lunedì 18 agosto 2014

Denuncia della JBG di La Garrucha

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Caracol Resistencia Hacia un Nuevo Amanecer
Giunta di Buon Governo El camino del futuro
La Garrucha Chiapas
Messico, 14 agosto 2014

Alle compagne d ai compagni della Sexta Nazionale ed Internazionale
Ai media alternativi nazionali ed internazionali della Sexta.
Al popolo del Messico e del mondo.

DENUNCIAMO PUBBLICAMENTE

I fatti sono iniziati il giorno venerdì 25 luglio 2014. Non abbiamo voluto renderli pubblici a motivo della condivisione che si sarebbe svolta nel Caracol della Realidad dal 4 al 9 agosto, per non turbare la grande condivisione tra i popoli originari di questo paese.
Abbiamo avvertito solo il centro dei diritti umani Fray Bartolome de las Casas Chiapas.
Ma poiché queste provocazioni proseguono, questi sono i fatti.
1.- Un gruppo di 19 persone del villaggio Pojkol, Municipio di Chilón, dell'organizzazione ORCAO, del quartiere chiquinaval, citiamo alcuni nomi di queste persone, sono Andrés Gutierrez Guillen, Andrés Gutierrez de Meza, Eliceo Ruiz Gutierrez, Guillermo Pérez Guillen, Vidal Gutierrez Gomez e Juan Ruiz Gutierrez, questi ultimi due sono i proprietari dei camioncini che trasportavano le persone, è entrato nel villaggio San Jacinto dei compagni basi di appoggio zapatisti, del Municipio autonomo di San Manuel del caracol di La Garrucha.
Alle 6 del mattino del giorno 25 luglio, sono arrivati armati e sparando in aria hanno occupato la terra recuperata.
Hanno distrutto il cartello installato per denunciare l'assassinio del compagno Galeano.
Hanno costruito delle baracche che sono ancora lì. Continuamente minacciavano verbalmente i nostri compagni e compagne basi di appoggio. Siccome lì vicino ci sono gli altri villaggi dei compagni basi di appoggio zapatisti, i villaggi El Egipto ed El Rosario, sono andati anche lì a minacciare di cacciarli e poi sono tornati nelle loro baracche. Nella mattina del giorno 26 luglio, alle ore 1:30 si sono si ritirati.
2.- Il giorno 30 luglio sono tornati alle 6 del mattino ed hanno fumigato il campo di 3 ettari con una sostanza che non conosciamo, proprio lì dove si trovava il bestiame collettivo del Municipio San Manuel, spingendo il bestiame ad andare ad alimentarsi dove avevano fumigato.
Hanno ferito con un pugnale un torello, proprio vicino al corno dove si trova il punto per ucciderlo. Sul terreno hanno tracciato la scritta "Territorio Pojkol" e formato una croce con bossoli di fucile calibro 22 e calibro 20.
Alle 4 del pomeriggio si sono ritirati.
3.- Il 1° agosto alle 11:30 di notte, sono ritornati a San Jacinto, sempre armati gli stessi di Pojkol, del quartiere santiago, ecco alcuni nomi di queste persone: Bersain Gutierrez Gomez, Víctor Gutierrez Gomez, Valdemar Gutierrez Gomez, Romeo Gutierrez Gomez. Questi paramilitari hanno ucciso un torello, mentre altri sparavano in aria e poi si dirigevano verso il villaggio zapatista El Egipto, tutti con le torce in mano, per questo motivo i compagni, le compagne, i bambini e le bambine alle 12:30 del mattino si sono rifugiati in un altro villaggio zapatista dove si trovano tuttora.
Quelli che hanno ucciso il torello erano arrivati su 2 motociclette, 4 persone, e si sono portati via la carne lasciando solo le ossa.
4.- Il 6 agosto, alle 7:30 del mattino, gli stessi di Pojkol sono arrivati su 2 camioncini Nissan, con 15 persone ed una motosega, sono arrivati sparando ed hanno abbattuto un grande albero, al crollo dell'albero hanno cominciato a sparare in aria per tenere lontane le persone e che nessuno li vedesse mentre si ritiravano nel pomeriggio hanno continuato a sparare.
Passando nel villaggio dei compagni basi di appoggio El Rosario, hanno esploso 5 colpi. Passando nel villaggio dei compagni basi di appoggio El Kexil hanno esploso 2 colpi contro la casa di un nostro compagno base di appoggio, hanno sparato dal veicolo Nissane poi si sono diretti al villaggio Pojkol.
5.- EIl giorno giovedì 14 agosto, alle 4:50 del mattino, sono arrivati in 18, gli stessi di Pojkol, armati, appartenenti alla ORCAO, ed hanno circondato il villaggio dei compagni di San Jacinto.
Hanno sparato con armi di diverso calibro contro i muri delle case dove stavano dormendo i compagni che hanno dovuto cercare rifugio in un altro villaggio zapatista, abbandonando ogni cosa.
Solo così sono riusciti ad evitare un massacro come ad Acteal.
Fuggendo hanno potuto sentire il frastuono dei danni che stavano facendo i paramilitari.
Fino ad ora sappiamo che:
5 case sono danneggiate e 50 fgli di lamiera distrutti.
7 sacchi di mais e 130 chili di mais in grani rubati.
Dov'è la pace tanto declamata da Peña Nieto? Questa è la pace di cui parla Manuel Velasco? Ed il presidente Municipale di Ocosingo, Octavio Albores, crede che sia pace quello che stanno facendo alle compagne e compagni basi di appoggio zapatisti?
Che ci pensino se vogliono la pace. Perché loro sono i responsabili di tutto quello che può succedere o succederà.
Se governano come dicono, perché non controllano i paramilitari di Pojkol del quartiere Chiquinival del Municipio di Chilón?
Non li controllano perché sono loro stessi che finanziano, organizzano e realizzano questi attacchi contro di noi.
Ai governanti ed ai paramilitari diciamo che sono di sangue, ossa e carne come noi, ma noi non siamo drogati come voi e come questi paramilitari. Diciamo loro di non manipolare la gente, di non pagare i malviventi,di non spendere denaro per peggiorare la vita dei poveri che è già grama di per sé.
Davvero noi vogliamo la pace, se non c'è pace lotteremo fino a che ci sia la pace.
Non ci vendiamo, non ci arrendiamo, non claudichiamo.
Noi siamo organizzati per una pace giusta e degna. Voi, 3 livelli del malgoverno, non volete la pace, sappiamo che non vi pentite, ma sarete condannati dal popolo del Messico povero e noi siamo con il popolo.
Dunque compagne e compagni del Messico e del mondo, bisogna essere vigili, questi selvaggi ci attaccano e noi e saremo vigili.
Questa è la nostra denuncia.
Distintamente
Autorità dela Giunta di Buon Governo di La Garrucha
Jacobo Silvano Hernandez
Rudy Luna Lopez
Fredy Moreno Rominguez
Elizabeth Ruiz Camera
Yornely Lopez Alvarez



