mercoledì 23 gennaio 2013

Sup Marcos: LORO E NOI - SECONDA PARTE

 

Gennaio 2013
Parla il venditore:
Si chiama "globalizzazione neoliberale versione 6.6.6., ma preferiamo chiamarla "la selvaggia" o "la bestia". Sì, un appellativo aggressivo, d'impulso, molto grrr. Sì, l'ho imparato al corso di sviluppo personale "Come vendere un incubo" … ma torniamo alla macchina. Il suo funzionamento è molto semplice. È autosufficiente (o "sostenibile", come poi si dice). Produce guadagni esorbitanti… Che cosa? Investire parte di quei guadagni per ridurre la fame, la disoccupazione, la mancanza d'istruzione? Ma se sono esattamente queste carenze a far funzionare questa meraviglia! Che ne dice, eh? Una macchina che produce contemporaneamente il combustibile di cui necessita per funzionare: la miseria e la disoccupazione.
Certo, produce anche merci, ma non solo. Guardi: supponiamo di produrre qualcosa di completamente inutile, di cui nessuno ne ha bisogno, senza mercato. Bene, questa meraviglia non solo produce l'inutile, ma crea anche il mercato dove questa inutilità si trasforma in un genere di prima necessità.
Le crisi? Certo, prema questo pulsante qui… no, quello no, quello è di "espulsione" l'altro… sì. Bene, prema questo tasto e tatan!, ecco la crisi che serve, completa, coi suoi milioni di disoccupati, i suoi carri armati antisommossa, le sue speculazioni finanziarie, le sue siccità, la sua fame nera, la sua deforestazione, le sue guerre, le sue religioni apocalittiche, i suoi salvatori supremi, le sue prigioni e cimiteri (non per i salvatori supremi), i suoi paradisi fiscali, i suoi programmi assistenziali con sigla musicale e coreografia incluse… certo, un po' di carità sarà sempre ben vista.
Ma non è tutto, mi permetta di mostrarle questo demo. Quando lo imposta su "distruzione/spopolamento-ricostruzione/riordino" fa miracoli. Guardi questo esempio: vede questi boschi? No, non si preoccupi per quegli indigeni… sì, sono del popolo Mapuche, ma potrebbero essere yaquis, mayos, nahuas, purépechas, maya, guaranì, aymarás, quechúas. Bene, prema il tasto "play" e vedrà che i boschi spariscono (anche gli indigeni, ma non sono importanti), ora guardi come tutto si trasforma in una landa, aspetti... lì arrivano le macchine, e voilá!: ecco il campo da golf che aveva sempre sognato, col suo residence esclusivo e con tutti i servizi. Ah, meraviglioso no?
E' accompagnato da un software di ultimissima versione. Faccia click qui, dove dice "filtro", e nella sua tv, radio, giornali, riviste, feisbuc, tuiter, yutub, appariranno solo complimenti e lodi per lei e per i suoi. Sì, elimina ogni commento, scritto, immagine, rumore, tutta la cattiva energia che le viene da quei plebei anonimi, sporchi, brutti e cattivi… e volgari, sì.
Ha il cambio a leva (anche se può passare al pilota automatico con un solo click); eliporto; un biglietto aereo no, perché poi non esiste posto dove fuggire, però sì, un posto sarebbe sulla navetta spaziale più prossima alla partenza; ha anche il suo "mall" super-iper-mega esclusivo; campo da golf; bar; yacht club; un diploma di Harvard già incorniciato; casa di villeggiatura; pista di ghiaccio… sì, lo so, che cosa faremmo senza la sinistra moderna e le sue trovate? Ah, e con questa meraviglia lei potrà stare in "tempo reale" e simultaneamente in qualunque parte del pianeta, è come se avesse il proprio ed esclusivo bancomat globale.
Mmh… sì, include una bolla papale per assicurarsi un posto V.I.P in cielo. Sì, lo so, ma sull'immortalità ci stiamo lavorando. Nel frattempo, possiamo installare come accessorio (costo a parte, chiaro, ma sono sicuro che questo non è un problema per qualcuno come lei): una stanza antipanico! Sì, perché poi a quei vandali vengono delle pretese come quella che "la terra è di chi la lavora". Oh, ma non c'è da preoccuparsi. Per questo abbiamo governanti, partiti politici, nuove religioni, "reality show". Ma, è solo una supposizione, e se per caso fallissero? Ovviamente, in questioni di sicurezza nessuna spesa è onerosa. Certo, lasci che prenda nota: "includere Stanza Antipanico".
Comprende inoltre uno studio TV, uno radiofonico ed un tavolo di redazione. No, non mi fraintenda. Non sono per guardare la televisione, né ascoltare la radio, né leggere giornali e riviste, quello è per porci. Sono per produrre l'informazione e il divertimento di quelli che fanno funzionare la macchina. Non è geniale?
Cosa? Oh… bene… sì… mi temo che questo piccolo problema non sia stato risolto dai nostri specialisti. Sì, se la materia prima, voglio dire, se la moltitudine plebea si ribella non c'è niente da fare. Sì, forse anche la "stanza antipanico" sarebbe inutile in quella situazione. Ma non bisogna essere pessimisti, pensi che quel giorno… o notte… è molto lontano. Sì, l'ottimismo "new age" l'ho imparato sempre nel corso di sviluppo personale. Eh? Come? Sono licenziato?

