si sono riunite migliaia di basi di appoggio zapatiste. Col passare del tempo, la loro esperienza (ed esperimento) di governo autogestito e libero non ha fatto altro che consolidarsi, e con esso consolidare l'autonomia controcorrente. Se nel 2003 le JBG rappresentavano la risposta esplicita al tradimento finale del governo di Vicente Fox, del Congresso e della Corte Suprema di Giustizia della Nazione agli accordi firmati nel 1996 (e disconosciuti poi dal governo di Ernesto Zedillo, per voce dell'allora segretario di Governo, Emilio Chuayffet), oggi sembrano dimostrare che gli accordi firmati si possono praticare concretamente. E la cosa più strana: possono funzionare. Non è poco in un paese dove le forme di governo legali sono ogni giorno sempre più disfunzionali ed inefficienti.

Siamo forti per lottare

Dieci anni fa, ad Oventic, dove furono presentate le JBG ed i caracol, la comandante Rosalinda disse con disarmante naturalezza: Stiamo dimostrando ancora una volta che siamo forti per lottare. Resistiamo da 10 anni e siamo proti a proseguire. Sì, possiamo farlo. Altri dieci anni, e qua sono avvenuti cambiamenti tangibili e sostanziali nella qualità di vita delle nuove generazioni ribelli delle comunità del Chiapas. Le parole della comandante nel 2003 suonano attuali: I municipi ribelli sono belli e chingones perché sappiamo resistere. Il malgoverno non ci ha sconfitti perché non può. Non scoraggiatevi. Non spaventatevi delle minacce e delle persecuzioni dei malgoverni. La nostra lotta è cresciuta molto.

Bisogna ricordare che poco tempo fa, il 21 dicembre 2012, quarantamila basi di appoggio dell'EZLN hanno sfilato in cinque città. In impressionante silenzio.

Sono comunità dove, per esempio, la medicina preventiva (passata di moda su scala nazionale e globale) si applica con il minimo e produce risultati spettacolari nel controllo delle malattie che prima li uccidevano. Dove, senza il governo organizzato dei territori autonomi, per il malgoverno (come tenacemente lo chiamano lì le JBG ed i consigli municipali autonomi dove il popolo comanda ed il governo ubbidisce) non ci sarebbe governabilità. Lo hanno ammesso pubblicamente gli ultimi tre governatori del Chiapas.

Accompagnano sempre gli zapatisti nella loro lotta, i popoli del CNI. Nel 2003 risposero affermativamente alla decisione di applicare gli Accordi di San Andrés come legge legittima per i popoli indio del Messico. Continuano a farlo. Mentre chi sosteneva che l'autonomia indigena avrebbe balcanizzato il paese, è riuscito esattamente a balcanizzarlo per distruggere i popoli.

Un'altra esatta descrizione è quella del dottor Pablo González Casanova l'11 settembre di quell'anno: "Quello dei caracol è un progetto di popoli-governo che si articolano tra loro e cercano di imporre strade di pace in tutto quanto sia possibile, senza disarmare moralmente o materialmente i popoli-governo, tanto meno in momenti e regioni dove gli organi repressivi dello Stato e le oligarchie seguono le orme sempre più aggressive, crudeli e ignoranti del neoliberismo di guerra che includono la fame, l'insalubrità e 'l'ignoranza obbligata' dell'immensa maggioranza dei popoli, per indebolirli e perfino decimarli o distruggerli, se è necessario". http://www.jornada.unam.mx/2013/08/09/politica/015n1pol

(Traduzione "Maribel" - Bergamo)

giovedì 8 agosto 2013

Gustavo Esteva: Apprendere ad Apprendere

APPRENDERE AD APPRENDERE

Gustavo Esteva

E' arrivato il momento di apprendere. Questa settimana nei caracoles si effettuerà l'inaugurazione e nella prossima avrà inizio il primo corso per apprendere la libertà con gli zapatisti. Giungeranno, da molte parti del Messico e del mondo, quanti sono stati espressamente invitati al soggiorno di apprendimento nelle comunità zapatiste. Le feste nei caracoles, dall'8 al 10 di agosto, e gli atti della cattedra Tata Juan Chavez1, il 17 e il 18, saranno aperti a quanti desiderino avvicinarsi a noi.

I lettori de La Jornada hanno potuto seguire, a partire dal 21 dicembre scorso, la serie di comunicati che hanno portato a questi eventi2. E' anche possibili assistervi in collegamento diretto.

Non sarà facile partecipare. Si esige di ri-apprendere ad apprendere, particolarmente quando si informa che i maestri non saranno professori certificati e mancheranno pedagogisti esperti. Non si svolgerà alcuno dei requisiti formali di un corso scolastico o di un ambiente accademico. E non si tratterà di apprendere sul mondo, ma dal mondo, e di apprendere da coloro che stanno costruendo il mondo nuovo. Vi è stato un tempo in cui si diceva che cambiare il mondo era molto difficile, forse impossibile; però ciò che invece era possibile era costruire un mondo nuovo. Saranno maestri coloro che stanno facendo questo. Per questo è necessario ri-apprendere ad apprendere.

