martedì 22 giugno 2010

Chiapas: un morto e nove feriti

 
 

La Jornada - Martedì 22 giugno  2010

Attacco in Chiapas; un morto e nove feriti

Elio Henríquez, Corrispondente. El Pozo, Chis. Un indigeno è morto e nove sono rimasti feriti (quattro da pallottole) in un attacco perpetrato in questa comunità del municipio di San Juan Cancuc, per il fatto che uno dei due gruppi si rifiuta di pagare il servizio di erogazione dell'acqua e dell'energia elettrica. Abitanti del luogo che hanno chiesto l'anonimato, hanno raccontato che l'incidente  è avvenuto questo lunedì alle nove del mattino,  quando circa 200 uomini hanno tentato di sospendere l'erogazione dell'acqua e dell'elettricità a 22 famiglie, presunte basi di appoggio zapatiste, che da anni si rifiutano di pagare il servizio. Le autorità statali hanno dislocato sul posto una decina di agenti della polizia statale.



venerdì 18 giugno 2010

On-line il nuovo numero di Desinformemonos,rivista internazionale di controinformazione

 

E' on-line il nuovo numero della Rivista Internazionale di Controinformazione DESINFORMEMONOS http://www.desinformemonos.org

 

La rivista è scaricabile in formato .pdf  in sette lingue. La versione in lingua italiana è scaricabile alla pagina http://desinformemonos.org/wp-content/uploads/2010/06/des7italiano.pdf)

Alla pagina web del Comitato Chiapas "Maribel" http://chiapasbg.wordpress.com  un articolo informativo sulla rivista virtuale Desinformémonos, nel quale si spiegano le intenzioni e gli orizzonti di questo progetto di comunicazione globale.

Il contenuto dell'articolo rispetta interamente il significato del progetto, sebbene non corrisponda al titolo dello stesso.

A questo riguardo è stata inviata una nota di chiarimento a Le Monde Diplomatique che ha pubblicato l'articolo.

Nel Numero 7 di Giugno/Luglio 2010:

Los Nuestros

Raúl zibechi

Luis Villoro

Reportage

Mitzitón, Chiapas: confondere le geografie del capitale e territorializzare la speranza

Un golpe silenzioso: attaccato il movimento sociale sudafricano

San Juan Copala: "Ci stanno uccidendo poco a poco"

Atenco "Continuiamo a geminare la terra e questo significa che abbiamo vinto"

Chiapas, Quale sarà la prossima mossa del governo?

Il Tavolo 18 al Forun dei popoli in Bolivia

Storie di droga, donne e prigione in Messico

L'esercito israeliano attaca la flottiglia Free Gaza

Los Nadies

Silvia, "Non siamo nessuno, ma siamo usciti per strada"

Salim, "Vivere a Baghdad è impossibile"

Raymundo dalla Bolivia, "Dobbiamo essere ottimisti nonostante tutto"

Minerva, espulsa da Ciudad Juárez

L'Altro Bicentenario

"Vogliono privatizzare il territorio per i festeggiamenti"

Fotoreportage

Dimenticati da tutti in Vietnam

Video

Incontro Ribelle dal basso e a sinistra in Germania

Immagini in Resistenza

Roco di La Maldita Vecindad, "La Strada per l'indipendenza è fattibile e necessaria"

Penombra nel Museo della Luce Della UNAM



Campesinos della OCEZ temono un’offensiva del governo

 

Messico: "La militarizzazione sta aumentando rapidamente". Campesinos della OCEZ Regione Carranza temono un'offensiva del governo
Fernado León | Narco News Bulletin | 17-6-2010
www.kaosenlared.net/noticia/mexico-militarizacion-va-chinga-campesinos-ocez-region-carranza-temen-

L'Organizzazione Campesina Emiliano Zapata – Regione Carranza (OCEZ-RC) – è in stato di allerta per una possibile offensiva del governo federale e dello stato del Chiapas, il quale prosegue nella sua persecuzione contro l'organizzazione che si è accentuata dal 2009.