(continua…)
Da qualche posto, in qualunque parte dei mondi.
SupMarcos
Pianeta Terra
Gennaio 2013
::::::::::::::::::::::::::
Ascolta e guarda il video che accompagna questo testo: link


martedì 22 gennaio 2013

Gustavo Esteva: Colpi alla cieca


La frattura tra le classi politiche si allarga continuamente, sia nei confronti della gente che della realtà, ciò che approfondisce il vuoto attorno a loro. Anche se questa mancanza di sostegno sociale e politico rende inevitabile la loro caduta, rappresenta anche un pericolo: stanno cadendo su di noi e devono far ricorso alla forza.
Il discorso quotidiano di queste classi politiche e dei loro intellettuali organici o inorganici, moltiplicato dai media, acquista crescente irrilevanza. Si tratta della proverbiale aspirina contro il cancro, di bambini che fischiano nel buio… Non funziona nemmeno a nascondere il sole con un dito, per simulare… Ma crea una nebbiolina di confusione che aggrava la confusione imperante. Abbiamo bisogno, prima o poi, di ritrovare la prospettiva.
La prima globalizzazione contemporanea, quella dell'espansione commerciale alla fine dell'Ottocento e all'inizio del Novecento, ha provocato un collasso del sistema che ha attraversato tre fasi sovrapposte: la Prima Guerra Mondiale, la Grande Depressione del 1929, la Seconda Guerra Mondiale. Solo nel 1945, dopo 100 milioni di morti e una immesa distruzione, l'economia ha mostrato segnali reali di ripresa.
La seconda globalizzazione, l'attuale, è entrata in crisi da tempo, un tipo di collasso che Wallerstein giudica terminale. Senza voler essere apocalittici, si può sostenere che le conseguenze saranno molto peggiori di quella della prima globalizzazione. Ha già prodotto, questo collasso, una distruzione naturale e sociale senza precedenti e mette a rischio la stessa sopravvivenza del pianeta e della specie umana.
Tradurre tutto questo in termini messicani dà i brividi. Tutte le cifre sono impressionanti: quella dei migranti, la più grande migrazione della storia del paese; quelle dei morti, scomparsi, sequestrati, sfollati, o quelle dei poveri, affamati, disoccupati… Non c'è rifugio. La distruzione ambientale, la minaccia al mais (da parte delle sementi transgeniche, ndt), la vendita di gran parte del territorio, la Walmartiizzazione del paese (allusione alla catena Wal-Mart e alla sua invasione del Messico, fino alla soglia di siti archeologici importanti come Teotihuacan: vedi http://www.democraziakmzero.org/2013/01/12/un-supermercato-a-teotihuacan/ , ndt)…