Ma la parte più difficile sarà il contenuto: si tratta della libertà.
Questa parola origina un riferimento immediato a coloro che la hanno persa e genera solidarietà con quanti sono incarcerati. Non vi è dubbio che ci si debba occupare e preoccupare di costoro: una loro parte consistente è innocente. Si deve lottare per loro e rendere palese la profonda ingiustizia del fatto che li si incarcerino mentre i veri colpevoli dell'orrore che ci circonda passeggiano impunemente nelle strade.
Inviterò ancora una volta all'incontro il poeta John Berger. Un tempo ci disse: se mi vedessi costretto ad impiegare una parola per esprimere ciò che accade nel mondo, penserei alla prigione. In essa stiamo, incluso noi tutti che affermiamo di essere liberi. Si tratta di apprendere cosa è la libertà per gli zapatisti e forse, con questo apprendimento, imparare a vedere le nostre sbarre.
Sempre di libertà parla , inevitabilmente, un comunicato opportuno e necessario che annuncia per il 19 di giugno l'apertura de 'La casa di tutte e di tutti' a Monterrey. Si tratta della volontà di essere liberi e dei principi e della morale come fondamenti di un atteggiamento rivoluzionario.
Non può dirsi che sia la famosa casa del dottor Margil, quella che più di 4 decadi or sono vide nascere le Forze di Liberazione Nazionale. Distrutta da vandali alcuni mesi or sono, è ora sotto restauro. Annuncia una pagina, http://www.casadetodasytodos.org/, nella quale verranno via via pubblicati comunicati e materiali di questa organizzazione.
Sappiamo assai poco di questa organizzazione. Il nome è circolato come primogenitura dell'EZLN, però poco ci ha detto della propria storia, della sua gestazione, della sua finalità. Il n. 20 di Contrahistorias, ora in circolazione, pubblica una serie di interviste di quadri dell'EZLN nelle quali si fa riferimenti alle Forze di Liberazione Nazionale. Ma sono solo appunti frammentari dell'organizzazione.
Lo splendido documentario di Luisa Riley, Flor en Otomí, che è stato presentato a Città del Messico il 19 aprile 2012 e da allora circola nei circuiti alternativi, ci ha consentito di spiare la vita di Dení Prieto e l'orrore della casa di Nepantla ma ha accresciuto il desiderio di saperne di più e non di placarlo. E' bello sapere che ora avremo, dalla fonte originaria, il materiale che consentirà di vincere questa battaglia della memoria contro l'oblio.3
Due ingredienti del comunicato in cui si dà notizia dell'apertura della Casa di tutte e di tutti mostra la continuità con ciò che avverrà nei prossimi giorni. Con riferimento al primo comunicato delle Forze di Liberazione Nazionale del 2 agosto 1971, che circolò in copie fatte con la carta carbone fra i membri dell'organizzazione per dare notizia del primo scontro armato con lo Stato, si evidenzia con tutta chiarezza quanto oggi è in primo piano: che si trattava, già allora, di una lotta per la libertà e che, sempre da allora, i principi, la morale erano il fondamento di ogni comportamento, di ogni azione politica.
Questi comportamenti hanno segnato la differenza, durante quattro decadi, rispetto alle classi politiche, ai governi, ai partiti, e anche a molte forze politiche clandestine con pretese rivoluzionarie. E' la differenza che oggi più che mai è necessario continuare a sostenere.
 
Traduzione di A.Z.
 
1 Trattasi di una cattedra itinerante recentemente creata dall'EZLN, dedicata all'indigeno puerepecha Tata Juan Chavez Alonso (ndt)

2 Reperibili su enlacezapatista.ezln.org.mx. In particolare il testo Ellos y nosotros e il testo Votan.

3 Luisa Riley, autrice del documentario, da adolescente era stata amica di Dení Prieto Stock, una giovane che a 19 anni entrò a far parte di una organizzazione guerrigliera -Fuerzas de Liberación Nacional-. Quattro mesi dopo, il 14 febbraio 1974, Dení venne uccisa assieme a 4 compagni in un assalto dell'Esercito Messicano alla casa dell'organizzazione situata a Neplanta. Il documentario ricostruisce la sua vita a partire dal diario conservata dall'amica Jana.


EMERGENZA UMANITARIA NELLA COMUNITA' DI CANDELARIA EL ALTO




Al Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba)
Alla Rete Contro la Repressione e la Solidarietà
Ai Difensori dei Diritti Umani ONG
Alla Commissione di Riconciliazione Comunitaria (CoReCo)
Al Servizio di Consultazione per la Pace (Serapaz)
A tutte le Donne e tutti gli Uomini che vogliono la Giustizia
Agli Aderenti alla Sexta
Al tutto il Popolo del Messico

Noi, bambini, giovani, uomini e donne della Comunità di Candelaria el Alto, Aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell'EZLN, siamo una comunità indigena del Municipio di Venustiano Carranza, Chiapas, Messico.
La nostra comunità da tre anni non può coltivare le proprie terre a causa del conflitto con Nuevo San José La Grandeza appartenente all'Organizzazione Campesina Emiliano Zapata-Region Carranza (OCEZ-RC). In tutti questi anni abbiamo cercato di trovare una soluzione al conflitto per vivere degnamente e lavorare la terra che ci spetta, così da dare cibo alle nostre famiglie. La nostra Comunità ha presentato denunce al Governo ed alle Organizzazioni dei Diritti Umani, ma al governo non ha mai importato nulla fino ad oggi e tutta la comunità si trova in una grave situazione di scarsità alimentare e sta soffrendo la fame.

Noi siamo una comunità dignitosa che non chiede appoggio al governo per risolvere il problema della mancanza di cibo. Agli inizi del 2013 abbiamo aperto un tavolo di dialogo con Nuevo San José La Grandeza per cercare una soluzione definitiva e vivere in pace e dignità e poter lavorare la nostra terra. Al tavolo di dialogo ci accompagnano e assistono i fratelli del Frayba, CoReCo e Serapaz.
Intanto che il dialogo avanza, noi della comunità di Candelaria el Alto non possiamo lavorare le terre pertanto non abbiamo i nostri generi alimentari di base, come mais e fagioli, e non abbiamo la possibilità di procurarci quello di cui le nostre famiglie hanno bisogno.

Per questa ragione chiediamo l'appoggio e la solidarietà delle organizzazioni sopra menzionate e di tutte e tutti quelli che si vogliano unire per far fronte all'emergenza umanitaria e alimentare che stiamo soffrendo inviandoci quello che possono come mais, fagioli, riso o aiuti economici.

