mercoledì 16 novembre 2011
martedì 15 novembre 2011
Grazie dai detenti/e in Chiapas
Lettera di ringraziamento de@ detenut@ in Chiapas
Carcere N. 5 San Cristóbal de Las Casa, Chiapas 13 novembre 2011
Compagn@ delle organización e collettivi della Comunità Internazionale
La voz del Amate, Voces Inocentes, detenuti Solidarios de la Voz del Amate, aderenti all'Altra Campagna dell'EZLN, vi mandiamo i nostri saluti combattivi ed un abbraccio forte a tutte/i e che Dio benedica voi, le vostre famiglie e tutti i vostri cari.
Compagne/i delle organizzazioni indipendenti e collettivi della comunità internazionale, per cominciare vogliamo ringraziarvi di cuore per i vostri sforzi e la solidarietà dimostrata per la nostra causa e durante il nostro sciopero della fame messo in atto per chiedere giustizia e la nostra libertà che ci è stato rubata dal malgoverno.
Anche se non abbiamo ottenuto politicamente niente, abbiamo invece ottenuto qualcosa di molto più grande di quello che immaginavamo, perché abbiamo il grande sostegno che voi ci avete offerto per chiedere insieme a noi la giustizia e la libertà. Noi qui abbiamo una gran voglia di continuare a lottare con coraggio e forza fino al raggiungimento dei nostri obiettivi. Non importano le contrarietà e gli oltraggi, li dobbiamo superare, perché noi siamo una grande famiglia, grande come le stelle che da molto lontano mandano il loro bagliore che è la solidarietà con le nostre lotte, l'uno con l'altro.
Compagne/i, non scoraggiatevi, non arrendetevi, ma siate coraggiosi, forti e con noi. Dal Chiapas, sudest del Messico, da questa trincea della nostra resistenza continueremo a lottare e resistere fino ad ottenere quello a cui aneliamo.
Per il momento questo è tutto compagne/i. Che Dio vi accompagni sempre e vi auguriamo di riuscire in ogni vostra attività. Che Dio vi Benedica.
Dove siete, ci saremo!
Dove siamo, ci sarete!
E se saremo uniti, la vittoria sarà nostra, oggi e sempre!
Fraternamente
Fraternamente
La Voz del Amate
Solidarios de la Voz del Amate
Voces Inocentes
Solidarios de la Voz del Amate
Voces Inocentes
Red contra la Represión Chiapas
(RvsR-Chiapas)
(RvsR-Chiapas)
venerdì 11 novembre 2011
Messico, postare costa la vita
giovedì 10 novembre 2011
Messico, postare costa la vita
Quarto assassinio in due mesi ad opera del gruppo di narcotrafficanti Los Zetas. Anche questa volta la vittima è un attivista che lavorava in Rete per denunciare le loro attività criminali
Roma - Dopo i blogger uccisi all'inizio di settembre e dopo il presunto rapimento di un membro di Anonymous che ha comportato le minacce del gruppo di hacktivisti, Los Zetas tornano a colpire.
Giovedì Anonymous IberoAmerica aveva dichiarato di voler abbandonare l'operazione antinarcos OpCartel poiché il fantomatico membro rapito sarebbe stato rilasciato, accompagnato da un messaggio: "10 persone saranno assassinate per ogni nome di collaboratore di Los Zetas rivelato". La "guerra" tra i nacrotrafficanti e gli attivisti del web sembrava essersi placata e invece mercoledì 9 novembre il gruppo criminale ha compiuto un altro assassinio.
Pare si tratti di un collaboratore - e co-moderatore - di Nuevo Laredo en Vivo, lo stesso network dove lavorava Marisol Macias Castaneda, anche lei brutalmente assassinata poco più di un mese fa. Il corpo di "Rascatripas" - questo il suo nickname sul sito - è stato trovato senza vita e decapitato dietro una statua di Cristoforo Colombo a un miglio dal confine col Texas. Accanto al corpo un messaggio: "Ciao, sono Rascatripas e questo mi è accaduto perché non avevo capito che non avrei dovuto pubblicare cose sui social network". Nuevo Laredo en vivo, in un tweet di risposta all'Associated Press che chiedeva un commento, ha dichiarato che non c'è modo di confermare che "Rascatripas" sia effettivamente la persona assassinata, perché gli utenti del sito sono tutti completamente anonimi. E, nonostante il tentativo di intimidazione, i membri di Nuevo Laredo hanno votato per continuare a fornire informazioni sui criminali alle autorità.