(Traduzione “Maribel” - Bergamo)





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domenica 17 agosto 2014

Traduzione della trascrizione della conferenza stampa del Sub Moises

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Seconda Parte: Sub Moisés

Bene, compagni e compagne, avete ascoltato il compagno Subcomandante Insurgente Galeano. Questo è come la vediamo, come la pensiamo.
Ovvero, abbiamo bisogno della forza di ognuno perché se abbiamo capito come va la vita, allora perché non capiamo come dobbiamo collegarci gli uni con gli altri.
Alcuni compagni che sono qua in veste di media liberi e contemporaneamente come CNI, questi e queste compagne li avete ascoltati e li avete visti. Ora dovete fare condivisione tra di voi, perché non è la stessa cosa che io parli se però non ho ascoltato.
È qui dunque che dobbiamo unirci, dobbiamo prenderci per mano gli uni con gli altri.
Come si chiedeva ai compagni del Congresso Nazionale Indigeno, se dobbiamo stare insieme, cioè indigeni e non indigeni, la parola salirà in una sola voce? Sì. Cioè, i compagni capiranno la vita di quelli che non sono indigeni, quindi come faremo, come lotteremo?
Cioè, c'è un gran lavoro da fare, noi pensiamo che è molto difficile per quelli che vivono in città, ma anche per noi che viviamo nelle comunità come Congresso Nazionale Indigeno, anche se qui per lo meno c'è ancora il senso di comunità, ma nelle città no.
Dietro le mura domestiche, non si sa nulla dei problemi del proprio vicino, a volte nemmeno si sa chi è il vicino; e tra le tre pareti, io vivo qui e lì vive l'altra, l'altro vicino e lì un altro; il mio vicino non si preoccupa di cosa mi succede, né io mi preoccupo di lui o di lei. E così si resta incatenati.
Dunque è un lavoro molto duro quello di cui parlano i compas "la bestia che arriva", perché sennò ci distruggeranno. Allora come possiamo fare questo lavoro. Ma noi non vi stiamo chiedendo di diventare indigeni, ma nemmeno chiedete a noi di pensare o comportarci come cittadini.
No. Ognuno faccia la sua lotta ma restiamo uniti. Ricordate che come diceva il defunto SubMarcos, per quanto abbiamo ascoltato e sentito nei vari caracol dove abbiamo fatto incontri, abbiamo cercato di dire che cosa è importante ed è il momento - certo, diverse volte è stato fatto qui -, che arriviamo ad un accordo. Tutti hanno buone idee ma non vengono fuori perché si vuole che per forza sia accettato quello che dice uno, quello che dice un altro, e un altro ancora, ma compagni, quello che possiamo fare è vedere quale idea funziona, e questo possiamo scoprirlo solamente se ascoltiamo e osserviamo.
Avete visto che qualcuno di quelli arrivati in ultimo, alla chiusura dell'assemblea del CNI, si aspettavano che qualcuno prendesse la parola per chiudere, e non è che avevamo concordato che si sarebbe chiusa così, perché hanno chiuso i compagni stessi, e non era stato concordato.
Allora si sono accorti che è arrivato uno che ha detto, ‘ah, anche io voglio dire una cosa'. Quando è cominciata volevano fare una condivisone, ma hanno visto che oramai era la chiusura. Poi si è chiuso tutto, perché? Perché il senso è che l'assemblea è dei compagni e pertanto sono i membri dell'assemblea che devono chiudere l'assemblea. Ecco, un esempio.
Dobbiamo vedere che cosa funziona e che allora si capisce che tutti siamo uguali. Non "io sono il più importante o la più importante". No. Pensiamo che questo sia un esempio di come possiamo fare questo tutti insieme. Cioè che troviamo quello che diciamo essere un mondo nuovo.
Bisogna continuare a lavorarci. E' questo che hanno detto i compagni del Congresso Nazionale Indigeno: dobbiamo condividere, non solo noi indigeni, vogliamo condividere con i compagni e compagne della Sexta nazionale ed internazionale. Quindi, come facciamo a condividere, perché bisogna pensare a quelli che non entrano nella Sexta, come condividiamo con loro?
Cioè, come ci rispettiamo? Come costruiamo questo rispetto? Perché bisogna costruire questo rispetto, così come stiamo facendo adesso. E credo che allora dobbiamo dare l'esempio, compagni e compagne della Sexta della città, e compagni e compagne della Sexta delle campagne, e che ci incontriamo e ci sentiamo uno solo, senza chiedere di smettere di essere quello che siamo, ma che ci uniamo a quello che vogliamo, a questo mondo.
Per esempio, quando stavamo preparando questa condivisione con i compagni basi di appoggio, i compagni e le compagne pensavano che noi (noi come comandanti), avremmo detto loro "questo è quello che dovrete fare". No. Si è fatta un assemblea qui dove siete seduti adesso e sono cominciate a venire fuori le idee fino a trovare quello che sentivamo, come dicono i compas, questi i punti.
Ma sono venuti fuori un mucchio di appunti fino a che tutti insieme hanno detto ‘ecco, è questo'. Per questo si è molto arricchito, perché i nostri compagni dicevano: la terra - la madre terra, come diciamo - nel marxismo, nel leninismo si dice che la base principale del capitalismo sono i mezzi di produzione, che è la terra. Ma i compagni dicevano di no.
E domandavamo loro perché. Perché no, sappiamo che il capitalismo pensa così e quelli che hanno trasmesso l'idea ce l'hanno lasciato per iscritto, ma noi dobbiamo capire, dobbiamo lottare per dire, no accidenti! Non permetteremo che sia così.