La settimana scorsa, membri della OCEZ-RC si sono recati a Città del Messico per diversi motivi. In primo luogo, ringraziare il rappresentante dell'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Messico (OACNUDH), Alberto Brunori - che l'11 giugno ha concluso il suo mandato in Messico per assumere l'incarico  dell'Ufficio in Guatemala - per la solidarietà dimostrata verso la OCEZ-RC davanti agli attacchi del governo dello stato del Chiapas che criminalizza la lotta dell'organizzazione; poi, per riunirsi con le organizzazioni di Città del Messico e del resto del paese per solidarizzare con le loro lotte (lo sciopero della fame dei membri del Sindacato Messicano degli Elettricisti, la lotta per la liberazione dei detenuti del Fronte dei Popoli in Difesa della Terra di Atenco, e la repressione dei minatori di Cananea, tra altre); e quindi, forse il più importante, dare visibilità al clima di tensione e persecuzione che si vive nelle comunità del municipio di Venustiano Carranza in Chiapas, dove negli ultimi mesi ci sono state detenzioni e torture nei confronti di membri della OCEZ-RC e attacchi di gruppi armati.

Nell'intervista rilasciata a Narco News, Ricardo Magdaleno, membro della OCEZ-RC, ha desctitto il clima di persecuzione in cui vivono le sue comunità. Secondo la sua organizzazione, il pericolo è latente perché temono che con la presenza militare, poliziesca e di gruppi armati, si presume legati al cacicco della regione, Jesús Orantes Ruiz, "si stia preparando un altro colpo contro la OCEZ-RC". Solo il 27 aprile scorso, membri dell'organizzazione sono stati aggrediti con armi da fuoco nel podere El Desengaño, occupato dalla OCEZ-RC da dieci anni ed in attesa della sua regolarizzazione, nel municipio di Venustiano Carranza. Gli aggressori indossavano uniformi della polizia ma fortunatamente non ci sono stati feriti tra i contadini. Magdaleno esprime il timore che si ripeta un attacco simile, perché, secondo lui, "il governo vuole che ci scappi il morto nella nostra regione e vuole così giustificare la militarizzazione avviata il 30 settembre dell'anno scorso." (….)

Da quando il compagno Chema è stato arrestato nel settembre del 2009 (poi liberato con altri tre compagni ad ottobre – n.d.t.) "tutti i giorni ci sono voli radenti di aerei e bombardieri militari. E da febbraio del 2010 si sono ricominciate a vedere le 'ombre nere' nelle comunità. Non sappiamo se sono pistoleri o militari, perché non fanno niente, ma stanno dentro le comunità", racconta Magdaleno. La presenza militare, così come di guardie bianche e la costante criminalizzazione da parte del governo, ha generato tra i membri della OCEZ-RC una sensazione di pericolo. "La paura è che uccidano qualche compagno dentro le comunità. Magari un massacro come ad Acteal", dice Magdaleno allarmato.

Dopo l'arresto dei tre membri della OCEZ-RC tra settembre e ottobre del 2009, l'organizzazione aveva installato un accampamento nella piazza di San Cristóbal per chiedere la loro liberazione e stabilire un tavolo di dialogo con il governo dello stato. A questo tavolo si era giunti ad alcuni accordi tra i quali la liberazione dei tre detenuti e la cancellazione dei mandati di cattura contro altri membri dell'organizzazione. Nonostante la vittoria sul piano giuridico, preoccupa il clima di criminalizzazione creato dal governo del Chiapas. "Da una parte parla di dialogo per far credere alla gente che lui rispetta i diritti umani, ma in realtà mette in atto una vera politica di criminalizzazione dei movimenti sociali e dei diritti umani in Chiapas." (…)

Tuttavia, la soluzione delle istanze sociali della OCEZ sembra non essere il suo peggior problema, le negoziazioni col governo dello stato "hanno cancellato i mandati di cattura, ma il governo federale ancora ci accusa di essere guerriglieri, terroristi, narcotrafficanti, trafficanti di esseri umani, bande criminali", dice Magdaleno. I tentativi di collegare l'organizzazione campesina con gruppi armati è parte di questa offensiva contro la OCEZ-RC. I presunti reati di competenza federale che li vincolerebbero con gruppi armati o con il crimine organizzato, sembrano essere in relazione con la presenza militare nella regione. (……).