Lassù in alto… sulla luna, con una visione miope dei propri interessi, c'è chi chiacchiera di riforme strutturali, alleanze e populismi che solo aggravano la crisi … mentre altri giocare la scommessa vaga e lontana della lotteria elettorale. Aggrappate a istituzioni e dispositivi in agonia, le classi politiche non riescono a vedere chiaramente il presente, la drammatica realtà in cui viviamo, tranne quando si tratta di controllare la gente. Con il bastone e la carota cercheranno di vincere ogni resistenza al saccheggio che si cerca di mettere in pratica, utilizzando vecchi padroni del clientelismo, l'introduzione di nuove forme di cooptazione e repressione e trasformando la guerra civile in meccanismo di controllo.
Nell'esaminare le prospettive e nell'irrobustire le condizioni della resistenza, dobbiamo considerare i cambiamenti nel modello di dominio. Dal punto di vista economico, il neoliberismo si fa statalista, vale a dire che si impossessa degli apparati pubblici per organizzare il saccheggio e lo sfruttamento e rimediare agli eccessi e alle assurdità del mercato, cui era stata affidata il governo degli affari sociali. Dal punto di vista politico, l'amministrazione pubblica non solo usa il monopolio della violenza legittima che il patto sociale stato-nazione le attribuisce. Ora i poteri costituiti diventano gli imprenditori di violenza, gli organizzatori e i promotori: sono quelli che mettono in moto la violenza per stabilire il loro comando nella palude in cui affondiamo sempre di più, dove non è più possibile tracciare una linea che separi nettamente il mondo delle istituzioni del mondo criminale.
Una crisi, diceva Gramsci, consiste precisamente nel fatto che il vecchio deve ancora morire e il nuovo deve ancora nascere. A noi tocca organizzare ambedue le cose, dar loro realtà..
Il regime politico ed economico dominante non morirà di morte naturale, sopraffatto dalle famose contraddizioni strutturali. Può tentare anche, il sistema, come a quanto pare sta facendo, forme ancora peggiori di espropriazione e di autoritarismo. L'unico modo per finirla veramente ed evitare l'autoriproduzione che il sistema sta organizzando è fermarlo, smantellarlo. Né tanto meno sarà naturale la nascita del nuovo regime: si fa controcorrente, lottando in primo luogo contro la mentalità dominante che permea i cuori e le teste.
Il 21 dicembre abbiamo avuto l'opportunità di ricordare a noi stessi la via per fare tutto questo (allusione all'apparizione di 40 mila indigeni zapatisti in cinque città del Chiapas, ndt). Un ordine organico autonomo riafferma la sua presenza pubblica e mostra la realtà e praticabilità di un altro modo di fare politica. Smantellare il regime dominante comincia con il rendere inutili le funzioni dei suoi apparati, minando la sua esistenza dalla base. Resistere significa non solo opporsi, dire di no a politiche e azioni pubbliche e private, affrontare con coloro che cercano di aumentare e arricchire il saccheggio. Resistere implica creare un'altra opzione, dare realtà ai sogni. Di questo si tratta oggi.
da La Jornada di Città del Messico di lunedì 21 gennaio 2013
Gustavo Esteva è l'autore di "L'insurrezione in corso". La recensioen di DKm0 è a questo indirizzo