Quindi la terra, la madre terra, è la base fondamentale della vita degli esseri viventi, è venuto fuori questo da quelli che stavano seduti qua.
– Vediamo, compagno, compagna, dimmi.
– Sì – dice –, perché esseri umani della campagna e della città vivono la terra, e tutto quello che c'è sopra la terra, gli insetti, più quello che c'è sotto, i vermi, è la base della vita. Perché permettiamo a queste bestie di distruggere?
E poi si entra nella discussione:
– Ah, chingá! Come facciamo? Come facciamo perché stiamo dicendo che bisogna prendersi questi mezzi di produzione.
Così abbiamo detto, perché ricordate che in uno degli incontri al CIDECI, il defunto SubMarcos quando presentò la nave, è lì che dicevamo che i mezzi di produzione devono essere nostri, allora bisogna prenderli. Allora come ha detto il compas del CNI, dobbiamo capirlo che dobbiamo prenderci i mezzi di produzione.
Un'altra volta abbiamo discusso di questo. Il problema qui è chi ha le terre migliori e chi si impadronisce delle risorse della terra. E' qui che abbiamo cominciato a separare l'argomento.
– No, sono i transnazionali o i proprietari terrieri, e quindi bisogna cacciarli.
Bisogna cacciarli, ora sì, tutti noi che viviamo su questa terra, la madre terra, tutti dobbiamo prendercene cura. E ci sono altri compagni che dicono:
– Sì, perché quelli che vivono nelle città producono tonnellate di escrementi che vanno nei fiumi e li inquinano. E gli industriali distruggono la madre terra.
Ma questa è solo una piccola parte, in realtà è molto più ricca quando vediamo le cose in maniera comune. Vi sto raccontando questo perché c'è bisogno di condivisione. Non so come la farete, perché ci deve essere organizzazione, lavoro, bisogna pensarci.
Ma credo che nello spazio già concordato con i compagni, nello spazio dei compagni e delle compagne della Sexta, ognuno deve organizzarsi e lottare per ciò che deve trasmettere.
Davvero si sente se qualcuno trasmette quello che ha osservato, o quello che ha elaborato, o quello che ha convissuto col popolo. (..........) Cioè, lo stai trasmettendo a lui, a lei, e come stavamo dicendo tra noi come CNI, dobbiamo consolidare quello che era prima, che veramente raccontavano i compagni, le compagne.
Perché ancora esistono. Indubbiamente vogliono distruggere tutto, ma il capitalismo non c'è riuscito. In parte sì, ma è per il controllo che esercita.
Quindi crediamo che ci sarà altro lavoro da fare. Ma non pensate che noi abbiamo pianificato tutto questo, questa è una delle tante cose, noi non abbiamo pianificato niente, tutto è venuto fuori dai compagni e dalle compagne; questo è quanto è stato condiviso con i compagni alla fine dell'assemblea.
E questo vogliamo condividere anche qui con i media liberi, perché quando parliamo alle nostre basi, ai nostri popoli, dobbiamo appoggiarli e concordare con loro quello che uscirà dalla loro partecipazione.
Sembrava che noi dovessimo trasmettere un eredità. Ma la sola eredità che trasmettiamo è mostrare come si deve lavorare, come si deve proseguire e tutto questo, perché è l'organizzazione dell'EZLN e dell'autonomia.
Allora i compagni e le compagne dicevano, "manca qualcosa, perché che cosa facciamo, non sappiamo che cosa fare con questa cosa - riguardo all'Altra Campagna -. Ed è stato anche lì che ci hanno svegliato, perché che cosa avremmo detto dell'Altra. Allora abbiamo detto:
- Spetta a voi. Quello che vogliamo dall'Altra è che il popolo si organizzi e che un giorno comandi, cioè è quello che voi state facendo. Quindi voi dovete condividerlo con i compagni della Sexta, quelli che hanno aderito alla Sexta. Quella fu una campagna, per questo si chiama L'Altra Campagna, ma quelli che hanno aderito alla Sexta per organizzarsi, lottare ed essere anticapitalisti, devono condividerlo con gli altri compagni e compagne.
Questo è venuto fuori dalla discussione..
- Bisogna quindi fare una scuola - dicono i compas.
E nasce da qui la escuelita, chiamata così dai compagni perché è una cosa piccina, una escuelita. Allora proviamo e facciamola. Ed è stata di molto aiuto, e molti dei compagni e compagne, degli alunni ed alunne che sono venuti, ora hanno un altro modo di pensare, perché hanno visto con i propri occhi, non perché glielo hanno raccontato, non è perché hanno visto un film, ma hanno vissuto lì.
Sicuramente quei compagni alunni ed alunne che sono venuti, magari vorranno condividere.
Questo è quello che vediamo.
Molte volte quando facciamo questo tipo di condivisione, c'è qualche minuto di calma e poi cominciano a farci domande su tutto quello che abbiamo detto. Che cosa abbiamo visto?Che cosa pensiamo? Che cosa crediamo?
Allora compagni, quelli che sono stati qui come Congresso Nazionale Indigeno, e quelli che ci ascoltano, come la vedono? Che cosa immaginano? Forse i media che sono venuti ad ascoltare quello che hanno detto i compagni in chiusura avranno delle domande da fare, perché attraverso le domande riusciamo a chiarire quello che non è stato chiaro, quindi se avete delle domande da fare, fatele, e se non ne avete vuol dire che tutto è chiaro… o che non si è capito niente.