Tuttavia, la nuova offensiva contro la OCEZ-RC non altera i suoi metodi di lotta, "noi puntiamo al dialogo, alla soluzione delle nostre domande, ma al governo dello stato non  interessa la soluzione delle nostre richieste, quello che gli interessa è distruggere la nostra organizzazione. Davanti a questo scenario prepariamo ed informiamo le nostre comunità, affinché qualunque cosa succeda facciamo sentire la nostra voce con mobilitazioni, marce, presidi. Questa è la modalità storica di lotta della OCEZ", dice sereno Ricardo Magdaleno. L'orizzonte si tinge di scuro quando la persecuzione punta dritta alla OCEZ-RC, e Magdaleno conclude, "adesso è questo il pericolo, e la militarizzazione sta aumentando rapidamente".

(Traduzione "Maribel" – Bergamo)


lunedì 14 giugno 2010

Fw: [Ezln-it] Testimonianza dalla Carovana per San Juan Copala

 

La carovana di solidarietà Bety Cariño e Jyry Jaakkola che doveva rompere l'assedio paramilitare alla comunità di San Juan Copala, portando carbone, acqua, mais e altri generi alimentari, medicinali, raccolte dalle varie organizzazioni aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e dalla società civile non è riuscita ad arrivare a destinazione.

Il Municipio Autonomo di San Juan Copala  - Oaxaca, è costituito da 10 comunità di etnia triqui, conta circa 3500 abitanti.  L'affermazione della sua autonomia risale al 2007 ed da quel momento che iniziano gli scontri armati da parte della Ubisort (Unidad para el Bienestar Social de la Región Triqui) contro il Municipio autonomo.

Le comunità del Municipio Autonomo sono organizzate nella Mult-I (Movimiento de la Unificación y Lucha Triqui – Independiente)) e ha aderito alla Otra Campaña della Sesta Dichiarazione dela Selva Lacandona.   La Ubisort è invece una formazione vincolata al Partido Revolucionario Istitucional che ha governato il Messico per 70 anni e continua a governare lo stato di Oaxaca attraverso la corruzione e una vasta rete di cacique locali. La Ubisort, che prima del 2007 era quasi scomparsa, alla affermazione della autonomia triqui, riceve armi, finanziamenti e addestramento militare da parte dell'Esercito Messicano nel quadro della strategia di contro insurrezione e di guerra di bassa intensità messa in atto dal governo messicano dopo il levantamiento del 1° gennaio 1994 e la firma degli accordi di San Andrés.

Ora, nonostante la Ubisort - PRI rappresenti non più di 500 persone, grazie alla compiacenza del governo, alla amicizia personale del suo lider Rufino Suarez con il governatore dello stato di Oaxaca Ulises Ruiz  e al sostegno dell'esercito, dal mese di novembre 2009 tiene in stato di assedio la comunità di San Juan Copala tagliando la linea elettrica e telefonica e impedendo qualsiasi tipo di scambio commerciale della comunità con le comunità vicine.

Dopo l'imboscata della Ubisort alla prima carovana che tentava di portare aiuti a San Juan Copala dove venivano barbaramente uccisi con un colpo alla nuca Betty Cariño e Jyry Jaakkola, il segretario del governo di Ulises Ruiz anziché indagare sugli autori dell'assassinio, accusava gli organizzatori della carovana come provocatori e chiedeva che si indagasse sulle intenzioni politiche degli osservatori stranieri presenti nella carovana.    Dopo qualche giorno venivano uccisi, nella loro casa, due dirigenti che avevano contribuito alla costruzione dell'autonomia triqui Timoteo Alejandro Ramirez e sua moglie Cleriberta Castro.

A fronte del permanere dell'assedio e delle aggressioni paramilitari, le autorità statali e federali hanno fatto di tutto per mantenere sotto assedio il Municipio Autonomo di San Juan Copala e impedire che si compisse la missione umanitaria della carovana dell'8 giugno.

Fino alla sera del 7 giugno le autorità statali di Oaxaca dichiaravano che non avrebbero permesso la presenza alla carovana di stranieri con un semplice permesso turistico, come se il diritto alla solidarietà non appartenesse a tutti gli uomini indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza.  A Città del Messico, la sera dello stesso giorno, i granaderos (polizia antisommossa) impedivano a un gruppo di donne triquis di manifestare il loro appoggio alla carovana umanitaria.   Sempre nei giorni precedenti apparivano su alcuni giornali di Oaxaca minacciosi editoriali che definivano la carovana di solidarietà Bety Cariño e Jyry Jaakkola come "la segunda caravana de la muerte" e parlavano degli organizzatori come narcotrafficanti e terroristi.