Elsa Pili
Giovedì Anonymous IberoAmerica aveva dichiarato di voler abbandonare l'operazione antinarcos OpCartel poiché il fantomatico membro rapito sarebbe stato rilasciato, accompagnato da un messaggio: "10 persone saranno assassinate per ogni nome di collaboratore di Los Zetas rivelato". La "guerra" tra i nacrotrafficanti e gli attivisti del web sembrava essersi placata e invece mercoledì 9 novembre il gruppo criminale ha compiuto un altro assassinio.
Pare si tratti di un collaboratore - e co-moderatore - di Nuevo Laredo en Vivo, lo stesso network dove lavorava Marisol Macias Castaneda, anche lei brutalmente assassinata poco più di un mese fa. Il corpo di "Rascatripas" - questo il suo nickname sul sito - è stato trovato senza vita e decapitato dietro una statua di Cristoforo Colombo a un miglio dal confine col Texas. Accanto al corpo un messaggio: "Ciao, sono Rascatripas e questo mi è accaduto perché non avevo capito che non avrei dovuto pubblicare cose sui social network". Nuevo Laredo en vivo, in un tweet di risposta all'Associated Press che chiedeva un commento, ha dichiarato che non c'è modo di confermare che "Rascatripas" sia effettivamente la persona assassinata, perché gli utenti del sito sono tutti completamente anonimi. E, nonostante il tentativo di intimidazione, i membri di Nuevo Laredo hanno votato per continuare a fornire informazioni sui criminali alle autorità.
Elsa Pili
giovedì 10 novembre 2011
Proteste in Europa a favore dei detenuti in Chiapas
La Jornada – Mercoledì 9 Novembre 2011
Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de Las Casas, Chis., 8 novembre. Dopo un mese, questa mattina è stato tolto il presidio dei familiari dei detenuti dell'Altra Campagna, in sciopero della fame da 39 giorni. Le famiglie indigene che erano accampate davanti alla chiesa di questa città dall'8 ottobre, hanno annunciato che proseguiranno la lotta per la liberazione dei "prigionieri politici", "in altro modo", dalle proprie comunità. Questo, due giorni dopo che i detenuti in sciopero della fame hanno interrotto il digiuno, ma non la protesta - come ha dichiarato oggi il loro portavoce, Pedro López Jiménez -, né la denuncia che il governo dello stato è stato sordo alle loro richieste che ritengono giuste.
Intanto, si susseguono le manifestazioni di solidarietà internazionale. Questo lunedì, l'ambasciata messicana in Svizzera e la presidentessa del Bundesrat, la socialdemocratica Micheline Calmy-Rey, hanno ricevuto una lettera di cittadini svizzeri, nell'abito di un'iniziativa prevista dalla legge elvetica, che chiede la liberazione immediata dei "prigionieri politici" che erano in sciopero della fame. Chiedono al governo svizzero di adoperarsi affinché il governo del Messico agisca "secondo gli accordi internazionali che ha firmato, per esempio, relativi alla pratica della tortura".
Daniela Schicker, ex deputada del consiglio municipale di Zurigo, ha comunicato, a nome di questo gruppo che, inoltre chiedono che "le persone del governo messicano responsabili delle violazioni dei diritti umani e di crimini contro la popolazione siano portate davanti ad un tribunale internazionale e che si esiga a livello mondiale il risarcimento alle vittime di crimini di Stato in Messico". Ed assicurarono: "Non tollereremo più in silenzio che il governo di quel paese presenti il Messico in Svizzera, senza vergogna, come una bella regione turistica, e nello stesso tempo violi i diritti umani in maniera crudele".