(Fine dell'intervento del Sub Moisés, seguono interventi e domande dei media liberi e de@ compas de la Sexta mondiale presenti)

(Trascrizione dell'audio originale a cura dei “Los Tercios Compas”)

Copyleft: “los tercios compas” 12 agosto 2014. E' permessa la riproduzione in vitro, la circolazione anche con carico veicolare ed il consumo smodato.

Traduzione a cura del Comitato Chiapas “Maribel” - Bergamo, che chiede scusa per la traduzione imperfetta del complesso ed affascinante linguaggio del Sub Moisés.





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giovedì 14 agosto 2014

Traduzione della Prima Parte della Conferenza Stampa dell'EZLN - SupGaleano

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Qui la traduzione in italiano della trascrizione della conferenza stampa del'EZLN - SupGaleano:







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martedì 12 agosto 2014

SECONDA DICHIARAZIONE CONDIVISIONE CNI-EZLN

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“La terra ci ha visto nascere, ci dà la vita ed in essa infine riposiamo in eterno. Per questo siamo di tutti i colori che siamo, di tutte le lingue che parlano i nostri cuori, per questo siamo popoli, siamo tribù e siamo nazione. Siamo le guardiane ed i guardiani di queste terre, di questo paese, il Messico, di questo continente e del mondo”.
(EZLN, agosto 2014)