Dopo queste premesse che mi sembrano importanti aggiungo un racconto di come un partecipante come me ha vissuto la sua partecipazione alla carovana.

Il giorno 8 partiamo da Oaxaca alle 5 de mattino con due pullman di cui uno pieno di viveri.  Il nostro gruppo è costituito da compagni messicani e stranieri di cui 4 italiani, provenienti da San Cristobal de Las Casas , indigeni triqui che accompagnavano il Centro Diocesano di Pace e Giustizia di Oaxaca e altri aderenti alla Otra Campaña di Oaxaca.

Si arriva a Huajuapan de León dopo dove, nel parco della città convergono i pullman provenienti da tutto il Messico e soprattutto dalla capitale.  Si pensava ci fosse una assemblea ma nel parco alcuni parlamentari danno le loro interviste, ignorate dai partecipanti.  Solo uno spontaneo discorso del compagno di Betty Cariño viene seguito dalla gente ma ignorato da buona parte dei giornalisti presenti.  Si parte da Huajuapan de León circa alle 10, scortati dalla polizia.

Quando mancavano 95 Km da San Juan Copala, tutta la carovana viene fermata dalla polizia.  Arrivano notizie che, per proseguire, la polizia offre solo due possibilità per proseguire:

a)      accettare di essere accompagnati fino a San Juan Copala da membri della PRI-Unisort fino a San Juan Copala (incredibile!!)

b)      arrivare fino a Santiago Juxtalahuaca, che si trova a circa 50 Km da San Juan Copala, e lasciare lì tutti  i viveri trasportati dalla carovana.

 

Le richieste non vengono fatte direttamente alle autorità del Municipio Autonomo che presiedono la carovana, ma al presidente del gruppo parlamentare del PRD presente nella carovana..   Di fronte a una possibile intermediazione del parlamentare per umiliare il Municipio Autonomo e far fallire la carovana, scendiamo dal pullman e, insieme a molti altri partecipanti: campesinos, indigeni del municipio autonomo di San Juan Copala, compagni aderenti alla Otra Campaña di Città del Messico, organizziamo una marcia dichiarando che avremmo proseguito a piedi, costi quello che costi.  Solo dopo questa reazione la polizia permette che la carovana prosegua.

Dopo il bivio per Santiago Juxtlahuaca si entra in territorio dove è possibile la presenza dei paramilitari della Ubisort.  La presenza della polizia si fa più massiccia , si sentono a volte spari da lontano, probabilmente cohetes (fuochi di artificio) ma con una probabile  intenzione di minaccia. Le fermate della carovana sono frequenti e arrivano notizie che a San Juan Copala, franchi tiratori della Ubisort, sparano sulla comunità. 

Poco prima di la Sabana, in corrispondenza della deviazione per San Juan Copala, la carovana si ferma.    La Ubisort blocca il passaggio della carovana per il Municipio Autonomo. Il suo lider armato, dichiara alla Procuradora General de Justicia di Oaxaca e agli ufficiali di polizia che i paramilitari sono determinati a non far passare la carovana.  Le autorità federali e statali, di fronte alla palese minaccia armata, anziché arrestare il lider della Ubisort che tra l'altro è già colpito da un ordine di detenzione, mai eseguito, fa dietro front e dichiara di non  poter garantire la sicurezza del passaggio.  Risulta a questo punto evidente che la presenza della polizia, per quanto massiccia, serviva solo per dare l'opportunità ai mezzi di informazioni compiacenti di dichiarare che lo sforzo del governo per portare aiuti alla comunità di San Juan Copala era stato fatto, che il problema nelle comunità triqui è originato dal'atteggiamento del municipio  autonomo che non vuole venire a patti con la Ubisort e che il problema è essenzialmente una questione di lotte intestine interne alle popolazioni indigene.   A noi è apparso invece evidente che la presenza delle autorità e della polizia statali e federali, aveva la funzione di  proteggere i paramilitari della Ubisort  piuttosto che garantire il compimento della missione umanitaria.

 

Si torna indietro.  La tristezza e il senso di frustrazione è visibile sulla faccia di tutti i compagni.  La sensazione che la presenza dei parlamentari, la loro esigenza di apparire e approfittare per raccogliere voti tra le persone poco informate ma con sinceri sentimenti di solidarietà in occasione delle imminenti elezioni statali del 4 luglio, abbiano in qualche modo pregiudicato la buona riuscita della carovana.