2 agosto 2013

Comunità Candelaria el Alto – Municipio diVenustiano Carranza – Chiapas – Messico
Aderente alla Sexta

martedì 6 agosto 2013

SupMarcos: Votán IV - Meno 7 Giorni (2/2)


 Consigli oziosi (perché so che non mi darete retta).

Su scacchi e incubi.

Se, per esempio, vi tocca la scuola nella zona del Caracol di La Realidad. Dopo una giornata convulsa, con le fiacche su mani e piedi, ma con quel piacevole dolore che solo dà l'apprendere, sedetevi fuori dalla capanna. Accendetevi una sigaretta ed osservate come la luce del pomeriggio cede alle ombre della sera. Guardate come tutto intorno a voi sembra muoversi al rallentatore. Cala il silenzio sulla giornata quotidiana, cosa che ora vi permette di apprezzare l'ostinato frinire dei grilli, la lucina giocosa delle lucciole, lo zzzzzzzzz delle zanzare. Allora decidete di tirare fuori la vostra scacchiera portatile. State sistemando i pezzi, quando si avvicina un bambino o una bambina (calcolate: tra gli 8 e i 10 anni) che vi si siede accanto, coccoloni. Il bambino-bambina guarda con curiosità quello che state facendo e vi chiede, con un'innocenza al di sopra di ogni sospetto: "cos'è quello?" Vi sentite lusingati di avere l'opportunità di insegnare qualcosa, soprattutto dopo che da quando siete arrivati non ricevete altro che correzioni dal vostro Votán e dalla famiglia con la quale ora vivete. Quindi, tirate una boccata dalla sigaretta e dite: "Ah, è un gioco, si chiama scacchi". E qui arriva il momento decisivo. Avete la tentazione di dire quello che non dovete dire. Pensate che, dopo tutto, è solo un bambino-bambina e che sarà divertente insegnargli quel gioco misterioso di intelligenza, tattica e strategia. Allora dite le parole maledette: "Vuoi che ti insegni a giocare?". Già. La vostra sorte è segnata. Il bambino-bambina dirà con innocenza, "va bene, vediamo se riesco". Poi: l'incubo. Dopo le prime spiegazioni"questo si chiama pedone", "questo alfiere", "questo cavallo" e così via, il bambino-bambina, si siederà davanti a voi. Passerete tutta la sera e parte della notte a sentirvi ripetere "scaccomatto". Più tardi, poco prima che il sogno sognato occupi il posto del sogno reale, vi direte: "Maledetto Sup, dovevo dargli retta". Io, vicino e lontano, accenderò la pipa, attingerò al mio pacchetto di biscotti a forma di animaletti e penserò: "odio dire che l'avevo detto, ma l'avevo detto". Ho sentito maledire in decine di lingue diverse i "maestri" di scacchi bastonati da@ bambin@ della zona di La Realidad. Dopo tutto, mica per niente questo posto è chiamato "La Realidad", no?Su scacchi e incubi.

Sul Calcio.

Se, per esempio, vi tocca la zona del Caracol di La Garrucha. Stessa situazione della precedente. Adesso è un bambino che giocherella con le mani con un pallone. Vi dice-domanda-sfida con un "Nel villaggio da dove vieni sapete giocare a calcio?". Sentite subito scorrervi nelle vene Pelé e Garrincha, Maradona e Cruyff, Ronaldo e Messi (non in una Table Dance, si capisce), Puskas e Di Stéfano (sono andato troppo indietro nel calendario?), o chi vi piace nella vostra geografia e calendario. Io vi consiglio solo di sorridere e di mettervi a discorrere del tempo o di altro, ma… cominciate a vedere rosso e, beh, ho sempre pensato che lo sciovinismo sportivo sia ben tollerato perfino nella sinistra più radicale, cosicché, senza ascoltare il mio consiglio, vi sistemate gli stivali-anfibi-scarpe da tennis-pantofole-dita, vi alzate con un "Se sappiamo giocare a calcio nel villaggio da dove vengo? Adesso vedi. Andiamo". La notte, quando sarete nel dormiveglia del buon riposo, farete la conta dei danni e vi direte che ha sbagliato il portiere, la difesa, il mediano, l'attaccante, l'arbitro, il campo impervio, il fango e la cacca del bestiame, che dopo tutto i gol subiti non erano tanto male, che ci sarà la rivincita. Ma, con l'ultimo sbadiglio, vi direte: "Maledetto Sup, dovevo dargli retta". Io, vicino e lontano, accenderò la pipa e rilassandomi penserò: "odio dire che l'avevo detto, ma l'avevo detto". Ho visto squadre internazionali di autentici "assi" del calcio soccombere sui "campi di calcio" del Caracol di La Garrucha. In quella zona, perfino le mucche conoscono la magia del pallone.

Il Pozol Agrio.

In qualunque zona vi toccherà di ognuno dei 5 Caracoles. "C'è festa!" sentite che dicono. Vi alzate, anche se tutto il corpo vi duole come se aveste passato tutto il giorno a cercare di prendere un autobus nell'ora di punta della vostra geografia. Vi avvicinate alla folla. Allora sentite che gridano con giubilo "pozol agrio!". Ascoltatemi: girate sui tacchi e tornate nella vostra capanna. Se qualcuno ve lo offre, scusatevi con un "grazie, ma sono pieno" e toccatevi la pancia con soddisfatta enfasi. Ma, due a uno che forse vi direte "Beh, sono venuto per condividere, quindi devo condividere anche l'allegria che sembra provocare quello che chiamano pozol agrio", e ne chiedete un bicchiere-tazza. Mentre passerete l'intera notte alla latrina, sentirete il bisogno di accendere una sigaretta, anche se non fumate, e alla debole luce dell'accendino penserete: "Maledetto Sup, dovevo dargli retta". Io, non tanto vicino ma sì lontano, accenderò la pipa e mentre mi dirò "odio dire che l'avevo detto, ma l'avevo detto", mi allontanerò ancora di più perché, credetemi, non c'è tabacco che copra quella puzza.