Alla Sexta Nazionale e Internazionale.
Ai popoli del mondo che resistono facendo sbocciare ribellioni
La spoliazione di quello che siamo come popoli originari è il dolore che ci riunisce nello spirito della lotta che oggi commemoriamo nel nostro compagno David Ruíz García, deceduto condividendo il dolore dei fratelli dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale per l'assassinio del compagno Galeano e per essere uno nella nostra storia e nella nostra speranza.
La morte del compagno, che rinasce oggi collettivamente nei 28 popoli, colori e lingue riuniti nel Caracol Zapatista della Realidad, nella condivisione come popoli originari ci suscita la gioia di incontrarci, di saperci vivi come vivi sono i popoli, le lingue, la storia collettiva che si fa memoria, resistenza e conseguenza verso la nostra madre che è la terra che è anch'essa viva ed alla quale dobbiamo tutto.
La nostra lotta è diversa ed il nemico si chiama spoliazione perché è quello che vediamo, moriamo e viviamo tutti i giorni, in maniera collettiva come è il mais, come è il compagno Galeano, come è il compagno David e come sono i nostri fratelli e sorelle alle quali è stata strappata la vita in questa guerra di sterminio.
È diversa questa spoliazione che ha un solo nome, si chiama capitalismo.
Dal principio il capitalismo è cresciuto sulla SPOLIAZIONE e sullo SFRUTTAMENTO. SPOLIAZIONE e INVASIONE, sono le parole che meglio descrivono quello che chiamarono la conquista dell'America, spoliazione e furto delle nostre terre, dei nostri territori, dei nostri saperi, della nostra cultura. SPOLIAZIONE, accompagnata da guerre, massacri, prigione, morti ed ancora morti che diventano vita collettiva perché noi popoli siamo qui, e continueremo ad esserci.
Dopo la guerra di Indipendenza, la nascita della nuova nazione, la riforma liberale e la dittatura di Díaz, il Messico è nato negando i nostri popoli attraverso costituzioni e leggi che privatizzavano le nostre terre e legittimavano il saccheggio dei nostri territori. Migliaia di nostri fratelli, decine di nostri popoli sono stati sterminati con campagne militari ed il loro esilio di massa.
Nonostante un milione di indigeni e contadini morti durante la rivoluzione, le leggi agrarie varate poi, furono inspirate da Venustiano Carranza e Álvaro Obregón, gli assassini di Emiliano Zapata, col fine di proteggere i latifondi, impedire la restituzione delle terre, acque, aria e monti comunali dei popoli e trasformare la proprietà comunale in ejidal. Cioè, hanno voluto ammazzarci una ed un'altra volta, ammazzarci come popoli ed ammazzarci individualmente. E dopo tanta morte continuiamo ad essere i popoli vivi e collettivi che siamo.
La risposta alla spoliazione e allo sterminio furono la ribellione e la resistenza. Centinaia di ribellioni in Bassa California, Sonora, Chihuahua, Nayarit, Jalisco, Guanajuato, Michoacán, Querétaro, Veracruz, Stato del Messico, San Luis Potosí, Hidalgo, Morelos, Puebla, Guerrero, Oaxaca, Chiapas, Yucatan, Campeche e Quintana Roo, ed in particolare la rivoluzione zapatista; sfidarono la società colonialista, esplose tutte dopo la riforma liberale sfociarono nel movimento armato del 1910 e difesero con le armi il possesso della terra comunale fino ai tempi della riforma agraria e dell'esproprio petrolifero cardenista.
Attualmente i capitalisti neoliberali, con l'appoggio di tutti i partiti politici ed i malgoverni capeggiati dal criminale e capo paramilitare Enrique Peña Nieto, applicano le stesse politiche di spoliazione su grande scala che applicavano i liberali del diciannovesimo secolo, i carranzas o gli obregones, appoggiandosi alla militarizzazione e paramilitarizzazione, assistiti dai servizi segreti statunitensi, in quelle regioni dove le resistenze si oppongono al sopruso.
Come i governi di quei tempi, gli attuali governanti consegnano i nostri territori ed i beni che si dicono della Nazione, alle grandi imprese nazionali e straniere, perseguendo la morte di tutti i popoli del Messico e della nostra madre terra, ma la morte tra i nostri popoli rinasce nella collettività.