Torniamo tutti a Huajuapan de Leòn.  In una conferenza stampa parlano il presidente della Liga Mexicana por la defensa de los derechos humanos e il compagno di Betty Cariño.  Quando comincia a parlare Alejandro Encina parlamentare del PRD, i presenti fanno sentire la loro voce denunciando il suo ruolo di falso mediatore gridando "Né PRI, né PAN, né PRD, la Otra Campaña contro il potere".  Parla anche Jorge Albino Ortiz del Municipio Autonomo di San Juan Copala che denuncia la capitolazione del governo di fronte alle minacce dei paramilitari e chiede l'intervento della Croce Rossa e dell'ONU per risolvere il problema umanitario che la comunità sta soffrendo.

 

All'uscita della conferenza stampa, sulla strada davanti al luogo dove si era svolta la conferenza, si forma una assemblea spontanea.  Finalmente si sentono voci di verità, "parole di sinistra e dal basso".  Finalmente si sente denunciare  il ruolo malefico e di sostanziale boicottaggio dei partiti nella carovana e si fa appello a un ruolo più forte e unitario della Otra Campaña per organizzare autonomamente una carovana di solidarietà.

Subito dopo organizziamo un corteo combattivo e informativo lungo le strade di Huajuapan de León che si chiude a mezzanotte.  Poi fino alle due del mattino del 9, i compagni della Otra Campaña di San Cristo0bal e di Città del Messico, mentre gli aderenti ai partiti partecipanti alla carovana dormono nei loro letti, scaricano le 40 tonnellate di viveri per depositarle in un magazzino del centro Diocesano di Oaxaca in attesa che la prossima carovana li consegni al Municipio Autonomo.

Gianfranco

di Ya Basta Milano


Fw: [Ezln-it] Gianni Proiettis: Messico brucia, Calderón tifa

 
 

POPOCATÉPETL

La lava del Messico

a cura di Gianni Proiettis

 

Messico brucia, Calderón tifa

 

Venerdì scorso ha confermato a oltranza le credenze dei superstiziosi sugli inizi. La prima partita del Mondiale 2010 – Messico-Sudafrica – si è aperta senza la carismatica presenza di Nelson Mandela, assente per lutto, e si è conclusa senza la pronosticata vittoria messicana, attesa come un balsamo sulle piaghe nazionali.

Il presidente Calderón, sciarpetta al collo, faceva un tifo sfigato per il Tri – apocope di Tricolor, la nazionale – mentre in Messico si superava il record di esecuzioni quotidiane: 77 in un solo giorno, includendo i 19 giovani assassinati in un centro di recupero per tossicodipendenti a Chihuahua.

"Mamma, riportami a casa", diceva un messaggio di José, un ventunenne eroinomane che si dissintosicava nel centro Fe y Vida, "qui ci verranno a uccidere a tutti."

Una premonizione inascoltata o una facile previsione, vista la frequenza con cui si ripetono le stragi nei centri di recupero, asili per chi si vuole disintossicare e uscire dal giro, ma santuari facilmente violabili per i sicari giustizieri.

"In un paese", scrive Elena Poniatowska, "che tratta la sua gente come un nemico, in cui ogni giorno si assassinano giovani e bambini, (….) in un paese senza opportunità, saccheggiato e tradito da quelli che hanno come unica patria il denaro, in un paese in cui due imprese televisive hanno il monopolio dell'informazione", la morte può diventare un reality show che beneficia il regime.

E' successo con i filmati dei due omicidi di messicani commessi dalla Border Patrol statunitense in questi giorni, filmati entrambi da indiscreti cellulari.

Un bambino 14enne che giocava con i suoi amici – o tirava pietre, secondo l'altra versione – è stata abbattuto da un colpo di pistola alla testa. Una reazione che neanche le regole d'ingaggio israeliane permettono e che il sindacato della Border Patrol è arrivato invece a difendere, definendo le pietre "armi letali". Il fatto che sia il bambino che l'agente si trovassero in territorio messicano non ha aiutato la difesa della Border Patrol, che è stata duramente questionata da vari organismi internazionali, Human Rights Watch per primo.

L'altro caso, quello di un immigrante illegale (che in realtà viveva e lavorava a El Paso da 18 anni), torturato a morte con un taser, ha fatto ugualmente il giro del villaggio virtuale e ha permesso al governo messicano di fingersi indignato con lo scomodo vicino. Niente di meglio di una campagna nazionalista per distrarre l'attenzione dai gravi problemi del paese.