Il Cibo.

Se pensate che qualcosa può farvi male, o sapete che vi fa male, o non vi va, non lo mangiate. Non sentitevi obbligati a mangiare quello che non riuscite. Non vi guarderanno male, né sarete espulsi dalla scuola, né vi criticheranno, niente di tutto questo. Invece vi daranno medicinali per la pancia e vi domanderanno che cosa potete mangiare che non vi faccia male. Perché noi sappiamo bene che ciò che rallegra e nutre del cibo, è la parola che lo condisce. E sì, potete portare quello che vi piace mangiare, a patto che lo condividiate.

E non mi riferisco al fatto di darne una porzione a ciascuno, ma di condividere come si prepara, come si mangia, qual'è la sua storia. E no, condividere il mal di pancia non fa parte della vita comunitaria.

Il Tempo Libero.

Sì, potete portare un pallone, una chitarra, un'opera teatrale, un film, una storia da raccontare. Ricordate solo: tutto collettivo. No, non il collettivo col quale arrivate, ma il vostro collettivo qua: la vostra famiglia ed il vostro Votán. Se sentite qualcuno che dice "che allegra quella tonelada", non pensate che si riferisca al peso della catasta di legna o del bidone d'acqua. È solo una di quelle bizzarre traduzioni che qua abbondano: con "tonelada" vogliono dire "tonada"[canzonetta - n.d.t.]. Di niente.

Gli slogan.

"Abbandonate ogni speranza di rima", dovrebbe essere scritto all'ingresso di una comunità zapatista. Se vicino a voi qualcuno sta cercando di comporre uno"slogan" per la festa di benvenuto o di fine corso, e sentite che dice "non che no, sì che sì, siamo tanti e vinceremo". Non vi venga in mente di dire che così non va o che manca la rima, perché sarete sommersi da una valanga di "perché? forse non siamo tanti? forse non vinceremo?". E infine, un "ma si capisce, no?"

-*-

Bene. E non dimenticate di portarvi tre cose importanti: qualcosa per il freddo, qualcosa per la pioggia e qualcosa in cui far tesoro della memoria.

Dalle montagne del Sudest Messicano.
SupMarcos
Messico, Agosto 2013

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Di Alí Primera, la classica "Non basta pregare" cantata da uno zapatista al Festival della Digna Rabia, in Chiapas, Messico.http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=0WtBVZ5tobY


Gruppo musicale di compas zapatisti degli Altos del Chiapas.http://www.youtube.com/watch?v=vhR3HEy0i3c&feature=player_embedded


Ballo regionale interpretato da bambine zapatiste in Chiapas, al Festival della Digna Rabia. http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=oYdUDTThyU0


(Traduzione "Maribel" – Bergamo)

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2013/08/04/votan-iv-dia-menos-7/


SupMarcos: Votán IV - Meno 7 Giorni (1/2)

 

 

Votan IV

Meno 7 Giorni.

Dove si rivela quello che il cuore zapatista ammira in altr@, si avvisa che ci sono esonerat@ e si danno consigli oziosi che nessuno osserverà.

Agosto 2013

Bene, manca poco. Mi riferisco ai giorni che mancano alla scuola, non a quello che dobbiamo e vogliamo dire.

Se cercate una scuola che assegni un maestro, una maestra, ad ogni singolo studente, 24 ore al giorno, che sia gratuita e laica, e che i fornisca vitto e alloggio mentre imparate-insegnate, vi auguriamo buona fortuna.

Come sapete, la scolarità dei partecipanti va dalla materna fino al dottorato all'estero (e per "estero" non ci riferiamo ad altri paesi diversi dal nostro, ma all'essere alieno, straniero, e molte istituzioni educative nel nostro paese sono straniere). Ed i calendari si allungano dai mesi di vita fino agli oltre 90 anni. Tutte e tutti saranno accolti nel nostro cuore collettivo, indipendentemente che vengano in comunità, o gli tocchi andare al CIDECI, o in un'altra geografia per videoconferenza, o che ricevano il materiale scolastico, o che aspettino il loro turno.

Forse vi sarete resi conto dello sforzo organizzativo che la scuola rappresenta per i popoli zapatisti.

Ma non domandatevi perché e come un gruppo di comunità indigene decide di ospitare, nutrire, convivere e condividere le sue conoscenze con un gruppo di stranieri, di diversi, di altr@. O com'è che l'oggetto dell'elemosina, della compassione, della pena e degli altri nomi dietro i quali si nasconde il razzismo, la discriminazione e il disprezzo, cioè, gli indigeni zapatisti, commettono l'audacia di dichiarare che hanno qualcosa da insegnare e per questo costruiscono, come prima una nave assurda in piena selva, ora una scuola così grande da abbracciare il mondo intero.

Oppure sì, ma domandatevi anche com'è possibile che persone dei 5 continenti, di ogni nazionalità (questo trucchetto di bandiere, frontiere e passaporti), di grandi o piccole conoscenze, decide che ha qualcosa da imparare da persone che nei grandi libri e nei discorsi governativi sono catalogate come "ignoranti", "arretrate", "emarginate", "povere", "analfabete", e gli eccetera che potete trovare negli "studi" dell'INEGI, nei manuali di antropologia, e nelle parole e nei gesti di schifo di chi dice di governare il mondo.

Perché gente di fama o senza nome, si prende del tempo e lo usa per ascoltare, e nella maggioranza dei casi anche per viaggiare, per imparare dai popoli zapatisti?

A noi zapatisti non meraviglia il nostro continuo e persistente sali e scendi nella lotta per la vita, cioè, per la libertà. Quello che davvero ci sorprende è che esistano persone come voi che, potendo scegliere destinazioni più gradevoli, comode e invitanti, decidono di portare il loro cuore nelle montagne ribelli del sudest messicano per illuminare con un lampo, insieme a noi, un agosto nell'ultimo angolo di mondo, nel più piccolo.

