sabato 28 febbraio 2009

Dan liberación anticipada a tres simpatizantes del EZLN

 Dan liberación anticipada a tres simpatizantes del EZLN
 Óscar Gutiérrez Corresponsal
El Universal

Miércoles 25 de febrero de 2009

Beneficiados ayunaban en demanda de su libertad desde mediados de mes

TUXTLA GUTIÉRREZ, Chis.— El Poder Judicial de Chiapas liberó ayer a cuatro indígenas simpatizantes del Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN) que permanecían recluidos en centros penitenciarios de San Cristóbal de las Casas y Cintalapa.

Los reos mantenían un ayuno en demanda de su libertad, desde mediados de este mes.

El centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de las Casas informó que fueron ex carcelados mediante libertad anticipada del Centro Estatal para la Reinserción Social de San Cristóbal de las Casas, los campesinos Agustín Rodríguez Jiménez y Diego Rodríguez Hernández.

Mientras tanto, Tiburcio Gómez Pérez fue trasladado a su domicilio del municipio de Sabanilla, donde continuará bajo arraigo judicial. Los tres son militantes de la organización La Voz de los Llanos.

Del penal El Amate, en el municipio de Cintalapa, fue liberado José Pérez Pérez, de la organización La Voz del Amate.

El centro derechos humanos Fray Bartolomé de las Casas ha reiterado que la mayoría de los expedientes penales de indígenas y campesinos presos en las cárceles del estado de Chiapas, destacan por sus irregularidades jurídicas.

Las anomalías legales —asegura la ONG— van desde la integración de las averiguaciones previas, confesiones mediante torturas, ausencia de abogados de oficio y traductores.

Liberan a presos políticos

El gobierno de Juan Sabines Guerrero liberó en marzo de 2008 a 137 indígenas campesinos encarcelados durante las gestiones del priísta Roberto Albores Guillén (1998-2000) y el aliancista Pablo Salazar Mendiguchía (2000-2006).

Algunos de los reos fueron implicados en asuntos políticos entre 1994 y 2006.

La excarcelación masiva fue realizada después de casi dos meses de ayunos de los internos y de las protestas que encabezaron familiares ante las autoridades estatales de justicia.

Celebración por las mujeres que luchan di Gloria Muñoz Ramírez

http://www.alternainsieme.net/marzo%202008/8%20marzo.jpg
Los de Abajo

Celebración por las mujeres que luchan

Gloria Muñoz Ramírez
 

como cada año desde hace ya un cuarto de siglo, las mujeres insurgentes y de los pueblos del Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN) se preparan para celebrar el Día Internacional de las Mujeres que Luchan. Los festejos se realizarán los días 7 y 8 de marzo en el caracol de Oventik, la misma región en la que esta semana las autoridades autónomas zapatistas han denunciado patrullajes aéreos y terrestres del Ejército federal, con el pretexto de buscar plantíos de mariguana.

No es casualidad que a una inminente celebración zapatista el gobierno federal responda con el envío de aviones, helicópteros y camiones retacados de soldados, a pesar de que ni en los peores momentos de la hostilidad castrense han conseguido frenar un festejo pacífico del EZLN. Aún así, no se puede pasar por alto que en las semanas recientes se han incrementado los sobrevuelos en Los Altos de Chiapas y se han fortalecido las movilizaciones militares terrestres. El pretexto es viejo e ilegítimo, pues a estas alturas todo el mundo sabe que en los municipios autónomos y en todo el territorio zapatista está prohibida la siembra, el tráfico y el consumo de drogas y otras actividades ilícitas.

El 8 de marzo es una fecha emblemática en tierras zapatistas. Fue precisamente un Día Internacional de la Mujer, de hace 15 años, cuando las insurgentas del EZLN se presentaron por primera vez en un acto frente a un pequeño grupo de periodistas, en una noche estrellada en la comunidad tzeltal de Prado Payacal. Una fiesta íntima en la que las insurgentas Irma y Elena, entre muchas otras, reivindicaron el papel de la mujer indígena en la lucha por la liberación de su pueblo. Ataviadas con vestidos de listones multicolores, decenas de mujeres, con niños en brazos, escuchaban y asentían en silencio.

Tres lustros después de aquella humilde celebración nocturna, las niñas que colgaban de los rebozos viven otra realidad. En tan poco tiempo han sido protagonistas de quizás el logro más importante y más difícil de las zapatistas: la superación de las mujeres y la reivindicación de sus derechos, esfuerzo que han visto concretado en la participación de mujeres tzeltales, tzotziles, tojolabales, choles, mames y mestizas en las diferentes tareas de la autonomía, en los mandos del Comité Clandestino y en las filas del ejército zapatista. Es también el aspecto femenino de la lucha el que representa uno de los mayores retos, pero en el que sin duda falta menos que al principio.