Ribadiamo che le nostre radici sono nella terra, e le spoliazioni di cui abbiamo riferito nella Cattedra Tata Juan Chávez Alonso nell'agosto del 2013 sono il nostro dolore e la nostra rabbia; da dove nascono la nostra determinazione e la nostra ribellione. Che sono la nostra lotta irrinunciabile e la nostra stessa vita. Sono spoliazioni ancora tanto vive come allora e che inoltre si sono moltiplicate in nuove forme ed in nuovi luoghi, che diventano lotte e resistenze nelle quali vediamo specchi che si riflettono nello specchio che siamo:
Specchio 1: Sulla costa nahua dello stato di Michoacán, l'ambizione sulle ricchezze naturali è stata motivo, dall'anno di 2009, di 31 omicidi e 5 sparizioni per mano dei Caballeros Templarios che dipendono dalla corruzione nelle strutture del malgoverno, che hanno protetto l'esproprio di terre comunali di presunti piccoli proprietari che a loro volta sono elementi del crimine organizzato della regione, il saccheggio illegale di minerali e legni preziosi per essere esportati da imprese transnazionali cinesi dai porti di Manzanillo e Lázaro Cárdenas amministrati dal malgoverno e dalla sua corruzione che ha lasciato una scia di lutti, di dolore, brutalità di fronte a cui la comunità di Ostula si è rafforzata con la crescente ribellione che gli permette di mantenere la sicurezza e fermare il saccheggio delle sue risorse. Tutto questo mentre i malgoverni non smettono di minacciare di disarticolare il diritto dell'autodifesa indigena imprigionando o ammazzando i leader comunitari, come un avviso di distruzione.
Specchio 2: Il territorio nahua e totonaco del Totonacapan, Veracruz, è distrutto dai fuochi dei gas, dagli sversamenti tossici dai condotti danneggiati che hanno devastato le fonti di acqua della regione. Tutto questo come parte del Proyecto Paleocanal de Chicontepec, ora rinominato Aceites Terciarios del Golfo dove si sfruttano 29 campi petrolieri su una superficie di 3.875 chilometri quadrati, dove si stanno sfruttando 1.500 pozzi petrolieri in 14 province della regione, uccidendo fiumi e ruscelli a causa di centinaia di sversamenti provenienti da 2.220 guasti nelle condutture che si sono verificati dal 2010 ad oggi, con la minaccia di altri 33 mila guasti da riparare, secondo le informazioni della Commissione Nazionale per gli Idrocarburi. Si sono verificate rotture per lo scoppio di dinamite e fratture idrauliche (fracking) in 1.737 pozzi in tutta la zona. In questa stessa area sono state inoltre rilasciate numerose concessioni minerarie che mettono a rischio l'integrità del territorio.
Specchio 3: Il Popolo Wixárika anche se si trova sui confini degli stati di Jalisco, Nayarit e Durango, ha un territorio continuo e la sua organizzazione autonoma è forte ed ancestrale. Oggi affronta attacchi su diversi fronti, dalle antiche invasioni agrarie per le quali è stata ordinata la restituzione delle terre alla comunità di San Sebastián Teponahuaxtlán, ma la restituzione non è avvenuta a causa dei confini non definiti tra gli stati. Il suo territorio è attraversato da strade il cui obiettivo è la sottrazione delle risorse naturali della regione, come nel caso della comunità di Santa Catarina Cuexcomatitlán, che dal 2008 sta bloccando, attraverso forti mobilitazioni, la costruzione della strada Amatitán-Bolaños-Huejuquilla ed attualmente il governo dello stato di Jalisco si rifiuta di riparare i danni causati al suo bosco, alla sua strada comunale ed i suoi luoghi sacri, malgrado la comunità abbia ottenuto sentenze giudiziarie favorevoli.
Nello stato di Durango, la Comunità Wixárika Autonoma di Bancos de San Hipólito continua la sua lunga lotta per il riconoscimento del proprio territorio ancestrale, esercitando l'autonomia come unica via per continuare ad esistere come popolo originario.
Per i nostri popoli il territorio non solo è agrario ma cerimoniale e per il popolo Wixárika il principale dei suoi luoghi sacri si trova nel deserto di Wirikuta, San Luis Potosí, che oltre ad essere minacciato da 5 imprese minerarie che possiedono più di 78 concessioni, viene saccheggiato senza alcuna autorizzazione da risorse quali antimonio, uranio, oro ed argento nelle zone di San José de Coronados e la Presa Santa Gertrudis, nei municipi di Catorce e Charcas........