Perché? Sarà perché per caso intuiscono, sanno, conoscono, che la luce non viene dall'alto, ma nasce e cresce dal basso? Che non è il prodotto di un leader, capo, caudillo, saggio, ma della gente comune? Sarà che nei loro conti, il grande comincia piccolo e ciò che ogni tanto scuote il mondo inizia con un mormorio, sommesso, basso, quasi impercettibile? O forse immaginano com'è il rumore di un mondo quando si sgretola. Forse sanno che i mondi nuovi nascono con i più piccoli.

Infine, ciò che in realtà deve sorprendere, siete voi qua e con noi, da questa parte. E credo sia chiaro che non mi riferisco né al calendario né alla geografia.

-*-

LE/GLI ESONERATI

Noi zapatiste, zapatisti, abbiamo avuto la fortuna di contare sull'ascolto, la parola e la mano compagna di uomini e donne che guardiamo dal basso per la loro levatura morale. Alcuni/e di loro non hanno detto niente direttamente su di noi, né a favore, né contro. Ma le loro parole su come gira il mondo, lo fanno.

E ci sono persone che potrebbero ben stare dall'altra parte, con quelli di sopra, o con chi da parti diverse vede in noi un concorrente, un ostacolo, un fastidio, un nemico, un animale impossibile da domare e addomesticare. Là, da quella parte, potrebbero ricevere onori e corteggiamenti, omaggi e complimenti. Per ottenerli, bastava prendere le distanze dal nostro passo o unire il loro silenzio a quello complice di altre, di altri.

Alcune di queste persone hanno accettato l'invito alla scuola zapatista per generosità. Nel lungo percorso del loro degno cammino, hanno sempre mantenuto i ponti verso lo scalino più piccolo, più dimenticato, il nostro.

Ci sono stati anche altri, altre, che prima ci hanno appoggiato? Sì, molti, molte, e poi, sulla cresta dell'onda di turno, ci hanno chiesto sottomissione e soggezione alla nuova casacca che indossavano i nostri persecutori di sempre, ma ora di "sinistra". Ci hanno chiesto che, prostrati, ringraziassimo per il loro aiuto tacendo di fronte alle ingiustizie di sempre, abbellite di false parole. Come il Prepotente, ci hanno chiesto obbedienza. Come al Prepotente, gli abbiamo risposto con la ribellione.

Ma queste altre persone compas, uomini e donne di differenti calendari e geografie, non ci hanno mai chiesto né sottomissione né di tentennare. E benché non poche volte il loro sguardo sia stato e sia critico riguardo il nostro cammino, è sempre stato ed è compagno. Loro sono la prova che appoggio non è subordinazione (qualcosa che la sinistra mondiale ancora non riesce a capire).

Abbiamo invitato tutti/e loro. Ma non come alunni. Secondo noi, loro capiscono bene che cos'è la libertà secondo noi zapatiste, zapatisti. Li abbiamo invitati per renderli partecipi della gioia di vedere che il nostro passo, benché lento e sconcertante, prosegue e va verso un solo destino, che è anche il loro.

Riporto alcuni nomi. Non ci saranno tutte, tutti. Ma nominandoli, nominandole, nominiamo chi dovrebbe apparire al nostro fianco, ed anche, chi non c'è perché la morte si è presentata sul suo cammino. Ma sono nella nostra memoria, l'unica cosa e la migliore che abbiamo come arma e scudo. Ci mancheranno, per esempio: l'instancabile attivismo della compagna sorella Chapis; la fermezza della compa Rosa di Querétaro; lo sguardo-ponte di Beverly Brancroft; l'allegra risata di Helena, l'ostinata lotta di Martha de Los Ríos, la limpida parola di Tomás Segovia; il saggio ascolto di José Saramago, i sentimenti fraterni di Mario Benedetti, il genio di Manuel Vázquez Montalbán, la serena coerenza di Adolfo Sánchez Vázquez, la profonda conoscenza di Carlos Montemayor, l'abbraccio fraterno di Andrés Aubry e Angélica Inda, tra molti@ altr@.

Tutti loro, e qualche altr@, anche se inclusi nella lista degli invitat@ come alunn@, non lo sono. Sono, per usare il gergo scolastico, esonerati.

Sarà bene accoglierli con un abbraccio, qui o nella geografia dalla quale, generosi, ci guardano e ascoltano. Che vengano o no, saranno con noi per quello che sono: le nostre compagne e compagni.

Ora riporto il nome di pochi/e. Ce ne sono di più. A tutte e tutti loro faremo arrivare, insieme al nostro abbraccio, rinnovati ammirazione e rispetto, la lettera di esonero che è solo una prassi accademica per far loro sapere la nostra gratitudine. Quindi, ecco alcuni degli esonerati, con onore, dal corso "La Libertà secondo le/gli zapatisti":

.- Nuestras queridas abuelas y madres, las Doñas de Chihuahua y de Sinaloa, en el México de abajo y a la izquierda.
.- Nuestras abuelas y madres de Plaza de Mayo, en la Argentina digna.
.- María Luisa Tomasini, nuestra abuela en Chiapas.
.- Pablo González Casanova.
.- Luis Villoro.
.- Adolfo Gilly.
.- Paulina Fernández C.
.- Óscar Chávez.
.- John Berger.
.- Carlos Aguirre Rojas.
.- Antonio Ramírez Chávez.
.- Domi.
.- Vicente Rojo.
.- Immanuell Wallerstain.
.- Gilberto López y Rivas.
.- Noam Chomsky.
.- María Luisa Capella.
.- Ernesto Cardenal.
.- Neus Espresate Xirau.
.- Marcos Roitman.
.- Arturo Anguiano.
.- Gustavo Esteva Figueroa.
.- Jorge Alonso Sánchez.
.- Hugo Blanco Galdós.
.- Miquel Amorós.
.- Neil Harvey.
.- John Holloway.
.- Malú Huacuja del Toro.
.- Armando Bartra.
.- Michael Hardt.
.- Greg Ruggiero.