Si chiede inoltre che gli affari con il Messico siano "messi in discussione" fino a che la situazione dei diritti umani non migliori. La lettera è stata accolta da deputati e funzionari federali della Svizzera, e nella sua versione in spagnolo sarebbe arrivata oggi a Los Pinos, alla Segreteria di Governo ed al palazzo di governo di Tuxtla Gutiérrez.Nel documento si dice: "Non possiamo fare affari e praticare il turismo con un governo come il messicano, e nello stesso tempo agire come se le violazioni costanti dei diritti umani e degli accordi internazionali, ed i crimini contro la popolazione, non abbiano niente a che vedere con gli affari ed il turismo col Messico".
A Parigi, i collettivi francesi hanno realizzato una seconda protesta di fronte al consolato messicano. Ed un gruppo internazionale di studiosi ha solidarizzato con i detenuti ribadendo la richiesta di "sospensione della persecuzione e coazione contro chi, in maniera pacifica e degna, come i detenuti ingiustamente imprigionati, difendono il rispetto dei loro diritti elementari come detenuti, e la necessità di rivedere i loro processi piagati da irregolarità come tortura, false prove e processi senza la dovuta difesa processuale".
Professori universitari e ricercatori di Argentina, Brasile, Stati Uniti, Messico e Spagna riconoscono la qualità umana di Alberto Patishtán, per la cui situazione si è pronunciata Amnesty International, e chiedono che sia rimandato in Chiapas (è stato trasferito in una prigione federale a Sinaloa) e rimesso in libertà. I detenuti per i quali si chiede la liberazione sono, oltre a Patishtán, Pedro López Jiménez, Rosario Díaz Méndez, José Díaz López, Alfredo López Jiménez, Alejandro Díaz Sántiz, Juan Díaz López, Andrés Núñez Hernández, Rosa López Díaz, Juan Collazo Jiménez ed Enrique Gómez Hernández.
martedì 8 novembre 2011
Fine dello sciopero della fame. La lotta continua.
La Jornada – Martedì 8 novembre 2011
Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 7 novembre. A quasi 40 giorni di sciopero della fame, e di fronte alla sistematica assenza di risposte da parte del governo del Chiapas, i detenuti hanno deciso di sospendere l'azione per il rischio in cui erano le loro vite, ed il presidio dei familiari degli indigeni ha trasferito la sua protesta alle porte della prigione di questo municipio.
Oggi, a mezzogiorno circa, decine di indigeni hanno bloccato la strasa San Cristóbal-Ocosingo, di fronte al Carcere N. 5.
Su un grande striscione che occupava la carreggiata, dietro una linea di rami di pino, si riassume la domanda chiave: "Libertà immediata per i nostri prigionieri".
Gli otto reclusi della Voz del Amate, Voces Inocentes e Solidarios de la Voz del Amate, aderenti all'Altra Campagna, hanno fatto sapere i motivi della loro nuova azione. Hanno decio ieri sera e questa mattina l'hanno resa pubblica. Ciò nonostante, il governo statale si è affrettato a diffondere la notizia lasciando intendere l'esistenza di un qualche accordo. Facciamo dire, per esempio, a Juan Collazo Jiménez, che partecipa alla protesta, che questa mattina è stato punito con la cella di isolamento, nudo, dal comandante della prigione di Motozintla, come ha denunciato suo padre, Salvador Collazo. "Adesso non sei più in sciopero", gli hanno detto.
Il motivo per cui i detenuti hanno sospeso lo sciopero sono altre: "Per le complicazioni delle nostre condizioni di salute fisica dovute ai 39 giorni di sciopero della fame per esigere giustizia, mentre il governo ha ignorato le nostre richieste e le istanze del popolo, comunichiamo che ieri 6 novembre alle ore 20:00, a causa della gravità delle nostre condizioni di salute prima che si arrivasse all'irreparabile, abbiamo sospeso lo sciopero della fame, ma non vuole dire che desisteremo dalla lotta; al contrario, lotteremo con più forza fino a vincere questo sistema".