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lunedì 11 agosto 2014

Primo Festival Mondiale Delle Resistenze e Delle Ribellioni

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Capitalismo “Dove Quelli in Alto Distruggono, Quelli in Basso Ricostruiscono”

Sabato, 9 agosto 2014

INVITO AL FESTIVAL DELLE RESISTENZE E DELLE RIBELLIONI

“Veniamo per condividere i nostri sentimenti e dolori che ci ha causato questo sistema neoliberale. Ma è altrettanto certo che condividiamo le valide conoscenze, esperienze di lotta, di organizzazione. Impegni e sfide di fronte ai capitalisti invasori e neoliberali che tanto danno ci hanno causato."(EZLN, agosto 2014)

Ai fratelli e sorelle della Sexta nazionale e internazionale:

Riuniti i nostri popoli nella Condivisione dei Popoli Zapatisti e del Congresso Nazionale Indigeno “David Ruíz García”, abbiamo parlato delle nostre sofferenze, delle nostre parole ed esperienze di lotta, ribellione e resistenza.

Insieme sappiamo che nelle nostre ribellioni ci sono i nostri "NO” alla politica di distruzione che fa il capitalismo in tutto il mondo. E sappiamo che nelle nostre resistenze ci sono i semi del mondo che vogliamo.

Queste ribellioni e resistenze non sono solo dei popoli originari del Messico. Sono anche nei passi dei popoli originari di tutto il continente e in tutti gli angoli del pianeta dove individu@, gruppi, collettivi e organizzazioni non solo dicono “NO” alla distruzione, ma anche stanno costruendo qualcosa di nuovo.

In questa condivisione che è stata possibile in gran misura grazie all'appoggio dei fratelli e sorelle della Sexta nazionale e internazionale, confermiamo che la nostra madre terra, che da la vita a tutto il pianeta, è in pericolo e con lei l'umanità intera; vediamo che è il capitalismo neoliberale che provoca tanto dolore, tanta distruzione e tanta morte, che ci spolia, sfrutta, disprezza e reprime.

Nella difesa della madre terra, nella lotta per l'umanità e contro il neoliberismo, non c'è una lotta piccola.

Fratelli e sorelle della Sexta nazionale e internazionale, poiché sappiamo che questo capitalismo selvaggio e di morte non è invincibile, come ci insegnano, oltre all'esperienza zapatista, le ribellioni e resistenze che fioriscono in tutto il pianeta, e che i loro dolori sono i nostri, e che le loro lotte sono le nostre, e che i loro sogni sono i nostri, vogliamo condividere con voi le parole, le esperienze, i cammini e la decisione condivisa che è possibile un mondo che contenga molti mondi. Andiamo concretando questi passi per raggiungere questo sogno, è necessario condividere tra di noi, sapere quel che pensiamo, ascoltarci per sapere come sono le nostre lotte, per conoscere le nostre ribellioni e imparare dalle nostre resistenze.

I popoli, tribù e nazioni abbiamo accordato in questa assemblea di realizzare insieme con voi il “Primo Festival Mondiale delle Resistenze e delle Ribellioni contro il Capitalismo” con lo slogan “DONDE LOS DE ARRIBA DESTRUYEN LOS DE ABAJO RECONSTRUIMOS (dove quelli in alto distruggono, quelli in basso ricostruiscono)”.

Questa gigantesca condivisione mondiale sarà nei giorni dal 22 dicembre del 2014 al 3 gennaio 2015 nei seguenti luoghi:

Inaugurazione nella comunità Ñatho di San Francisco Xochicuautla, Lerma, Estado de México, il giorno 21 dicembre 2014.

Condivisione nelle comunità di San Francisco Xochicuautla e in Amilzingo, Morelos i giorni 22 e 23 dicembre 2014.

Gran Festival Culturale nel Distrito Federal i giorni 24, 25 e 26 dicembre 2014.

Continuazione della condivisione nelle comunità di Binnizá di Juchitán, Oaxaca, e nella penisola di Yucatán, i giorni 28 e 29 dicembre del 2014.

Festa della ribellione e resistenza anticapitalista nel Caracol di Oventic i giorni 31 di dicembre e il primo gennaio 2015.

Conclusioni e chiusura, pronunciamento e dichiarazioni nel CIDECI, San Cristóbal de las Casas, Chiapas, i giorni 2 e 3 gennaio 2015.

La nostra condivisione in questo “Primo Festival Mondiale delle Resistenze e delle Ribellioni contro il Capitalismo” sarà tra i popoli zapatisti, i popoli, tribù, nazioni e quartieri del Congresso Nazionale Indigeno, i popoli originari del continente e i popoli, collettivi ed individui aderenti alla Sexta nazionale ed internazionale in tutto il mondo.