.- Raúl Zibechi.
.- Eduardo Galeano.
.- Daniel Viglietti.
.- León Gieco.
.- Sylvia Marcos.
.- Jean Robert.
.- Juan Villoro.
.- Mercedes Olivera.
.- Bárbara Jacobs.
.- Mayor insurgente honorario Félix Serdán.
.- María Jesús de la Fuente Viuda de O'Higgins.
.- Inés Segovia Camelo.
.- Obispo Raúl Vera.
.- Bárbara Zamora.
.- El Mastuerzo.
.- Rocko Pachukote.
.- Francisco Segovia.
.- Zach de la Rocha.
.- Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas.
.- Juan Carlos Mijangos Noh.
.- Sindicato Mexicano de Electricistas (SME), México.
.- Ignacio Del Valle.
.- Confederación General de Trabajadores, Estado Español.
.- Víctor Flores Olea.
.- Magdalena Gómez.
.- Brigada Callejera "Elisa Martínez".
.- la banda tuitera.
.- la banda de medios alternativos.

... segue

venerdì 2 agosto 2013

SupMarcos: Votan III - Sezione NO FAQ (2/2)


 
Negli alti e bassi della nostra lunga lotta, abbiamo visto molte cose. Una di queste è che, nei momenti di disgrazia, chi più ha, dà quello che gli avanza; e chi meno ha, dà quello che gli manca. Qualcuno con soldi e cose, dona le coperte che non usa più, i vestiti che non gli vanno più bene, le scarpe passate di moda, i soldi che non gli sono necessari. E chi deve combattere ogni minuto del giorno per un misero salario per avere qualcosa da mettere sulla tavola, oltre ad una logora tovaglia o nemmeno questa, dà quella moneta di cui ha bisogno per la sua sopravvivenza.
Questo popolo indigeno, il popolo zapatista, non merita la vostra pena. Nonostante il disprezzo ricevuto per essere una moda passeggera o per esserci rifiutati di far parte dei pecoroni del movimento "storico" nella congiuntura di turno, ci siamo ribellati con dignità come 20, 50, 500 anni fa. E continueremo a farlo. Non insultateci con l'elemosina.
Non vi abbiamo chiesto niente che non sia giusto: solo il pagamento del costo del materiale scolastico (cento pesos) e la vostra disposizione ad imparare. Noi vi ospiteremo. Noi vi daremo da mangiare. Non sarà un hotel a 7 stelle né un buffet gastronomico, ma in ogni tortilla, fagiolo, verdura, branda o amaca, mantella di plastica per la pioggia, c'è l'affetto ed il rispetto di tutti noi verso di voi, perché siete la nostra invitata, il nostro invitato, il nostro compagno, la nostra compagna, nuestroa compañeroa.
Non ci dovete nulla né si deve nulla. Dalla scuola non deriva la militanza, l'appartenenza organica, la soggezione al comando, il fanatismo. Quello che verrà dalla scuola è qualcosa che spetta solo a voi decidere… ed agire di conseguenza. Non vi abbiamo invitato per reclutarvi, formarvi o deformarvi, programmarvi o, come si direbbe ora, "resettarvi". Abbiamo aperto una porta e vi abbiamo invitato ad entrare affinché vediate com'è la nostra casa, quella che abbiamo costruito con l'aiuto di persone di tutto il mondo che, quelle sì, non ci hanno dato i loro avanzi, ma i loro sguardi e ascolti da compagni, ed alle quali non è mai venuto in mente che dobbiamo essere loro eternamente grati, né che li dobbiamo venerare come si venera chi possiede e ordina.
Voi siete come siete, e solo a voi tocca decidere di continuare ad essere così o diversamente.
E per concludere questo frammento della sezione Domande Non Frequenti:
Non siete un'importante personalità? Non avete grandi titoli di studio? Non siete mai stati prima in una comunità zapatista? Non eravate neanche nati quando l'EZLN è apparso pubblicamente? Non ne sapevate niente fino al giorno della fine del mondo, o dopo?
Non preoccupatevi né occupatevi di questo. Qua non si guardano i curriculum accademici, né i calendari di anzianità di vita o di lotta, ma i cuori. Qua verrà gente con diverse lauree e chi non ha nemmeno fatto le elementari; persone con più di 90 anni e chi non è ancora arrivato a sfogliare un intero calendario. Accoglieremo tutte, tutti, todoas, con lo stesso affetto, vi assisteremo al meglio possibile, vi dimostreremo ciò che siamo, e ci occuperemo di voi con la stessa cura.
Quindi lasciate obiezioni, traumi e angustie per la vostra serie TV preferita.
Pensate piuttosto, per esempio, che al vostro ritorno potrete raccontare a parenti, amic@, o mettere sul vostro blog o nel vostro profilo, qualcosa tipo:
"Mi ricordo quando il Pablo (González Casanova), il Luis (Villoro), Adolfo (Gilly), Immanuel (Wallerstein), la Paulina (Fernández Christlieb), l'Oscar (Chávez), uno che chiamavamo "el Mastuerzo", un altro che chiamavamo "el Roco" non so perché, alcuni tipi che cantavano con nomi strani come il Comando Cucaracha, SKA-P e Louis Ling and the Bombs, ed altr@ compas i cui nomi ora non ricordo, studiavamo insieme alla scuola e ci rilassavamo durante la ricreazione, e siamo stati anche puniti per non aver fatto i compiti. E un giorno hanno sorpreso il Toño (Ramírez Chávez) e la Domi (l'unica Domi che c'è) mentre disegnavano graffiti sulla parete che dà verso l'esterno, verso i nostri mondi, e, insieme a loro, ognuno ha preso quello che c'era e ci siamo messi tutt@ a dipingere. Ma in quel momento è arrivato il custode e siamo tutt@ scappati via. Il custode ha guardato la parete, si è allontanato ed è tornato con un secchio di pittura ed un pennello. Pensavano che avrebbe cancellato quello che avevamo disegnato con tante figure e colori. Ma niente. Non ci crederete, ma il custode ha afferrato il pennello e si è messo a passarlo sul muro. Ma la cosa strana era che il portiere aveva disegnato solo una crepa sul muro… e poi era andato via. E la cosa ancora più strana è che ogni giorno, quando passavamo per andare a scuola, la crepa disegnata diventava sempre più reale, poi si è ingrandita ed è diventata più profonda. L'ultimo giorno di scuola, ci siamo messi tutti davanti alla parete a guardare ed aspettare di vedere se la crepa finiva per rompere il muro. Mentre eravamo li, è passata una compa zapatista con un passamontagna di molti colori, che molto divertita ci ha detto "Che cosa fate lì se la scuola è finita? Tornate a casa vostra!". Così ce ne siamo andati. Ve lo racconto affinché vediate che ho studiato. Cosa? Perché la vernice è in una bomboletta spray? No, niente; stavo solo guardando quella parete là di fronte, dove dall'altra parte vive il Prepotente. Quel muro così grande, così ben tenuto, così solido, così potente, così intimidatorio, così indistruttibile, così grigio. Ci ho pensato e mi sono detto "A quel muro manca qualcosa, manca… una crepa".
-*-
Bene. Saluti e non comprate colori e pennelli, li avete già nel cuore. Solo cercateli bene. Quello che ci fate, è parte della vostra libertà.
 