Es por eso que, si las zapatistas no deciden otra cosa, este 7 y 8 de marzo habrá mucho que celebrar y mucho que reflexionar. Al acto político, cultural y artístico mamá Corral asistirán mujeres de la otra campaña y la Zezta Internazional.

 

venerdì 27 febbraio 2009

] San Andres Larrainzar: 13 anni dopo - Parte II/II

 
 

La Jornada - 27 febbraio 2009

 

Jaime Martínez Veloz / II

 

San Andrés Larráinzar: 13 anni dopo

 

In retrospettiva è possibile affermare che la tappa che culmina con la firma degli accordi di San Andrés fu la più fruttiuosa del dialogo, nonostante i disaccordi, le provocazioni e la lentezza con le quali si avanzò. 

 

In contrasto con quello che succedeva nel contesto del processo di dialogo tra il governo federale e l'EZLN, nell'ambito nazionale la crisi si notava già in tutta la sua grandezza. Non si era ancora toccato il fondo, ma già si diceva che era la crisi più grave degli uiltimi tempi.

 

In effetti, fino ad ottobre del 1995 si era registrata un'inflazione superioire al 40% ed il tasso di disoccupazione era il più alto dal 1987. In quei mesi si persero 780 mila posti di lavoro. Gli esperti segnalavano che, per la prima volta, l'economia informale occupava più messicani di quella formale. 

 

La caduta del PIL nel secondo semestre del 1995 era del 10%, la più grave degli ultimi 50 anni. Davanti a questo panorama, tra gennaio e giugno di quell'anno erano usciti dal paese più di 10 mila milioni di dollari.

 

Le banche naufragavano e già si presentava il caso del Fobaproa. Questo fondo dava con facilità alle banche contributi miliardari e senza che si vedesse alcun chiaro miglioramento della loro situazione. I partiti di opposizione criticavano il funzionamento del fondo ed il modo in cui erano state privatizzate le banche. 

 

In questo contesto, a San Andrés Larráinzar si incontrano due linguaggi o, meglio ancora, vari linguaggi. Quello dell'EZLN è incisivo e diffidente. Nonostante ciò, dialoga e negozia.

 

Il linguaggio del governo federale è incerto, schivo e cerca sempre di coprirsi di una veste istituzionale che nei fatti non ha. La delegazione negozia senza sapere dove sta andando la barca e tenta di riprendere lin mano 'iniziativa che nei fatti hanno sempre avuto gli zapatisti. Nonostante tutto, anch'essi negoziano. 

 

Ci sono anche gli altri linguaggi. I legislatori della Commissione di Concordia e Pacificazione (Cocopa) ad ogni passo cercano di mettere da parte le loro differenze di partito ed i loro interessi ed affinità personali, per arrivare prima a raggiungere consensi interni, e poi servire da ponte tra le parti. Costa molto lavoro, ma ci riescono.

 

Così, il linguaggio della Cocopa e della Conai si costruisce passo, passo per costituirsi nel tentativo delle due istanze di tradurre nel linguaggio della pace le sfide di ognuna delle due parti. 

 

L'EZLN insisteva sul fatto che San Andrés includesse tutti i problemi nazionali. In principio, la delegazione governativa aveva opposto resistenza. Si deve solo concordare la pace, poi si potrà includere quello che si vuole. Come si può raggiungere la pace senza considerare le cause che hanno portato all'esplosione del conflitto?

 

Le cause profonde del conflitto armato in Chiapas sono le stesse di molte dimostrazioni di dissenso pacifico che esistono in tutto il paese: ingiusta distribuzione della ricchezza; misere condizioni di vita ed un sistema politico escludente ed autoritario. Nel caso delle comunità indigene, i poveri tra i poveri, si aggravano perché si aggiunge l'oppressione razzista verso le loro forme culturali e perfino verso la loro stessa esistenza etnica. 

 

Per i membri della Cocopa di quei tempi, la soluzione del conflitto passava e passa dalla spinta alla riforma democratica dello Stato che è, alla fine, lo scenario nel quale gli accordi che si stabiliscono tra le parti si possono trasferire sul terreno dei fatti.

