| La Jornada - Martedì 22 giugno 2010 Attacco in Chiapas; un morto e nove feriti Elio Henríquez, Corrispondente. El Pozo, Chis. Un indigeno è morto e nove sono rimasti feriti (quattro da pallottole) in un attacco perpetrato in questa comunità del municipio di San Juan Cancuc, per il fatto che uno dei due gruppi si rifiuta di pagare il servizio di erogazione dell'acqua e dell'energia elettrica. Abitanti del luogo che hanno chiesto l'anonimato, hanno raccontato che l'incidente è avvenuto questo lunedì alle nove del mattino, quando circa 200 uomini hanno tentato di sospendere l'erogazione dell'acqua e dell'elettricità a 22 famiglie, presunte basi di appoggio zapatiste, che da anni si rifiutano di pagare il servizio. Le autorità statali hanno dislocato sul posto una decina di agenti della polizia statale. |
martedì 22 giugno 2010
Chiapas: un morto e nove feriti
venerdì 18 giugno 2010
On-line il nuovo numero di Desinformemonos,rivista internazionale di controinformazione
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Campesinos della OCEZ temono un’offensiva del governo
Messico: "La militarizzazione sta aumentando rapidamente". Campesinos della OCEZ Regione Carranza temono un'offensiva del governo Fernado León | Narco News Bulletin | 17-6-2010 www.kaosenlared.net/noticia/mexico-militarizacion-va-chinga-campesinos-ocez-region-carranza-temen- L'Organizzazione Campesina Emiliano Zapata – Regione Carranza (OCEZ-RC) – è in stato di allerta per una possibile offensiva del governo federale e dello stato del Chiapas, il quale prosegue nella sua persecuzione contro l'organizzazione che si è accentuata dal 2009. La settimana scorsa, membri della OCEZ-RC si sono recati a Città del Messico per diversi motivi. In primo luogo, ringraziare il rappresentante dell'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Messico (OACNUDH), Alberto Brunori - che l'11 giugno ha concluso il suo mandato in Messico per assumere l'incarico dell'Ufficio in Guatemala - per la solidarietà dimostrata verso la OCEZ-RC davanti agli attacchi del governo dello stato del Chiapas che criminalizza la lotta dell'organizzazione; poi, per riunirsi con le organizzazioni di Città del Messico e del resto del paese per solidarizzare con le loro lotte (lo sciopero della fame dei membri del Sindacato Messicano degli Elettricisti, la lotta per la liberazione dei detenuti del Fronte dei Popoli in Difesa della Terra di Atenco, e la repressione dei minatori di Cananea, tra altre); e quindi, forse il più importante, dare visibilità al clima di tensione e persecuzione che si vive nelle comunità del municipio di Venustiano Carranza in Chiapas, dove negli ultimi mesi ci sono state detenzioni e torture nei confronti di membri della OCEZ-RC e attacchi di gruppi armati. Nell'intervista rilasciata a Narco News, Ricardo Magdaleno, membro della OCEZ-RC, ha desctitto il clima di persecuzione in cui vivono le sue comunità. Secondo la sua organizzazione, il pericolo è latente perché temono che con la presenza militare, poliziesca e di gruppi armati, si presume legati al cacicco della regione, Jesús Orantes Ruiz, "si stia preparando un altro colpo contro la OCEZ-RC". Solo il 27 aprile scorso, membri dell'organizzazione sono stati aggrediti con armi da fuoco nel podere El Desengaño, occupato dalla OCEZ-RC da dieci anni ed in attesa della sua regolarizzazione, nel municipio di Venustiano Carranza. Gli aggressori indossavano uniformi della polizia ma fortunatamente non ci sono stati feriti tra i contadini. Magdaleno esprime il timore che si ripeta un attacco simile, perché, secondo lui, "il governo vuole che ci scappi il morto nella nostra regione e vuole così giustificare la militarizzazione avviata il 30 settembre dell'anno scorso." (….) Da quando il compagno Chema è stato arrestato nel settembre del 2009 (poi liberato con altri tre compagni ad ottobre – n.d.t.) "tutti i giorni ci sono voli radenti di aerei e bombardieri militari. E da febbraio del 2010 si sono ricominciate a vedere le 'ombre nere' nelle comunità. Non sappiamo se sono pistoleri o militari, perché non fanno niente, ma stanno dentro le comunità", racconta Magdaleno. La presenza militare, così come di guardie bianche e la costante criminalizzazione da parte del governo, ha generato tra i membri della OCEZ-RC una sensazione di pericolo. "La paura è che uccidano qualche compagno dentro le comunità. Magari un massacro