E precisano: "Abbiamo desistito perché alcuni compagni stanno molto male ma non abbiamo sospeso lo sciopero della fame in cambio di quello che dice il governo, perché noi continueremo a lottare in vita, perché finché c'è vita ci sarà la possibilità di lottare per la giustizia e il benessere di tutti, ma non lo faremo come vorrebbe il malgoverno, continueremo invece ad esortare il governo ad intervenire al più presto per la nostra liberazione, per ridarci la libertà che ci il governo ci ha rubato".
I reclusi del Carcere N. 5 insistono anche sulla liberazione di Collazo Jiménez ed Enrique Gómez Hernández, anche loro in sciopero a El Amate.
"Esortiamo inoltre il governo federale di Felipe Calderón Hinojosa ad agire per la liberazione immediata del compagno Alberto Patishtán Gómez, prigioniero politico della Voz del Amate".
Infine, invitano le organizzazioni nazionali ed internazionali che li hanno appoggiati "a continuare a chiedere giustizia, perché la nostra lotta non è finita".
Alle ore17 il blocco è stato tolto dagli stessi indigeni, che per tutto il giorno sono stati controllati, ad una certa distanza, dai veicoli della polizia statale e municipale, che non è intervenuta.
Questa notte, al presidio ancora in corso delle famiglie nella piazza della cattedrale, si discuteva sui passi da fare di fronte all'indifferenza del governo ed al "il tentativo di divisione che ha messo in atto annunciando di voler rivedere i casi di solo otto dei detenuti in sciopero, visto che sono 11; non cita Juan Collazo, Enrique Gómez né il professor Alberto Patishtán".
Oggi è partita dal Chiapas per Guasave, Sinaloa, una commissione di familiari ed avvocati per fare visita al professore nella prigione federale, dove è in isolamento da due settimane fa, ha informato sua figlia Gabriela Patishtán Ruiz. http://www.jornada.unam.mx/2011/11/08/politica/020n1pol
lunedì 7 novembre 2011
Saranno rivisti i casi di otto detenuti dell'AltraCampagna. Sospeso lo sciopero della fame
La Jornada – Lunedì 7 novembre 2011
ELIO HENRÍQUEZ
San Cristóbal de Las Casas, Chiapas., 6 novembre. Fonti ufficiali hanno comunicato che otto detenuti del Carcere N.5 di questo municipio, domenica notte hanno sospeso lo sciopero della fame iniziato il 29 settembre scorso per chiedere la loro liberazione.
Gli otto reclusi accusati di vari reati, hanno interrotto il digiuno dopo che le autorità penitenziarie si sono impegnate a rivedere i loro casi.
Lo sciopero della fame è stato sospeso alle ore 20:00, dopo che gli otto carcerati, aderenti all'Altra Campagna, hanno firmato un documento diretto al direttore della prigione, José Manuel Alarcón.
Nello scritto i reclusi chiedono che si dia seguito alla loro richiesta di rilascio, poiché arrestati ingiustamente.
La lettera è firmata da Rosa López Díaz, Andrés Núñez Hernández, Juan Díaz López, Rosario Díaz Méndez, Alfredo López Girón, Pedro Núñez Jiménez, Alejandro Díaz Santís e José Díaz Gómez.
Secondo queste fonti, terminata la protesta, i carcerati sono stati visitati dal personale medico della prigione che ha fornito loro frutta, avena, atole ed altri liquidi affinché recuperino le energie perse durante i 36 giorni di sciopero della fame.
I detenuti stessi hanno chiesto alle autorità della prigione di avere per la colazione brodo di fegato di pollo e di granchio, richiesta che sarà valutata dai medici della prigione.
Il presidio dei familiari dei detenuti da un mese di fronte alla Cattedrale di questa città è proseguito per tutta la notte ma, secondo l'impegno verbale degli otto indigeni che erano in digiuno, potrebbe essere tolto questo lunedì pomeriggio.