 

Sotanzialmente, l'EZLN chiede lo stesso di molti altri milioni di messicani: democrazia, pace con dignità, giustizia ed uno sviluppo economico e sociale includente. Le agende del conflitto e della riforma democratica dello Stato sono gemellate. Per questo la proposta della Cocopa di includere l'EZLN nel dialogo nazionale non solo era auspicabile, ma anche indispensabile. La storia del Messico contemporaneo ha dimostrato che l'EZLN è un attore politico irrinunciabile. Le dirigenze dei partiti ed il governo di Zedillo fecero di tutto per far fallire questo sforzo sincero.

 

Il grido di "mai più un Messico senza di noi" si spiega con le comunità indigene sottomesse ad un'oppressione centenaria, durante la quale hanno perso terre e diritti, anche se non si è riusciti ad annichilirle né a spogliarle della loro ricchezza cultura, che è parte delle radici della nostra patria.

 

Per questo gli accordi di San Andrés Larráinzar siglati tra il governo federale e l'EZLN 13 anni fa sono l'espressione di una delle costruzioni politiche più importanti degli ultimi venti anni e sono un riferimento fondamentale nella costruzione del Messico democratico al quale aspiriamo. Non c'è né può esserci progresso democratico in Messico senza il loro compimento.

 

Le forze politiche messicane hanno il dovere di mettere in campo tutti gli strumenti politici e le attibuzioni repubblicane competenti per concretizzare l'aspirazione e gli aneliti dei popoli indios del Messico concordati 13 anni fa tra il governo federale e l'EZLN a San Andrés Larráinzar.

 

(Traduzione "Maribel" – Bergamo)




San Andres Larrainzar: 13 anni dopo - Parte I/II

 
 

La Jornada - 13 febbraio 2009

 

Jaime Martínez Veloz / I

 

San Andrés Larráinzar: 13 anni dopo

 

Il 15 febbraio 1996, secondo giorno dell'assemblea plenaria, le delegazioni del governo federale e l'EZLN concordarono di firmare i primi accordi in materia di diritti e cultura indigeni. La delegazione zapatista consegnò al governo una proposta sulla formazione della commissione di seguimento. Il giorno dopo si chiuse la seconda parte della plenaria risolutiva del tavolo di diritti e cultura indigeni. La delegazione dell'EZLN firmò gli accordi di San Andrés in presenza della Commissione di Concordia e Pacificazione (Cocopa) e della Commissione Nazionale di Intermediazione (Conai). La cerimonia si svolse in uno dei saloni della sede del dialogo in San Andrés Larráinzar. Come presidente di turno della Cocopa firmai il documento, in rappresentanza della commissione legislativa, in qualità di testimone. Successivamente, con un atto protocollare, li firmò la delegazione del governo federale. Da parte del governo firmarono: Marco Antonio Bernal, Jorge del Valle ed Uriel Jarquín, mentre per l'EZLN lo l'avevano fatto i comandanti Tacho, David e Zebedeo.

 

Gli accordi ai quali arrivarono, dopo le consultazioni che ogni parte realizzò, erano che il governo federale e l'EZLN accettavano i documenti emanati dalla prima parte della plenaria risolutiva, accogliendo nel documento le osservazioni che gli zapatisti avevano fatto. L'EZLN insistette nel segnalare: "... la mancanza di soluzione del grave problema agrario nazionale, e la necessità di riformare l'articolo 27 costituzionale che deve riprendere lo spirito di Emiliano Zapata, riassunto in due domande basilari: la terra è di chi la lavora e Terra e Libertà".

 

Relativamente al tema Situazione, Diritti e Cultura Indigeni, la delegazione zapatista giudicò insufficienti i punti di accordo. Dichiarò che i popoli indigeni e le autorità dovevano programmare e calendarizzare di mutuo accordo la loro messa in pratica. Circa le Garanzie di accesso pieno alla giustizia, la delegazione zapatista considerò la necessità della nomina di interpreti in tutti i processi in cui erano coinvolti gli indigeni. Nello stesso tempo ritenne indispensabile che si legiferasse per salvaguardare i diritti dei migranti, indigeni e non indigeni, dentro e fuori i confini nazionali.

 

Al fine di rafforzare i municipi segnalò che dovevano esserci impegni espliciti del governo per garantire il loro accesso alle infrastrutture, alla formazione e risorse economiche adeguate. 

 

Attraverso i mezzi di comunicazione dichiarò necessario che si garantisse l'accesso all'informazione vera, opportuna e sufficiente sulle attività del governo e che i popoli indigeni potessero contare su propri mezzi di comunicazione. Le parti si assunsero l'impegno di inviare la risoluzione alle istanze di discussione e decisionali nazionali, così come a quelle dello stato del Chiapas.