Messico - Marcos rivolge il dito medio ad una provocazione mediatica del governo

Con un dito medio gli zapatisti rispondono ad una provocazione mediatica del governo, attraverso un nuovo comunicato grafico firmato dal Sub Comandante Marcos.
In questi giorni è partito un programma assistenziale del governo, chiamato "Crociata nazionale contro la fame", destinato a fasce sociali deboli del paese attraverso l'elargizione di derrate alimentari. Il presidente della repubblica, ha iniziatlo la campagna in Chiapas, nel municipio di Las Margaritas, una delle città occupate dagli zapatisti il primo gennaio 1994, nella quale perse la vita il Sub Comandante Pedro, secondo dirigente militare dell'EZLN; ed occupata nuovamente, ma pacificamente, il 21 dicembre 2012 da circa 7 mila indigeni ribelli, mentre altre migliaia marciavano su altre 3 città dello stato del Chiapas.
Tante voci autorevoli, in Messico, si erano espresse nelle scorse settimane rispetto a questa nuova campagna assistenzialista del governo, che come tutte quelle che l'hanno preceduta non va minimamente ad attaccare le cause della povertà e la disuguaglianza sociale nel paese. In molti parlavano della necessità di affrontare questi problemi mettendo al centro la sovranità alimentare, piuttosto che la fame, in un paese agricolo che a seguito dei trattati di libero commercio degli anni '90 ha visto la migrazone di un terzo della popolazione agricola. Ma è chiaro che il governo risponde ad altri interessi, ed invece di sostenere la produzione locale sta promuovendo lo smantellamento della proprietà collettiva delle terre e grandi progetti di monocoltivaizoni come quelle di mais e soia ogm nelle regioni sotto il controllo di cartelli dei narcos nel nord del paese. Questi programmi assistenziali, oltre a non intaccare le cause della povertà in Messico, sono uno dei tanti strumenti per drenare denaro pubblico alle grandi imprese, infatti nelle dispense alimentari offerte ai poveri non sono presenti alimenti dei piccoli produttori locali di ogni regione, ma ovunque si distribuiscono prodotti, per niente genuini, delle grandi imprese transnazionali del settore.
Le comunità zapatiste non accettano nessun programma dal governo, ma con le loro sole risorse e con il lavoro collettivo affrontano la situazione di emerginazione e costruiscono il loro futuro. Spesso le autorità statali utilizzano questi soldi o altri beni come strumenti per tentare di comprare famiglie o dividere le comunità. La strategia di negare programmi assistenziali è spesso usata nei confronti di comunità non zapatiste che si stanno opponendo a espropriazioni o altri progetti indesiderati sulle loro terre. Gli zapatisti, come ha visto chi li ha visitati, e come hanno ribadito loro stessi nel comunicato del 30 dicembre scorso, dopo aver occupato le terre dei latifondisti nel 94 hanno abbattuto il problema della fame e la denutrizione, che prima di allora era la principale causa dell'alta mortalità infantile. Allora scrissero: "In questi anni ci siamo rafforzati ed abbiamo migliorato significativamente le nostre condizioni di vita. Il nostro livello di vita è superiore a quello delle comunità indigene vicine ai governi di turno, che ricevono le loro elemosine e le spendono in alcool ed articoli inutili. [...] Nei nostri villaggi, la terra che prima era per far ingrassare gli animali d'allevamento dei latifondisti, adesso è per il mais, i fagioli e le verdure che illuminano le nostre tavole".
Quindi, di fronte alla provocazione mediatica del presidente messicano, di iniziare la campagna contro la fame a Las margaritas, municipio circondato da uno dei territori con la più alta presenza di zapatisti, la regione del caracol della Realidad, scrivono in questo messaggio che non hanno parole per rispondergli, e lo fanno con un disegno, accompagnato anche questa volta da un video musicale.
Ancora continua la presa di parola degli zapatisti che si rivolgono ai politici e governi del Messico. Come hanno scritto a inizio gennaio, questo continuerà per pochi altri comunicati, dopo dei quali la loro parola tornerà a rivolgersi a chi come loro lottano per costruire alternative reali al capitalismo e per la democrazia.

Messico - Messaggio di Marcos: "Loro e noi. I.- Le (non) ragioni di sopra"

Loro e noi. I.- Le (non) ragioni di sopra.

Gennaio 2013

Parlano quelli che stanno sopra:

"Siamo noi che comandiamo. Siamo più potenti anche se siamo di meno. Non c'importa quello che dici-senti-pensi-fai, basta che stai muto, sordo, immobile. 

Possiamo imporre al governo gente mediamente intelligente (anche se è molto difficile trovarne nella classe politica), ma scegliamo uno che neanche riesce a far finta di sapere che cosa va a fare.

Perché? Perché possiamo farlo.

Possiamo usare l'apparato di polizia e militare per perseguire ed imprigionare veri delinquenti, ma questi criminali sono la nostra parte vitale. Invece scegliamo di perseguire te, picchiarti, catturarti, torturarti, imprigionarti, assassinarti.

Perché? Perché possiamo farlo.

Innocente o colpevole? ¿E chi se ne importa se sei uno o l'altro? La giustizia è solo una prostituta in più sul nostro libro paga e, credici, non è la più costosa. 

Ed anche se fai alla lettera quello che imponiamo, anche se non fai niente, anche se innocente, ti schiacceremo.

E se insisti a chiedere perché lo facciamo, ti rispondiamo: perché possiamo farlo.