come ad Acteal", dice Magdaleno allarmato. Dopo l'arresto dei tre membri della OCEZ-RC tra settembre e ottobre del 2009, l'organizzazione aveva installato un accampamento nella piazza di San Cristóbal per chiedere la loro liberazione e stabilire un tavolo di dialogo con il governo dello stato. A questo tavolo si era giunti ad alcuni accordi tra i quali la liberazione dei tre detenuti e la cancellazione dei mandati di cattura contro altri membri dell'organizzazione. Nonostante la vittoria sul piano giuridico, preoccupa il clima di criminalizzazione creato dal governo del Chiapas. "Da una parte parla di dialogo per far credere alla gente che lui rispetta i diritti umani, ma in realtà mette in atto una vera politica di criminalizzazione dei movimenti sociali e dei diritti umani in Chiapas." (…) Tuttavia, la soluzione delle istanze sociali della OCEZ sembra non essere il suo peggior problema, le negoziazioni col governo dello stato "hanno cancellato i mandati di cattura, ma il governo federale ancora ci accusa di essere guerriglieri, terroristi, narcotrafficanti, trafficanti di esseri umani, bande criminali", dice Magdaleno. I tentativi di collegare l'organizzazione campesina con gruppi armati è parte di questa offensiva contro la OCEZ-RC. I presunti reati di competenza federale che li vincolerebbero con gruppi armati o con il crimine organizzato, sembrano essere in relazione con la presenza militare nella regione. (……). Tuttavia, la nuova offensiva contro la OCEZ-RC non altera i suoi metodi di lotta, "noi puntiamo al dialogo, alla soluzione delle nostre domande, ma al governo dello stato non interessa la soluzione delle nostre richieste, quello che gli interessa è distruggere la nostra organizzazione. Davanti a questo scenario prepariamo ed informiamo le nostre comunità, affinché qualunque cosa succeda facciamo sentire la nostra voce con mobilitazioni, marce, presidi. Questa è la modalità storica di lotta della OCEZ", dice sereno Ricardo Magdaleno. L'orizzonte si tinge di scuro quando la persecuzione punta dritta alla OCEZ-RC, e Magdaleno conclude, "adesso è questo il pericolo, e la militarizzazione sta aumentando rapidamente". (Traduzione "Maribel" – Bergamo) |
lunedì 14 giugno 2010
Fw: [Ezln-it] Testimonianza dalla Carovana per San Juan Copala
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Fw: [Ezln-it] Gianni Proiettis: Messico brucia, Calderón tifa
| POPOCATÉPETL La lava del Messico a cura di Gianni Proiettis Messico brucia, Calderón tifa Venerdì scorso ha confermato a oltranza le credenze dei superstiziosi sugli inizi. La prima partita del Mondiale 2010 – Messico-Sudafrica – si è aperta senza la carismatica presenza di Nelson Mandela, assente per lutto, e si è conclusa senza la pronosticata vittoria messicana, attesa come un balsamo sulle piaghe nazionali. Il presidente Calderón, sciarpetta al collo, faceva un tifo sfigato per il Tri – apocope di Tricolor, la nazionale – mentre in Messico si superava il record di esecuzioni quotidiane: 77 in un solo giorno, includendo i 19 giovani assassinati in un centro di recupero per tossicodipendenti a Chihuahua. "Mamma, riportami a casa", diceva un messaggio di José, un ventunenne eroinomane che si dissintosicava nel centro Fe y Vida, "qui ci verranno a uccidere a tutti." Una premonizione inascoltata o una facile previsione, vista la frequenza con cui si ripetono le stragi nei centri di recupero, asili per chi si vuole disintossicare e uscire dal giro, ma santuari facilmente violabili per i sicari giustizieri. "In un paese", scrive Elena Poniatowska, "che tratta la sua gente come un nemico, in cui ogni giorno si assassinano giovani e bambini, (….) in un paese senza opportunità, saccheggiato e tradito da quelli che hanno come unica patria il denaro, in un paese in cui due imprese televisive hanno il monopolio dell'informazione", la morte può diventare un reality show che beneficia il regime. E' successo con i filmati dei due omicidi di messicani commessi dalla Border Patrol statunitense in questi giorni, filmati entrambi da indiscreti cellulari. Un bambino 14enne che giocava con i suoi amici – o tirava pietre, secondo l'altra versione – è stata abbattuto da un colpo di pistola alla testa. Una reazione che neanche le regole d'ingaggio israeliane permettono e che il sindacato della Border Patrol è arrivato invece a difendere, definendo le pietre "armi letali". Il fatto che