 

Il documento Pronunciamento congiunto che il governo federale e l'EZLN inviarono alle istanze di dibattito e decisione nazionali, segnò quello che avrebbe dovuto essere una nuova relazione tra il governo ed i popoli indigeni, confermando che questi ultimi erano "... stati oggetto di forme di subordinazione, disuguaglianza e discriminazione che hanno determinato una situazione strutturale di povertà, sfruttamento ed esclusione politica".

 

Il governo federale si impegnò a riconoscere i popoli indigeni nella Costituzione Generale della Repubblica, ampliare la loro partecipazione e rappresentanza politica, garantire il pieno accesso alla giustizia col riconoscimento e rispetto delle specificità culturali e sistemi normativi interni, garantendo il pieno rispetto dei diritti umani, promuovere le manifestazioni culturali dei popoli indigeni, assicurare educazione e formazione, garantire il soddisfacimento di necessità basilari, promuovere la produzione ed il lavoro e proteggere gli indigeni migranti.

 

Sull'impegno assunto dal governo federale di riconoscere nella Costituzione le rivendicazioni indigene, si specificò che queste dovevano contenere: diritti politici, diritti di giurisdizione, diritti sociali, diritti economici e diritti culturali. Ugualmente, il riconoscimento "... nella legislazione nazionale delle comunità come entità di diritto pubblico, il diritto di associarsi liberamente in municipi con popolazione a maggioranza indigena, così come il diritto di diversi municipi di associarsi al fine di coordinare le loro azioni come popoli indigeni".

 

La Cocopa dichiarò che per quanto difficile avrebbe potuto essere, "anche tra le più grandi differenze, sempre resterà il ricorso alla parola che rende possibile la comprensione e la riconciliazione".

 

L'EZLN affermò: "... alla fine dell'attuale fase del dialogo, riteniamo che solo la più ampia mobilitazione sociale potrà dare corpo a queste domande fondamentali. Questo si otterrà solamente promuovendo l'organizzazione indipendente che nasce come uno dei compiti del Forum Nazionale Indigeno. Che deve estendersi in tutte le regioni del paese". 

 

Da parte sua, Marco Antonio Bernal disse che per il governo questo era "un passo deciso che ci dà la sicurezza che questo conflitto ha una soluzione politica definitiva".

 

… segue

 

(Traduzione "Maribel" – Bergamo)

.            

giovedì 26 febbraio 2009

LO ZAPATISMO AVANZA SUL FRONTE DELLA SALUTE

 
 

La Jornada – Giovedì 26 febbraio 2009

 

Nelle scuole si promuove la prevenzione quale migliore strategia contro le malattie

 

LO ZAPATISMO AVANZA SUL FRONTE DELLA SALUTE

 

                                        HERMANN BELLINGHAUSEN

 

Ejido Morelia, Chis., 25 febbraio. Il fondamento base della salute pubblica, almeno in teoria e nei discorsi, è la prevenzione. Il sistema di salute autonomo zapatista ha sviluppato da più di un decennio un'esperienza (molto più di un esperimento) che conferma questo principio base. I popoli in resistenza lo fanno senza il "malgoverno", e non poche volte lo fanno meglio. La medicina dei poveri non è necessariamente una medicina povera.

 

"Nessun bambino base di appoggio zapatista resta senza vaccinazione", dice José, coordinatore di salute del caracol di Morelia, con tale sicurezza e tranquillità che gli si chiede se ne è sicuro, se non ne è scappato qualcuno. "Ogni due mesi le brigate si recano in tutti i municipi e le regioni, e se un bambino è rimasto senza vaccinazione perché aveva la febbre o non c'era la volta precedente, viene vaccinato. Tutti hanno una tessera che registra le vaccinazioni fino ai quattro anni".

 

Spiega che per ottenere le schede e la documentazione completa non chiedono nulla al governo, ma lo ricevono da medici che li appoggiano in città come Altamirano, Palenque o Comitán, e dalla solidarietà internazionale "che si è organizzata molto bene per farlo". Questa prevenzione "prosegue a scuola e tiene i bambini in salvo dal tetano e dalle altre infezioni". E' rivolta anche alle madri ed alle donne incinta.

 

Descrive come si coordina la salute nel caracol, "rispettando la cultura dei popoli". In questa zona, recentemente ristrutturata in tre grandi municipi ed una decina di regioni autonome, esiste una clinica in ognuna di queste sedi. La maggioranza sono modeste, ma funzionano permanentemente, gestite da almeno quattro promotori che lavorano dalle 8 del mattino alle 22 di sera, e siccome dormono lì, stanno di guardia.