Questo è avere il Potere. Si parla molto di soldi, ricchezze, e di queste cose. Ma credici, quello che eccita è questa sensazione di poter decidere sulla vita, la libertà ed i beni di chiunque. No, il potere non è il denaro, è quello che puoi avere grazie ad esso. Il Potere non è solo esercitarlo impunemente, ma anche e soprattutto, farlo irrazionalmente. Perché avere il Potere è fare e disfare senz'altra ragione che il possesso del Potere.

E non importa chi compaia davanti, per occultarci. Destra e sinistra sono solo indicazioni per far parcheggiare l'autista. La macchina funziona da sola. Non dobbiamo nemmeno ordinare che si punisca l'insolenza di sfidarci. Governi grandi, medi e piccoli, di tutto lo spettro politico, oltre ad intellettuali, artisti, giornalisti, politici, gerarchi religiosi, si contendono il privilegio di compiacerci.

Quindi fottiti, marcisci, crepa, disilluditi, arrenditi. 

Per il resto del mondo non esisti, non sei nessuno. 

Sì, abbiamo seminato l'odio, il cinismo, il rancore, la disperazione, il menefreghismo teorico e pratico, il conformismo del male minore, la paura fatta rassegnazione. 

Tuttavia, temiamo che questo si trasformi in rabbia organizzata, ribelle, senza prezzo.

Perché il caos che imponiamo lo controlliamo, lo gestiamo, lo dosiamo, lo alimentiamo. Le nostre forze dell'ordine sono le nostre forze per imporre il nostro caos.

Ma il kaos che viene dal basso …

Ah, quello… non capiamo nemmeno cosa dicono, chi sono, quanto costano.

E poi sono così volgari da non mendicare, sperare, chiedere, supplicare, ma esercitare la loro libertà. Mai vista una tale oscenità! 

Questo è il vero pericolo. Gente che guarda da un'altra parte, che esce dagli schemi, o li rompe, o li ignora.

Sai cosa ci ha dato buoni risultati? Il mito dell'unità ad ogni costo. Intendersi solo col capo, dirigente, leader, caudillo, o come lo si voglia chiamare. Controllare, gestire, contenere, comprare qualcun@ è più facile che comprarne molti. Sì, e più a buon mercato. Le ribellioni individuali. Sono tanto commoventemente inutili.

Quello che invece è un pericolo, un vero caos, è quando qualcuno si mette in collettivo, gruppo, banda, razza, organizzazione, e impara a dire no e a dire sì, e che si mettano poi d'accordo tra loro. Perché questo non punta a chi comandiamo. Eh sì… uff… questo sì è una calamità, immagina che ognuno costruisca il proprio destino, e decida che cosa essere e fare. Sarebbe come rivelare che noi siamo prescindibili, che siamo d'avanzo, che disturbiamo, che non siamo necessari, che dobbiamo essere imprigionati, che dobbiamo sparire.

Sì, un incubo. Vero, ma ora per noi. Ti immagini di che cattivo gusto sarebbe questo mondo? Pieno di indios, di neri, di caffè, di gialli, di rossi, di rasta, di tatuaggi, di piercing, di estoperoles, di punk, di darket@s, di chol@s, di skater@s, di quella bandiera con la A così senza nazione da essere comprata, di giovani, di donne, di put@s, di bimb@, di vecchi, di chicanos, di autisti, di contadini, di operai, di nacos, di proletari, di poveri, di anonimi, di… di altr@. Senza uno spazio privilegiato per noi, "the beautiful people"… la gente per bene che si capisce…. perché si vede da lontano che tu non hai studiato ad Harvard.

Sì, quel giorno per noi sarebbe notte… Sì, tutto esploderebbe. Che che cosa faremmo? 

Mmh… non ci avevamo pensato. Pensiamo, pianifichiamo e realizziamo cosa fare per impedire che accada, ma…… no, non c'avevamo pensato.

Bene, nel caso, dunque… mmh… non so… forse cercheremmo i colpevoli e poi, non so, penseremmo a un piano B. Indubbiamente per allora tutto sarebbe inutile. Credo che allora ricorderemo la frase di quel maledetto ebreo rosso… no, Marx no… Einstein, Albert Einstein. Mi sembra che sia stato lui a dire: "La teoria è quando si sa tutto e non funziona niente. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa perché. In questo caso abbiamo combinato la teoria e la pratica: non funziona niente… e nessuno sa perché".