Che cominciano con gli affondo mortali al mondo del lavoro – la repressione dei minatori di Cananea in sciopero, come un secolo fa; i tentativi di criminalizzare gli elettricisti dello Sme che lottano per recuperare i 44mila posti di lavoro estinti per decreto e che stanno facendo uno sciopero della fame nello Zocalo; una nuova legislazione che, adottando le direttive neoliberiste globali, è ansiosa di cancellare anche i più elementari diritti dei lavoratori – attacchi particolarmente cinici da un presidente che si era definito "dell'occupazione", passano per l'infiltrazione della delinquenza organizzata nei processi elettorali, l'imbarbarimento della "guerra al narcotraffico", le sempre più gravi e frequenti violazioni dei diritti umani, l'ingovernabilità di intere regioni, come la zona triqui di Oaxaca, dove le carovane di pace ricevono un trattamento israeliano, l'uso politico e repressivo della giustizia, come nel caso dei leader di Atenco, con sentenze di 60 e 112 anni, per aver difeso la propria gente e i loro territori ancestrali.

E finiscono in svendita dei beni nazionali – come la concessione a Televisa delle linee di fibra ottica per il triple play (telefono, tv, internet) a un decimo del valore reale – o in operazioni di immagine come Iniciativa México, in cui gli affossatori della democrazia in Messico – le due principali televisioni e la maggioranza dei media – si presentano come i salvatori della patria, sponsorizzando un concorso di progettini presentati dal pubblico. Una deviazione buonista dell'incombente Rivoluzione da centenario?

E' in questo Messico, in cui, per tornare a Elena Poniatowska che ne è profonda pulsadora, "gli ultimi governi hanno cancellato il futuro a milioni di messicani e propiziano l'esodo dei più disperati, i comportamenti antisociali, la corruzione, il narcotraffico e la mancanza di opportunità", che Andrés Manuel López Obrador, l'intramontabile leader di una sinistra senza partito ha presentato il suo ultimo libro: "La mafia che si è impadronita del Messico…e il 2012", data delle prossime elezioni presidenziali.

Amlo, come è popolarmente conosciuto, ha viaggiato negli ultimi tre anni per quasi 2500 municipi, è entrato in contatto con il paese profondo ed è oggi l'unico uomo politico di rilievo che possa dire di conoscere in profondità la realtà nazionale.

Nel suo libro racconta e dimostra come l'ex-presidente Carlos Salinas de Gortari ha saputo costruire, all'interno dell'oligarchia tradizionale, una solida e duratura rete di clientes che gli ha permesso di mantenere a tutt'oggi le redini della nazione. Quando si legge la lista degli undici politici più potenti del Messico, non si può fare a meno di notare che del number two, Diego Fernández de Cevallos, si sono perse le tracce da quattro settimane, quando è stato rapito, e non se ne è più parlato. Né letto, né sentito. A riprova che in una democrazia "televizzata" si possono lanciare campagne devianti e dimenticare l'essenziale.

 

pubblicato il 14 giugno 2010 http://blog.ilmanifesto.it/popocate/

 


JBG Roberto Barrios denuncia invasione di terre

 
 

La Jornada – Sabato 12 giugno 2010

La JBG denuncia l'invasione nel villaggio Choles de Tumbalá. Le basi di appoggio dell'EZLN subiscono furti e distruzione delle coltivazioni. La comunità zapatista è minacciata dal gruppo Xi' Nich.

 

Dalla Redazione.

La Giunta di Buon Governo (JBG) Nueva semilla que va a producir, della zona nord del Chiapas, ha denunciato che un gruppo di provocatori vuole impadronirsi della comunità zapatista Choles de Tumbalá, con l'appoggio dell'organizzazione Xi' Nich "ufficiale" - vecchia scissione dell'organizzazione indipendente con lo stesso nome - guidata dal leader invasore di terre Mario Landeros Cárdenas.

 

Choles de Tumbalá, vicina alla città di Palenque, appartiene al municipio autonomo zapatista El Trabajo. La JBG accusa dei fatti Gregorio Álvaro Cruz, Miguel Álvaro Montejo, Miguel Sánchez Jiménez, Rafael Álvaro Montejo, Miguel Montejo Arcos, Francisco Montejo Torres, Miguel Méndez Montejo, Santiago López Arcos e Miguel Solís Velasco, persone "che non hanno mai inteso ragione né rispetto per le autorità e la comunità", e che si sono organizzate per sgomberare le basi di appoggio dell'EZLN. 