 

"Assistiamo chiunque lo chieda, anche se non sono zapatisti. A volte vengono malati che prima sono andati nella clinica del governo e non hanno ricevuto assistenza, o chiudeva  alle due del pomeriggio o non avevano le medicine". Conferisce autorità alle sue parole la presenza di tutta la giunta di buon governo (JBG) e di altri membri della commissione di salute. Quasi una ventina. E con una grande partecipazione di donne di diverse età.

 

"Ogni comunità autonoma ha una cassetta di medicinali in custodia presso i promotori di salute, c'è n'è sempre una, ma quasi sempre più d'una". Questi si sono formati nel corso degli anni, con costanti laboratori di apprendistato e valutazioni. Inoltre, per il concetto di salute comunitaria in autonomia, è centrale l'educazione. Non solo quella che si impartisce a scuola. Bisogna segnalare che nel caracol di Morelia ogni villaggio ha una scuola che funziona.

 

"I promotori tengono dei corsi nelle comunità. Insegnano a costruire le latrine, a tenere pulite le case, a separare la spazzatura, a lavarsi le mani, a bere solo acqua precedentemente bollita. E si fanno corsi di nutrizione".

 

In questa zona, in qui convivono tzeltales, tzotziles e tojolabales, la denutrizione è un problema meno acuto che in altre parti del Chiapas indigeno. "Si pesano i bambini e li registriamo, e se vediamo che qualcuno ha un problema, insegniamo alla mamma come nutrire meglio il bambino".

 

In queste comunità andare in clinica è un po' come andare a scuola: "I promotori spiegano sempre ai malati ed ai loro parenti qual'è il loro problema e danno indicazioni". 

 

Alla domanda se esistono epidemie, risponde tranquillamente no. "Abbiamo saputo che in alcune parti di Chilón c'è la tubercolosi, ma da noi abbiamo pochissimi casi e tutti sono in cura nel municipio Comandante Ramona". Ammette che c'è ancora presenza di varicella, "ma non molto". Ricorda nei mesi scorsi un focolaio di pertosse a Cancuc (negli Altos, che non risponde a questo caracol): "Nessuno dei bambini malati era zapatista".

 

(Traduzione "Maribel" – Bergamo)


       



domenica 15 febbraio 2009

CONFLITTI TRA INDIGENI PER LE TARIFFE ELETTRICHE


La Jornada – Domenica 15 febbraio 2009

- Incita gli abitanti a scontrarsi con i partecipanti alla resistenza contro le elevate tariffe della luce

La CFE provoca conflitti tra gli abitanti indigeni del Chiapas, denuncia un gruppo civile

HERMANN BELLINGHAUSEN

San Cristóbal de las Casas, Chis. 14 febbraio. Rappresentanti di comunità di 50 municipi che formano la Rete Statale di Resistenza Civile La Voce del Nostro Cuore, aderente all'Altra Campagna, accusano la Commissione Federale dell'Elettricità (CFE) di sostenere "una strategia di provocazione di conflitti nelle comunità indigene e contadine del Chiapas, cercando di corrompere diverse autorità ejidali, comunali e municipali affinché incitino una parte della popolazione a scontrarsi con le famiglie che partecipano alla giusta e legittima lotta di resistenza contro le alte tariffe". 

 

La rete denuncia atti di persecuzione, minacce di morte e perfino omicidi, spiti o sostenuti dall'ente parastatale, "in complicità con le autorità municipali." 

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

Un morto e diversi feriti a Sitalá

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

Durante l'assemblea, iniziata venerdì e conclusasi oggi, La Voce del Nostro Cuore ha riferito dei fatti successi nelle scorse settimane nella comunità La Gloria, municipio di Venustiano Carranza, "perseguitata dalla Procura Generale della Repubblica (PGR) con mandati di comparizione" contro tre partecipanti alla resistenza, così come lo scontro tra indigeni nella comunità Don Pedro, municipio di Sitalá, provocato dai lavoratori della CFE lo scorso 6 febbraio. 

 

In questo ultimo caso, un gruppo di abitanti filogovernativi, aizzati dai lavoratori della CFE, volevano "tagliare la luce alle famiglie in resistenza, lasciando sul posto un contadino morto e diversi feriti", ha ricordato la rete statale.

Rivolgendosi alla società civile, al presidente Felipe Calderón, al governatore Juan Sabines Guerriro ed al direttore della CFE, Alfredo Elías Ayub, i rappresentanti del movimento civile di resistenza alle alte tariffe elettriche condannano queste azioni e ritengono responsabili "in maniera diretta i governi federale, statale e municipale, così come la CFE, di quello che potrebbe accadere dentro e fuori le nostre comunità indigene e contadine".