No, hai ragione, non riusciremmo neppure a sorridere. Il senso dell'umorismo è sempre stato un patrimonio non espropriabile. Non è una pena? 

Sì, senza dubbio: sono tempi di crisi.

Senti, non scatti qualche foto? Dico, così, per sistemarci un po' e farci un po' più decenti. Naah, questo modello l'abbiamo già usato in Hola… ah, ma che ti raccontiamo, si vede che non hai letto il Libro Vaquero (fumetto di storielle ambientate nell'ovest del Messico alla fine del XIX° secolo – n.d.t.).

Ah, non possiamo aspettare di raccontarlo a@ nostr@ amic@ che sono venuti ad intervistarci uno così… così… così… altro. Gli piacerà. E a noi daranno un'aria così cosmopolita…

No, certo che non ti temiamo. In quanto a questa profezia… bah, si tratta solo di superstizioni, così… così… così autoctone… Sì, così di bassa qualità … hahahaha… buona questa barzelletta, prendi nota per quando vedremo i ragazzi… 

Cosa?… non è una profezia?… 

Oh, è una promessa… 

(…) (suono di titutata-tatatatà dello smartphone)

Pronto, polizia? Sì, è venuto qualcuno a trovarci. Sì, pensiamo che fosse un giornalista o qualcosa così. Sembrava così… così… così altro, sì. No, non ci ha fatto niente. No, non si è nemmeno portato via niente. Sì, ora che siamo usciti dal club per incontrare i nostr@ amic@ vediamo che hanno dipinto qualcosa sul portone d'ingresso del giardino. No, le guardie non hanno visto chi è stato. No! certo che i fantasmi non esistono. Sì è di molti colori… No, non abbiamo visto nessun barattolo di vernice qui intorno… Bene, stavamo dicendo che è dipinto in molti colori, così, molto variopinto, molto naif, molto altro, niente a che vedere con le gallerie dove… che cosa? No, non vogliamo che mandi nessuna pattuglia. Sì, lo sappiamo. Ma lo diciamo per vedere se è possibile indagare per capire che cosa vuol dire quello che è dipinto. Non sappiamo se è un codice, o una di quelle strane lingue che parlano i proletari. Sì, è una sola parola, ma non capiamo perché ci fà venire i brividi. Dice:

 MARICHIWEU!" (*)

(continua…)

Da qualche parte, in qualunque dei mondi.

SupMarcos

Pianeta Terra

Gennaio 2013

(*) parola mapuche che significa "vinceremo sempre!"

Traduzione del comunicato tratto dal sito del Comitato Chiapas Maribel

sabato 12 gennaio 2013

Messico – Due messaggi del Sub Comandante Insurgente Marcos

Il Sup risponde alle critiche di alcuni intellettuali della sinistra messicana

Sul sito Enlace Zapatista, della Comision Sexta dell'EZLN, sono apparsi in questi giorni due messaggi del Sub Comandante Marcos, accompagnati da due video musicali. Il primo, del 9 gennaio, è una vignetta dove compare una caricatura dello stesso Marcos. Il secondo, del 11 gennaio, è presentato come post scriptum della vignetta precedente.

Abbiamo precedentemente pubblicato la vignetta e pubblichiamo sotto la traduzione del secondo messaggio.

Entrambi i messaggi ci sembrano non di facile comprensione per un pubblico italiano, e per chi non conosce la realtà messicana. Per questo proviamo ad esporre alcune nostre interpretazioni, con l'intento di sintetizzare e facilitare la loro comprensione.

Marcos risponde ad alcuni voci della sinistra messicana che nei giorni scorsi hanno preso parola sulla stampa per criticare la dirigenza dell'EZLN, o addirittura per cercare di strumentalizzare la marcia dei 40 mila zapatisti del 21 dicembre per i propri fini elettorali. Per provare ad essere più precisi, la risposta è rivolta in particolare a opinionisti del quotidiano La Jornada che sostengono il neonato partito del candidato del PRD alle passate elezioni, Lopez Obrador.