sia il bambino che l'agente si trovassero in territorio messicano non ha aiutato la difesa della Border Patrol, che è stata duramente questionata da vari organismi internazionali, Human Rights Watch per primo. L'altro caso, quello di un immigrante illegale (che in realtà viveva e lavorava a El Paso da 18 anni), torturato a morte con un taser, ha fatto ugualmente il giro del villaggio virtuale e ha permesso al governo messicano di fingersi indignato con lo scomodo vicino. Niente di meglio di una campagna nazionalista per distrarre l'attenzione dai gravi problemi del paese. Che cominciano con gli affondo mortali al mondo del lavoro – la repressione dei minatori di Cananea in sciopero, come un secolo fa; i tentativi di criminalizzare gli elettricisti dello Sme che lottano per recuperare i 44mila posti di lavoro estinti per decreto e che stanno facendo uno sciopero della fame nello Zocalo; una nuova legislazione che, adottando le direttive neoliberiste globali, è ansiosa di cancellare anche i più elementari diritti dei lavoratori – attacchi particolarmente cinici da un presidente che si era definito "dell'occupazione", passano per l'infiltrazione della delinquenza organizzata nei processi elettorali, l'imbarbarimento della "guerra al narcotraffico", le sempre più gravi e frequenti violazioni dei diritti umani, l'ingovernabilità di intere regioni, come la zona triqui di Oaxaca, dove le carovane di pace ricevono un trattamento israeliano, l'uso politico e repressivo della giustizia, come nel caso dei leader di Atenco, con sentenze di 60 e 112 anni, per aver difeso la propria gente e i loro territori ancestrali. E finiscono in svendita dei beni nazionali – come la concessione a Televisa delle linee di fibra ottica per il triple play (telefono, tv, internet) a un decimo del valore reale – o in operazioni di immagine come Iniciativa México, in cui gli affossatori della democrazia in Messico – le due principali televisioni e la maggioranza dei media – si presentano come i salvatori della patria, sponsorizzando un concorso di progettini presentati dal pubblico. Una deviazione buonista dell'incombente Rivoluzione da centenario? E' in questo Messico, in cui, per tornare a Elena Poniatowska che ne è profonda pulsadora, "gli ultimi governi hanno cancellato il futuro a milioni di messicani e propiziano l'esodo dei più disperati, i comportamenti antisociali, la corruzione, il narcotraffico e la mancanza di opportunità", che Andrés Manuel López Obrador, l'intramontabile leader di una sinistra senza partito ha presentato il suo ultimo libro: "La mafia che si è impadronita del Messico…e il 2012", data delle prossime elezioni presidenziali. Amlo, come è popolarmente conosciuto, ha viaggiato negli ultimi tre anni per quasi 2500 municipi, è entrato in contatto con il paese profondo ed è oggi l'unico uomo politico di rilievo che possa dire di conoscere in profondità la realtà nazionale. Nel suo libro racconta e dimostra come l'ex-presidente Carlos Salinas de Gortari ha saputo costruire, all'interno dell'oligarchia tradizionale, una solida e duratura rete di clientes che gli ha permesso di mantenere a tutt'oggi le redini della nazione. Quando si legge la lista degli undici politici più potenti del Messico, non si può fare a meno di notare che del number two, Diego Fernández de Cevallos, si sono perse le tracce da quattro settimane, quando è stato rapito, e non se ne è più parlato. Né letto, né sentito. A riprova che in una democrazia "televizzata" si possono lanciare campagne devianti e dimenticare l'essenziale. pubblicato il 14 giugno 2010 http://blog.ilmanifesto.it/popocate/ |
JBG Roberto Barrios denuncia invasione di terre
| La Jornada – Sabato 12 giugno 2010 La JBG denuncia l'invasione nel villaggio Choles de Tumbalá. Le basi di appoggio dell'EZLN subiscono furti e distruzione delle coltivazioni. La comunità zapatista è minacciata dal gruppo Xi' Nich. Dalla Redazione. La Giunta di Buon Governo (JBG) Nueva semilla que va a producir, della zona nord del Chiapas, ha denunciato che un gruppo di provocatori vuole impadronirsi della comunità zapatista Choles de Tumbalá, con l'appoggio dell'organizzazione Xi' Nich "ufficiale" - vecchia scissione dell'organizzazione indipendente con lo stesso nome - guidata dal leader invasore di terre Mario Landeros Cárdenas. Choles de Tumbalá, vicina alla città di Palenque, appartiene al municipio autonomo