Bisogna dire che questa resistenza si è molto diffusa in Chiapas negli ultimi dieci anni. Sulla costa, la frontiera, lo zona nord, gli Altos e la Selva Lacandona si manifesta opposizione al pagamento delle bollette eccessive dell'energia elettrica in comunità povere, mentre vengono esentate o "favorite" le grandi imprese. È uno degli specchi più nitidi della disuguaglianza, e sebbene si manifesti con speciale forza in un importante numero di comunità zapatiste, è una lotta comune per centinaia di comunità e colonie urbane di diverse filiazioni politiche.

Così, il Coordinamento Statale del Chiapas del Fronte Nazionale di Lotta per il Socialismo (FNLS), dopo l'aggressione a Sitalá, questo venerdì ha sottolineato "l'enorme responsabilità della CFE e del governo dello stato nel deplorevole evento", poiché "invece di rispondere ai giusti e legittimi richiami di centinaia di comunità per le elevate tariffe dell'energia elettrica, hanno scelto di criminalizzare la nostra lotta e sono ricorsi ad inganni, come i suoi programmi Luce Amica, Tariffa Vita Migliore ed ora Luce Solidale, cercando con diversi mezzi di far scontrare e dividere le comunità e generare scontri tra chi paga il servizio e chi è in resistenza. Quanto accaduto a Sitalá è un fatto serio degno di attenzione ed una conseguenza di questa criminale politica".

Intanto, l'assemblea della Voce del Nostro Cuore solidarizza con gli abitanti di Candelaria, Campeche, un altro luogo "dove la CFE cerca di usare le leggi per reprimere i popoli che difendono i loro diritti"; anche con i membri del Centro di Ricerche Economiche e Politiche di Azione Comunitaria (Ciepac) "che hanno subito minacce e vessazioni da parte dello Stato". 

Persecuzione 

 

Giovedì scorso Ciepac ha reso noto che Norma Iris Cacho Niño, coordinatrice operativa dell'organizzazione non governativa, con sede a San Cristóbal de las Casas, ha subito spionaggio e minacce telefoniche dopo la marcia-carovana delle donne che ha attraversato il paese da Ciudad Juárez, Chihuahua, fino in Chiapas, realizzata tra il 25 novembre ed il 2 dicembre. Cacho ha partecipato attivamente a questa protesta.

L'assedio "si inserisce in un contesto di aggressioni, minacce e persecuzioni avvenute tra l'ottobre 2008 e gennaio 2009 a San Cristóbal de las Casas, fatti che ricordano il clima repressivo che si viveva in Chiapas dal 1995 al 1997". 

 

Il Ciepac lo considera "parte di una diffusa strategia di repressione contro le comunità, le organizzazioni e le persone, in particolare le donne", dentro una "crescente tendenza repressiva, fomentata dai gruppi di potere e da diverse istituzioni di governo".

(Traduzione "Maribel" – Bergamo)


            