Possibile ripresa delle ostilita' nelle zone zapatiste
La Jornada – Domenica 6 novembre 2011
Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 5 novembre. Nello scenario di strategia contrainsurgente, come ha dichiarato il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (Frayba), "le comunità autonome in resistenza, le cui popolazioni costituiscono le basi di appoggio civili dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, si trovano al centro di un possibile confronto e ripresa delle ostilità, come quelle che conserviamo nella memoria collettiva del Messico ferito".
Questo, in una lettera rivolta al presidente della Repubblica, Felipe Calderón Hinojosa, ed al governatore Juan Sabines Guerrero, che è stata sottoscritta in pochi giorni da più di 350 organizzazioni, collettivi, comunità e popoli del Messico e di numerosi paesi, che "condividono il significato del profondo oblio in cui l'agenda ufficiale ha collocato le richieste e denunce di centinaia di individui e situazione in Chiapas".
Il Frayba sottolinea che il documento avverte i governanti su "azioni ed omissioni che ci obbligano a denunciare la loro responsabilità nella sistematica violazione dei diritti dei popoli indigeni" nell'entità. Chiede inoltre che "i governanti di turno forniscano risposte chiare ai popoli e comunità che ogni giorno denunciano gli effetti della guerra generalizzata i cui numeri hanno un nome e rappresentano migliaia di storie di vita".
In due anni "le ostilità in Chiapas sono aumentate; le azioni dei gruppi paramilitari, in complicità con funzionari pubblici, hanno trasformato l'esproprio di terre recuperate, di proprietà delle comunità autonome, in bottino di guerra".
Di fronte alle costanti azioni governative a detrimento dei diritti della popolazione, il centro Frayba respinge "le politiche dei governi. Le più ricorrenti: omissione di fronte alle denunce e richieste di intervento; permettere la rottura del tessuto comunitario e sociale con la polarizzazione dei conflitti; generare condizioni di emergenza alimentare e sanitaria in comunità sotto assedio; gestire giuridicamente e politicamente violazioni flagranti dei diritti umani di popolazioni indigene".
Coloro che seguono le azioni di difesa e l'esercizio dei diritti "esercitate da popoli e comunità originari", hanno osservato "la guerra che, dal 1994 e con la copertura dei tre livelli di governo, viene condotta in Chiapas contro chi ha deciso di mettere in pratica gli accordi di San Andrés, firmati e negati dallo Stato messicano dal 1996". Non sono pochi gli "impegni traditi" dai partiti politici che hanno occupato posizioni di governo, il quale continua a rimandare "soluzioni pacifiche al conflitto armato interno irrisolto".
Osservano "la permanente implementazione" di strategie contrainsurgentes, che lasciano "una lunga scia di detenzioni arbitrarie, omicidi, sparizioni, massacri, sfollamenti ed esproprio di territori". Ciò deriva dal "mancato disarmo dei gruppi civili armati che operano dal 1996". Queste azioni erano raccomandate nel 'Piano della campagna Chiapas 94' della Segreteria della Difesa Nazionale"; è preoccupante che continuino "ad operare contro popoli e comunità".
Sono molteplici gli interventi chiesti al governo statale per fermare azioni che attentano ai diritti collettivi e individuali. La risposta "di tutti i livelli di governo" è stata "silenzio e omissione, acuendo l'impunità e l'ingiustizia".
Infine, la lettera lamenta che il discorso ufficiale abbia trasformato i diritti umani "in slogan pubblicitario, favorendo la simulazione"; la manipolazione mediatica "è costata cifre milionarie all'erario" ma il costo maggiore sono "vite e comunità condannate all'oblio, all'emarginazione e all'ingiustizia". http://www.jornada.unam.mx/2011/11/06/politica/015n1pol
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Inviato dal mio telefono Huawei
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Inviato dal mio telefono Huawei -------- Messaggio originale -------- Da: Annamaria <maribel_1994@yahoo.it> Data: gio 13 mag 2021, 13:...
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La Jornada – Mercoledì 11 settembre 2013 Aderenti della S exta chiedono la liberazione dell'attivista Alberto Patishtán ...