zapatista El Trabajo. La JBG accusa dei fatti Gregorio Álvaro Cruz, Miguel Álvaro Montejo, Miguel Sánchez Jiménez, Rafael Álvaro Montejo, Miguel Montejo Arcos, Francisco Montejo Torres, Miguel Méndez Montejo, Santiago López Arcos e Miguel Solís Velasco, persone "che non hanno mai inteso ragione né rispetto per le autorità e la comunità", e che si sono organizzate per sgomberare le basi di appoggio dell'EZLN. Con il sostegno di Landeros Cárdenas, il 20 maggio "improvvisamente" sono arrivate 79 persone per invadere la comunità. I giorni 21 e 22 maggio, "senza rispettare le nostre basi di appoggio, hanno effettuato misurazioni della terra e della zona urbana con l'appoggio di un topografo". Il 2 giugno hanno provocato l'incendio di 100 ettari; ora gli invasori "accusano i nostri compagni" di abbattere alberi e perfino "della morte di una signora", perché "vogliono fabbricare reati per giustificare uno sgombero o la repressione". Il 3 giugno hanno fatto irruzione nel terreno di uno zapatista, "spezzando 18 file di peperoncini su una lunghezza di 90 metri." Il 5 giugno Álvaro Cruz e Álvaro Montejo "hanno distribuito" case a gente che hanno portato da fuori. Tra queste case, c'è la sede del collettivo "delle compagne donne". Il giorno 9 "hanno distrutto la recinzione impadronendosi di 80 metri di rete di filo di ferro, tavole e 40 pali della recinzione". Lo stesso giorno, cinque basi di appoggio di Choles de Tumbalá sono state aggredite "con estrema violenza" e perseguitate con machete da Gregorio Álvaro e dal suo gruppo. I compagni "sono riusciti a nascondersi in montagna ed altri nelle proprie case per evitare di essere uccisi". Il leader invasore ha minacciato di morte gli indigeni. Un'altra sua minaccia è che "porterà la pubblica sicurezza a sgomberarci." Gli aggressori "si sentono protetti dal governo". La JBG sostiene che "voleva sistemare il conflitto con le buone" convocandoli, ma non si sono mai presentati. "Siamo stati solo presi in giro". La JBG denuncia che è "la strategia di contrainsurgencia del governo" contro i popoli "che lottano e resistono contro il piano neoliberale" che compera i leader per ingannare, confondere e manipolare la gente povera, "creando conflitti tra gli stessi diseredati della nostra società". Gli zapatisti si rivendicano quali "legittimi proprietari di questa terra che ci spetta storicamente e perché lì ci sono i corpi dei nostri antenati; l'abbiamo recuperata nel 1994 ed è stata pagata con la vita e con il sangue dei nostri compagni e la difenderemo ad ogni costo". http://www.jornada.unam.mx/2010/06/12/index.php?section=politica&article=016n1pol Comunicato completo della JBG di Roberto Barrios |
lunedì 7 giugno 2010
La Ubisort chiude la Strada per Copala
| La Jornada – Domenica 6 giugno 2010 La Ubisort chiude la strada per Copala Octavio Vélez Ascencio. Corrispondente. Oaxaca, Oax., 5 giugno. A pochi giorni dalla partenza della carovana di solidarietà "Bety Cariño e Jyri Jaakkola", il "gruppo paramilitare" Unión de Bienestar Social de la Región Triqui (Ubisort) all'alba di oggi ha bloccato la strada che conduce al municipio autonomo di San Juan Copala, denuncia Casimiro Martínez Aguilar, portavoce delle organizzazioni che vogliono realizzare il viaggio. Il "gruppo di criminali" ha bloccato la circolazione con dei massi in tre punti della strada, nelle vicinanze della comunità La Sabana. Le rocce sono state collocate con macchinario pesante affinché non possano essere rimosse "facilmente", ha segnalato. Chiede quindi "al malgoverno di Oaxaca" di ordinare al "gruppo paramilitare" di sgombrare la strada, perché gli aiuti della carovana "sono la speranza di sopravvivenza di oltre 70 famiglie, dove la maggioranza sono bambini ed anziani". In caso contrario, aggiunge, "assisteremo alla loro morte poco a poco per malattie curabili e fame". Chiede inoltre che i governi statale e federale garantiscano il libero transito. http://www.jornada.unam.mx/2010/06/06/index.php?section=politica&article=011n3pol |
Inviato dal mio telefono Huawei
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Inviato dal mio telefono Huawei -------- Messaggio originale -------- Da: Annamaria <maribel_1994@yahoo.it> Data: gio 13 mag 2021, 13:...
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La Jornada – Mercoledì 11 settembre 2013 Aderenti della S exta chiedono la liberazione dell'attivista Alberto Patishtán ...