martedì 3 febbraio 2009

Fw: [Ezln-it] EZLN convoca evento internazionale per l'8 marzo

>
>
> Comunicato dell'EZLN, 28 gennaio 2009
>
> Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale,
> Messico
>
> A le compagne dell'Altra Campagna, della Sesta Internazionale e alle donne
> aderenti alla Sesta Dichiarazione:
>
> Compagne:
>
> Come parte delle celebrazioni per la prossima Giornata Internazionale
> della
> Donna che lotta, le comandanti del CCRI-CG dell'EZLN organizzeranno un
> evento sportivo, culturale e politico nei giorni 7 e 8 marzo di quest'anno
> 2009, nel Caracol di Oventik, nella zona Altos de Chiapas.
>
> Mentre ancora si stava discutendo tra le Comandanti le caretteristiche di
> questo incontro di Donne in Lotta, giunse la brutta notizia della morta
> della nostra compagna dell'Altra Campagna nello stato di Chihuahua, Doña
> Concepcion Garcia de Corral.
>
> "Mamà Corral" la chiamavamo noi, le zapatiste e gli zapatisti; cosi'
> chiamavamo questa donna, madre di lottatori caduti in battaglia e tenace
> lottatrice per la presentazione in vita dei "desaparecidos" politici. Lei
> ci accolse come figlie senza opportunismi di stagione, senza condizioni e
> con un affetto senza medagliette, senza foto ricordo. Quando la conoscemmo
> personalmente, noi che abbiamo fatto parte della delegazione della
> Commissione Sesta, sentimmo in lei la forza che, sicuramente, animo' piu'
> di una volta alle nostre compagne Madri dei Desaparecidos Politici di
> Chihuahua, le nostre "mamaces" in lotta.
>
> Anche se inizialmente pensato per donne zapatiste, le Comandanti hanno
> pensato di invitare anche le ALTRE donne che pure sono nostre compagne in
> Messico e nel mondo, e, saputo della morte di Doña Concepcion Garcia de
> Corral, hanno deciso di chiamare questa celebrazione con il nome di
> battaglia con il quale l'abbiamo conosciuta e conosciamo, "mamà Corral",
> per cosi' fare onore alle donne che sono madri e che, senza importare
> l'eta', non si arrendono, non si vendono, non tentennano.
>
> Allora, eseguendo gli ordini del nostro comando, noi Comandanti zapatiste,
> vi facciamo il seguente invito al:
>
> EVENTO POLITICO, SPORTIVO, CULTURALE E ARTISTICO "MAMA' CORRAL".
>
> Che si realizzara' i giorni 7 e 8 marzo 2009, nel Caracol di Oventik,
> Chiapas e che avra' le seguenti caratteristiche:
>
> - Solo potranno partecipare direttamente le DONNE, senza limite d'eta',
> razza, credo religioso, lingue, nazionalita' e preferenza sessuale, negli
> sport e nelle iniziative artistiche e sportive.
>
> - Gli uomini che assistono solo potranno partecipare cucinando o avendo
> cura dei/lle bambin* o facendo le pulizie e lavorando per appoggiare
> l'evento.
>
> - Ci saranno tre discipline sportive: basket, volley e calcetto.
>
> - Ci saranno atti culturali come canzoni, poesie, opere di teatro,
> giornali
> murali, balli.
>
> - Le squadre di donne che si formeranno per participare alle attivita'
> sportive, devono iscriversi nella pagina elettronica di Enlace Zapatista,
> dicendo in quale disciplina parteciperanno, quante donne formano la
> squadra, come si chiama, e come e' la propria divisa, se ne hanno una.
> Questo serve per preparare il programma delle partite del torneo.
>
> - Le donne o i gruppi di donne che parteciperanno negli eventi culturali
> dovranno anch'esse iscriversi nella pagina web di Enlace Zapatista,
> dicendo
> che faranno, quante sono e come si chiamano, se hanno un nome, per cosi'
> stilare il programma.
>
> - Le partite cominceranno il 7 marzo 2009 nei campi sportivi del Caracol
> di
> Oventik e se sono tante squadre si proseguira' il giorno 8 marzo.
>
> - Gli atti culturali si accomoderanno nella sera del 7 marzo e nel
> pomeriggio e nella sera dell'8 marzo, dipendendo di quante si annoteranno.
>
> - Il giorno 8 marzo 2009 le comandanti zapatiste diffonderanno un
> messaggio
> di lotta.
>
> E' tutto.
>
> LIBERTA' E GIUSTIZIA PER ATENCO!
> LIBERTA', GIUSTIZIA E PRESENTAZIONE IN VITA DEI PRIGIONIERI POLITICI
> DESAPARECIDOS!
>
> Dalle montagne del sud-est messicano.
> Dal Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale
> dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.
>
> per iscriversi all'evento:
> http://enlacezapatista.ezln.org.mx/registro-evento-mama-corral
>
>
> tradotto da Nodo Solidale - http://www.autistici.org/nodosolidale
>
>

domenica 1 febbraio 2009

Fw: [Ezln-it] Jaime Martjnez Veloz L’EZLN E LA POLITICA SOCIALE

 
 

La Jornada – Sabato 31 gennaio 2009

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

Jaime Martínez Veloz

L'EZLN E LA POLITICA SOCIALE

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

Le attività realizzate dall'EZLN per commemorare i 15 anni dell'insurrezione armata sono state una verifica di quanto conquistato e di quanto ancora c'è da fare. Nello stesso tempo sono state uno spazio per aprire il dibattito su temi di portata nazionale.

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

Con precisione, il comandante David ha segnalato: "Il malgoverno ha tentato di convincere e comprare la coscienza delle nostre basi di appoggio promettendo loro migliori condizioni di vita per dimenticare i loro morti e le loro giuste richieste. Purtroppo ci sono fratelli indigeni che sono caduti nelle trappole del malgoverno credendo di migliorare le loro condizioni di vita senza lottare".

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

La Sedeso ha risposto che "i programmi per la lotta alla povertà non fanno parte dei piani di contrainsurgencia sociale" e che "dall'anno 2000 c'è stato l'impegno del governo federale per risarcire i danni derivati dall'oblio, dall'emarginazione e dall'esclusione in cui si tenevano le comunità indigene del Chiapas". Sono documentati decine di esempi in cui enti federali hanno realizzato azioni che non hanno risolto i problemi strutturali derivati dalla povertà, ma hanno invece contribuito alla frattura del tessuto sociale comunitario.