 

Con il sostegno di Landeros Cárdenas, il 20 maggio "improvvisamente" sono arrivate 79 persone per invadere la comunità. I giorni 21 e 22 maggio, "senza rispettare le nostre basi di appoggio, hanno effettuato misurazioni della terra e della zona urbana con l'appoggio di un topografo".

 

Il 2 giugno hanno provocato l'incendio di 100 ettari; ora gli invasori "accusano i nostri compagni" di abbattere alberi e perfino "della morte di una signora", perché "vogliono fabbricare reati per giustificare uno sgombero o la repressione". Il 3 giugno hanno fatto irruzione nel terreno di uno zapatista, "spezzando 18 file di peperoncini su una lunghezza di 90 metri." 

 

Il 5 giugno Álvaro Cruz e Álvaro Montejo "hanno distribuito" case a gente che hanno portato da fuori. Tra queste case, c'è la sede del collettivo "delle compagne donne". Il giorno 9 "hanno distrutto la recinzione impadronendosi di 80 metri di rete di filo di ferro, tavole e 40 pali della recinzione". Lo stesso giorno, cinque basi di appoggio di Choles de Tumbalá sono state aggredite "con estrema violenza" e perseguitate con machete da Gregorio Álvaro e dal suo gruppo.

 

I compagni "sono riusciti a nascondersi in montagna ed altri nelle proprie case per evitare di essere uccisi". Il leader invasore ha minacciato di morte gli indigeni. Un'altra sua minaccia è che "porterà la pubblica sicurezza a sgomberarci." 

 

Gli aggressori "si sentono protetti dal governo". La JBG sostiene che "voleva sistemare il conflitto con le buone" convocandoli, ma non si sono mai presentati. "Siamo stati solo presi in giro".

 

La JBG denuncia che è "la strategia di contrainsurgencia del governo" contro i popoli "che lottano e resistono contro il piano neoliberale" che compera i leader per ingannare, confondere e manipolare la gente povera, "creando conflitti tra gli stessi diseredati della nostra società". Gli zapatisti si rivendicano quali "legittimi proprietari di questa terra che ci spetta storicamente e perché lì ci sono i corpi dei nostri antenati; l'abbiamo recuperata nel 1994 ed è stata pagata con la vita e con il sangue dei nostri compagni e la difenderemo ad ogni costo". http://www.jornada.unam.mx/2010/06/12/index.php?section=politica&article=016n1pol

 

Comunicato completo della JBG di Roberto Barrios

 

(Traduzione "Maribel" - Bergamo)


lunedì 7 giugno 2010

La Ubisort chiude la Strada per Copala

 
 

La Jornada – Domenica 6 giugno 2010

 

La Ubisort chiude la strada per Copala

Octavio Vélez Ascencio. Corrispondente. Oaxaca, Oax., 5 giugno. A pochi giorni dalla partenza della carovana di solidarietà "Bety Cariño e Jyri Jaakkola", il "gruppo paramilitare" Unión de Bienestar Social de la Región Triqui (Ubisort) all'alba di oggi ha bloccato la strada che conduce al municipio autonomo di San Juan Copala, denuncia Casimiro Martínez Aguilar, portavoce delle organizzazioni che vogliono realizzare il viaggio.

Il "gruppo di criminali" ha bloccato la circolazione con dei massi in tre punti della strada, nelle vicinanze della comunità La Sabana. Le rocce sono state collocate con macchinario pesante affinché non possano essere rimosse "facilmente", ha segnalato.

Chiede quindi "al malgoverno di Oaxaca" di ordinare al "gruppo paramilitare" di sgombrare la strada, perché gli aiuti della carovana "sono la speranza di sopravvivenza di oltre 70 famiglie, dove la maggioranza sono bambini ed anziani".

In caso contrario, aggiunge, "assisteremo alla loro morte poco a poco per malattie curabili e fame".

Chiede inoltre che i governi statale e federale garantiscano il libero transito. http://www.jornada.unam.mx/2010/06/06/index.php?section=politica&article=011n3pol

(Traduzione "Maribel" - Bergamo)

Inviato dal mio telefono Huawei