Nei prossimi giorni faremo conoscere più dettagli di questa convocazione.

I nostri popoli che siamo di mais nel condividere con voi saremo come la milpa che fiorisce, per rafforzati nelle nostre resistenze e custodire la nostra madre terra in questo nuovo cammino che vogliamo condividere.

Dalla Realidad Zapatista, Agosto 2014

Per la ricostruzione integrale dei nostri popoli

Mai più un Messico senza di noi.

CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

E gli individui, gruppi, collettivi, organizzazioni della Sexta in tutto il mondo che si uniscono a questo invito.

http://radiozapatista.org/?p=10383






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] Subcomandante Moisés: 'Sì alla Resistenza'

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Sì alla Resistenza.- Parole di chiusura della Condivisione CNI-EZLN del Subcomandante Insurgente Moisés

Da: RadioZapatista
La Realidad Chiapas. 9 agosto. “No alle privatizzazioni, sgomberi ed omicidi, sì alla resistenza”, dichiara il Subcomandante Insurgente Moisés nel suo discorso di chiusura dell' Incontro dei Popoli Zapatisti con i popoli Originari del Messico “David Ruiz García”, che si è svolto dal 4 al 9 agosto alla Realidad, Chiapas.
"Nessuno sa bene come deve essere una buona giustizia di chi ha l'odore del sudore e della povertà", assicura l'insurgente indigeno, ed aggiunge "il ricco non puzza, non sa come deve essere la legge".
"Vogliamo camminare insieme, non importa il colore, ma importa se si è sfruttati ed umiliati", dive il portavoce zapatista, ed afferma che nell'EZLN c'è una nuova generazione di giovani che non permetteranno il ritorno di personaggi come Absalon Castellanos Dominguez, alludendo all'ex governatore del Chiapas.
Da parte sua il Comandante David ha definito storico l'incontro del Congresso Nazionale Indigeno e suggerito di dargli continuità da parte delle nuove generazioni. I popoli originari del Messico membri del CNI, con un pronunciamento hanno denunciato la depredazione, la repressione e gli ingiusti arresti di cui sono stati oggetto.
All'alba di questo sabato 9 agosto sono state registrate le voci delle compagne e dei compas dei media liberi, diretti alla Realidad, Chiapas.
Rispondendo all'appello dell'EZLN, decine di compas di molte parti del mondo sono accorsi in territorio zapatista per testimoniare l'incontro tra i guardiani della terra e per riflettersi nello specchio delle comunità zapatiste in resistenza. Ulteriori informazioni nei prossimi giorni.
Per altri materiali dei media liberi al riguardo, andare ai seguenti link
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Durante la cerimonia di chiusura è stata anunciata una prossima iniziativa dal titolo: 1° Festival Mondiale delle Resistenze e Ribellioni “Dove quelli che stanno sopra distruggono, quelli che stanno in basso costruiscono”, che si svolgerà dal 22 dicembre 2014 al 3 gennaio 2015 presso comunità in Morelos, Yucatán, Oaxaca, Distrito Federal e Chiapas. http://radiozapatista.org/?p=10378





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] Subcomandante Galeano: 'Grazie, davvero'.

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La Realidad Chiapas, 10 agosto.

“Grazie, davvero, è la lezione più bella ricevuta dagli Zapatisti da quando è stata lanciata La Sexta", assicura il Subcomandante Insurgente Galeano, riferendosi all'appoggio che aderenti nazionali ed internazionali hanno dato per la ricostruzione della scuola e della clinica autonome della Realidad.

Nella conferenza stampa per media liberi, il portavoce zapatista spiega che quanto successo lo scorso 25 maggio durante l'omaggio al maestro della scuola zapatista, è che l'Esercizio Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ha cambiato interlocutore, questo poiché i media pagati sono inseriti nella logica del capitalismo di trasformare in merce la non produzione, cioè, di guadagnare più soldi non informando ma facendoli.

Durante il suo intervento il Subcomandante Galeano inoltre avverte che "non permetteremo che uno solo dei compagni muoia impunemente", e sottolinea che non si deve trascurare una morte perché poi ne accadono decine di migliaia come nel sessennio dell'ex presidente Calderón, per cui si chiede quante altre morti ci devono ancora essere nel Congresso Nazionale Indigeno perché le sue denunce siano prese in considerazione......

Pubblicato da: POZOL COLECTIVO - http://www.pozol.org/?p=9707

(Traduzione “Maribel” -Bergamo)






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I: Guerra di contro insurrezione

Inviato dal mio telefono Huawei -------- Messaggio originale -------- Da: Annamaria <maribel_1994@yahoo.it> Data: lun 8 mar 2021, 16:3...