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

L'utilizzo delle risorse governative per la cooptazione ed il clientelismo è la costante della maggioranza dei governi, a tutti i livelli e di tutti i partiti. La politica sociale si è ridotta a forme selvagge di assistenzialismo grossolano e sono scarsi i programmi sociali che promuovono l'organizzazione ed il lavoro comunitario. Per questo la critica dell'EZLN ha una connotazione che trascende anche lo zapatismo, e la realtà è sotto gli occhi di tutti. Gli indici di sviluppo umano nel paese non sono sostanzialmente cambiati ed ogni giorno sono sempre di più i messicani che sprofondano nella povertà. Quello che dicono sia politica sociale, non riesce ad assistere i poveri che genera la politica economica.

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

Per ignoranza o per convinzione, esiste il rifiuto tra gli apparati governativi a concedere potere alle comunità. Si è optato per l'elargizione invece dell'organizzazione, la formazione, la produttività ed il lavoro comunitario. La pianificazione regionale o locale è un'entelechia. Si fa quello che sembra meglio all'autorità di turno. A volte l'azzeccano, ma più spesso si diluisce l'impatto sociale o l'efficacia del lavoro governativo.

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

Per questo la politica sociale intesa come la politica di Stato, deve trascendere l'ambito temporale e funzionale dell'amministrazione pubblica, coinvolgendo gli altri livelli di governo, i partiti, le organizzazioni sociali e l'insieme della società.

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

Davanti alla sfida della povertà, la disuguaglianza ed il deterioramento delle condizioni di vita della cittadinanza che minacciano il nostro futuro, è necessaria una politica sociale di lungo respiro. 

 

La politica sociale può contribuire ad ottenere una nuova governabilità che sbarri il passo alla violenza come linguaggio politico; allo scetticismo come atteggiamento della società di fronte alle istituzioni; al pettegolezzo come agente corrosivo della coesione e del rispetto sociale.

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

Nessun sforzo in materia di politica sociale ha futuro se non è volto a modificare le tendenze attuali che assegnano ad una piccola percentuale della popolazione una grande quantità della ricchezza, mentre un'enorme massa di cittadini affronta povertà, disoccupazione, bassi salari, abitazioni inadeguate, insufficienti servizi urbani, bassi livelli di istruzione e crescenti deficienze in materia di salute ed alimentazione.

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

Nella misura in cui la società potrà contare sulla dovuta attenzione alle sue istanze ed i suoi bisogni saranno risolti, l'autorità avrà maggiori margini di governabilità per il compimento della sua missione. 

 

L'intera politica sociale deve partire dal fatto tangibile che la lotta alla povertà è solo un aspetto dell'azione dello Stato, e che deve incidere sul cambiamento dell'attuale distribuzione della ricchezza e, di conseguenza, in aspetti come posti di lavoro, salario e sviluppo regionale.

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

A questo rispetto, maggiori livelli di partecipazione e vigilanza sociale, in un clima di piena democrazia, aiuterebbero a raggiungere una politica sociale più efficiente. Gli errori od omissioni in materia sociale, così come in politica ed economia, colpiscono i migliaia che aspettano una risposta alla loro situazione.

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

Trasformare la politica sociale in un compito di Stato richiede democratizzare la sua concezione ed applicazione, convocare a discutere ampie e plurali forze politiche e sociali affinché cooperino nella sua attuazione, valutazione e correzione. Quanto detto implica generare nuove forme di articolazione tra la società ed il governo, che spingano l'organizzazione e la partecipazione comunitaria e generino migliori livelli di convivenza civica.

<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]-->

Molto di quanto qui esposto ha a che vedere col rifiuto dello Stato messicano di rispettare quanto concordato a San Andrés, in quanto a "riconoscere le comunità come entità di interesse pubblico", in base ai quali i cittadini smetterebbero di essere "oggetto" e si trasformerebbero in individui delle politiche pubbliche. 

 

Per questo il comandante David, dalla trincea zapatista, ha aperto un tema che richiede un atteggiamento trattamento strutturale da parte dello Stato messicano che trascenda la congiuntura e definisca nuovi modi di relazione tra il governo e la società, includendo, ovviamente, lo zapatismo.

(Traduzione "Maribel"  Bergamo)

I: Guerra di contro insurrezione

Inviato dal mio telefono Huawei -------- Messaggio originale -------- Da: Annamaria <maribel_1994@yahoo.it> Data: lun 8 mar 2021, 16:3...