Dalle montagne del Sudest Messicano.
Il SupMarcos
Portiere, custode e spazzino della Scuola Zapatista (non lasciate in giro la spazzatura!).
Messico, Luglio 2013
 
Ascolta e guarda i video che accompagnano questo testo.
 
Frammento di una stupenda parodia del Telethon e gli equivalenti festival dell'elemosina. 31 minuti di spot per raccogliere fondi e riscattare l'arcimiliardario Señor Manguera, padrone della televisione. Vi raccomando di guardare il programma completo, non l'ho messo tutto perché è molto lungo. http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=J86p8X0GQtw
 
Sivigliane Indignate, jereziane e andaluse, con umore, grazia, talento ed astuta saggezza. Dedicato a chi non si spaventa. http://www.youtube.com/watch?v=dHCMevzImtE&feature=player_embedded
 
Eduardo Galeano racconta il mondo, cioè, quelli che ci sono nei mondi, e avverte che… bene, ascoltatelo. http://www.youtube.com/watch?v=9V922yOgsXc&feature=player_embedded
 
Oscar Chávez (uno di quelli che ci ha meglio guardato, cioè, capito) con "Los Paliacates", accompagnato da Los Morales. http://www.youtube.com/watch?v=EIWkApDvupw&feature=player_embedded
 



SupMarcos: Votán III - Sezione NO FAQ (1/2)

 

 
Luglio 2013
Sembra che più o meno si vada chiarendo il panorama riguardo cosa diavolo intendiamo noi zapatisti quando parliamo della scuola.
Ma c'è da sperare che ora abbiate più domande che risposte. Accantonata la preoccupazione per le calzature, restano altri quesiti. Vi viene in mente allora che forse è vero che quella zapatista è una ribellione del XXI° secolo, esperta in tutto quello che ha a che vedere con la cibernetica (hanno perfino un grafitero di muri virtuali). Dunque, andate all'internet caffè più vicino, o accendete il vostro computer e cercate: "Scuola Zapatista, Dubbi, domande frequenti, FAQ, eccetera".
Sullo schermo apparirà un "elegante effetto cibernetico" per eludere la vigilanza dell'Agenzia per la Sicurezza Nazionale gringa, e sarete introdotti nell'ultra segreto server dei trasgressori della legge: lo ZPS ("Zapatist Pozol Server", la sigla in inglese). Dopo che sullo schermo appare un convincente "Fuck You XKeyscore", vi viene chiesta una password per entrare. Voi provate "MARICHIWEU" e lo schermo dice "No". Provate con "NOSOTR@S" e sullo schermo appare "Neanche". Tentate con "DURITO" e lo schermo dice "Neanche per sogno". Irritati/e per gli ostacoli, lasciate un messaggio con una parolaccia rivolta al governo nordamericano e, mentre state mettendo la firma, lo schermo si apre come se fosse una porta in 3D, suono dolby e tutta sta roba, ed appare la scritta "Scuola Zapatista, NO FAQ, -"Domande Non Frequenti. Potete aggiungere la vostra in fondo -", seguita da un lungo elenco di domande e risposte, come le seguenti:
- Cercate la descrizione che più vi somiglia, collegatela alla domanda e trovate la risposta corrispondente:
- Non ho titolo di studio di scuola superiore / Non sono un artista / Non sono una persona famosa / Non rappresento nessuno / Non sono un dirigente né leader di niente / Sono molto giovane / Sono molto vecchio / Non sono mai andato a scuola / Sono nuovo/a nella conoscenza dello zapatismo e non sono mai stato in una comunità / Non ero ancora nato o ero molto piccolo/a quando voi siete apparsi pubblicamente / Non ne sapevo niente fino al giorno della fine del mondo / L'ho saputo solo poche settimane fa ed ho chiesto l'invito / Non so nemmeno perché mi hanno invitato visto che non mi piacciono gli zapatisti, o meglio gli zapatisti sì mi piacciono, ma il Marcos è un pagliaccio che approfitta dei poveri indios ed io-dirò-loro-di-non-farsi-ingannare-e-li-redimerò / l'eccetera che è di moda / ___________ (il vostro caso particolare)….
Domande:
Mi tratteranno nello stesso modo di chi sa a memoria l'inno zapatista, di chi ha partecipato a tutte le attività dello/sullo zapatismo, di chi ha una maglietta dell'EZLN, di chi sa recitare bene il ritornello "è un onore essere qui…" - ah no, questo è un altro canale -, di chi indossa dei super scarponi ed un'attrezzatura di alpinismo di alta montagna, di chi è stato molte volte in comunità ed ha aiutato mooolto, ma mooolto gli indigeni? È importante tutto questo per la scuola? Questo può essere un impedimento per frequentarla o per chiedere che mi invitino?
Risposte (secondo l'ordine delle domande):
Sì. No. No.
Domanda:
Posso restare a vivere in una comunità zapatista?
Risposta:
No.
Domanda argomentata:
Ma ci ho pensato bene e sono molto convinto/a, Sì?
Risposta ribadita:
No.
Insistenza enfatica:
Per favore? Per favore? Per favore? Sì?
Risposta ugualmente enfatica (secondo l'ordine delle domande):
No. No. No. No.
Domanda:
Posso versare più di 100 pesos per il materiale scolastico, come dimostrazione di solidarietà con le comunità indigene zapatiste?
Risposta:
Sì, ma né noi né altri sapranno la somma, né chi l'ha donata. Registrandovi, passerete davanti ad un contenitore o una scatola (non so esattamente cosa metteranno) e lì potrete depositare i vostri cento pesos o quello che vorrete. Solo voi saprete se avrete versato solo 100 pesos, o di più, o di meno, o se avete messo una carta di credito, o un biglietto della metro, o un insulto. Completate le registrazioni, i compas incaricati vuoteranno il contenitore o la scatola e consegneranno il contenuto ad una commissione della Scuola Zapatista. Così nemmeno noi sapremo chi né quanto ha versato. Così nessuno potrà reclamare o esigere un trattamento particolare o V.I.P perché "tu non sai chi sono io, né tutti gli incarichi e premi che ho avuto, né quanto, ma veramente quanto ho aiutato le comunità / e non mi umilieranno mettendomi insieme a gente che non è mai stata in comunità, / a me non hanno nulla da insegnare, invece, mi devono ringraziare, / l'unica immagine di indigeno che mi va giù è quella di chi, prostrato, mi adora, l'immagine di indigeni ribelli, cioè, ingrati, non mi va giù" (come ha già fatto una "illustrissima" persona del mondo artistico-culturale).
Domanda:
Posso portare qualcosa da regalare alla famiglia che mi ospiterà?
Risposta:
No.
Indubbiamente sarà naturale instaurare una relazione di affetto con le persone con le quali vivrete. Ma, i "regali" personali creano squilibri nella comunità e spostano una relazione politica verso una personale. Si smette di rapportarsi con una causa e si passa a rapportarsi con una persona, cosa non necessariamente cattiva, ma non venite qua per fare amicizie, ma per imparare. Presso il CIDECI potrete lasciare quello che vorrete donare, sia all'arrivo per la registrazione sia alla fine dei corsi. Quanto donato sarà consegnato alle Giunte di Buon Governo che distribuiranno EQUAMENTE tra tutte le comunità zapatiste quanto ricevuto. Tenete presente che per noi, cioè, per le famiglie che vi ospiteranno, la cosa importante è la persona, non ciò che possiede o dà. Anche per voi la cosa importante sono i popoli zapatisti nel loro insieme, non la famiglia o il Votán con il quale entrerete in rapporto, perché non è un gruppo di persone che vi assisterà, ma tutti i popoli zapatisti organizzati, sintetizzati per voi in una famiglia e in un/a, guardiano/a.
Domanda:
Perché non accettate che io regali qualcosa a chi mi accoglie nella sua casa, mi dà da mangiare, si prende cura di me, mi insegna?
Risposta:
Sentite, ci sono famiglie zapatiste che non ospiteranno nessuno, ma che hanno collaborato e collaborano per il cibo, il materiale, i trasporti. Partecipano tanto quanto la famiglia che ospita. Per queste famiglie non c'è regalo perché non le vedrete? A loro non darete i vostri indirizzi nel caso un giorno venissero nella vostra geografia o perché vi chiamino o vi scrivano? Per quei bambini che non conoscerete non ci saranno dolci, abiti, giocattoli, regali?
Per esempio, ci sono comunità zapatiste sotto la minaccia costante di gruppi paramilitari. Siccome lì le condizioni di sicurezza sono precarie, non hanno potuto accogliere gli studenti della scuola, perché non potremmo prenderci cura dei/delle nostr@ invitat@ in quei luoghi. Ma quelle famiglie si sono ugualmente preparate, hanno aiutato le famiglie che vi ospiteranno, hanno costruito, spazzato, lavato, strofinato, verniciato, cucinato, raccolto legna, cooperato per il cibo che vi verrà offerto. Voi non le conoscete, né le conoscerete a scuola. Se le aggressioni dei paramilitari e della polizia aumentano, dovranno sfollare. Forse ne siete al corrente, oppure no (controllate il numero di aperture-letture dell'ultima denuncia delle JBG), ma per voi non avranno nome né volto.
Saranno invisibili, come centinaia di migliaia di zapatisti. C'è chi li tiene in considerazione, anche se sono invisibili per voi e per gli altri?
Sì, noi, i loro compagni e compagne. Per questo quello che si riceve da fuori, si cerca di distribuirlo equamente: si distribuisce di più e meglio a chi ne ha più bisogno.
Un'altra cosa sul tema delle donazioni. Sappiamo che là fuori domina lo stereotipo che gli indigeni sono oggetto di pena ed elemosina, che bisogna dare loro quello che avanza o dà fastidio, invece di buttarlo via. Una specie di sindrome da "Telethon" generalizzata. Il suo equivalente nella classe politica è il photoshop dell'elemosina (niente che non si possa truccare da campagna "contro la fame"… o con una fotocopiatrice).
"L'aspirina della coscienza" la chiamiamo noi zapatisti, zapatiste.
... segue

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