Per chi conosce la storia recente dell'EZLN la questione non è nuova (e può passare direttamente al paragrafo successivo). Nel 2001, una marcia della dirigenza zapatista dal Chiapas a Città del Messico, vide la partecipazione di milioni di messicani in tante città per esigere al parlamento l'approvazione degli Accordi di San Andres, accordi firmati tra il governo e l'EZLN nel 1996 che prevedono la riforma della costituzione per riconoscere alcuni diritti ai popoli indigeni tali da permettere l'autonomia e l'autogoverno nei loro territori. Tutti i partiti, compreso il PRD di centro sinistra, votarono una riforma che fu considerata un tradimento perchè non riconosceva gli accordi stabiliti a San Andres. Da allora l'EZLN vide che non c'erano le condizioni per tentare di utilizzare la pressione sulle istituzioni dello stato come mezzo per ottenere conquiste per i popoli indigeni e per la democratizzaione del paese, e ruppe i rapporti che fino ad allora aveva tenuto con il PRD. Nel 2003 decisero allora di dichiarare, con la nascita dei Caracoles, la messa in atto in maniera unilaterale degli Accordi di San Andres, in altre parole cominciarono a praticare pubblicamente l'autogoverno comunitario dei loro territori. Gli screzi col PRD si acuirono a livello locale in Chiapas, dove in vari municipi con presenza zapatisti i governi di quel partito misero in atto repressioni e violenze contro le comunità autonome. Nel 2005 l'EZLN lancia la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona a partire dalla quale ricevettero numerose adesioni da tante organizzazioni e comunità messicane e di altri paesi, per creare una rete di organizzaizoni anticapitaliste che lottano in basso e a sinistra, che prese il nome di Otra Campagna. Negli stessi mesi, nel 2006, si stava svolgendo la campagna elettorale per la presidenza della repubblica. Il PRD candidava Lopez Obrador e una parte dell'intellettualità messicana spronava l'EZLN e la Otra Campagna a prendere una posizione in suo sostegno. Le realtà della Otra Campagna non invitarono a non votare, ma sostenevano che quello che interessava non era tanto se uno andava a votare o no, ma di organizzarsi, dal basso. Vinse Felipe Calderon, del PAN partito di destra e, come è solito nella storia recente messicana, vinse con evidenti brogli. Da allora il PRD, e parte della stampa di sinistra messicana, cominciarono una campagna di accuse contro l'EZLN considerato colpevole di aver favorito la vittoria della destra. In questi anni sono continuate le repressioni contro le comunità autonome del Chiapas, che ha un governatore del PRD oltre a vari sindaci a livello locale, e il quotidiano di sinistra La Jornada ha mantenuto un silenzio sulle numerose denunce che periodicamente giungono dalle Giunte di Buon Governo Zapatiste.

Veniamo all'oggi. Dopo la marcia del 21 dicembre e il comunicato dell'EZLN del 30 dello stesso mese, è ritornata l'attenzione dei media sugli zapatisti. Alcuni opinionisti di sinistra hanno continuato le critiche a Marcos e all'EZLN. C'è chi ha accusato Marcos di protagonismo, di voler parlare a nome degli indigeni. Nell'ultimo messaggio, il dirigente dell'EZLN, risponde a queste critiche iprocrite ricordando a questi giornali di sinistra come nell'ultimo anno ci sono state numerose denunce delle Giunte di Buon Governo zapatiste, cioè messaggi scritti direttamente dalle autorità autonome delle comunità, e queste denunce non sono mai state pubblicate da nessun giornale, a differenza dei comunciati da lui firmati che riscuotono numerose visite sul web e numerose pubblicazioni su quegli stessi giornali.

L'altra questione calda di questi giorni riguarda il neonato partito MORENA di Lopez Obrador. Con questa sigla, l'ex candidato del PRD aveva in questi anni costituito comitati di sostegno alla sua candidatura. Recentemente, di fronte a delle divisioni all'interno del PRD ha deciso di costituire MORENA in partito. Attorno a questo progetto si sono messi in moto vari opinionisti ed intellettuali di sinistra, diversi dei quali scrivono sul quotidiano La Jornada (a dovere di cronaca è giusto ricordare che ne La Jornada ci sono voci come quella di Herman Bellingausen, Luis hernandez Navarro o Gloria Munoz Ramirez che non hanno mai smesso di parlare degli zapatisti; ma la linea dominante del giornale è rivolta al sostegno di Lopez Obrador e alla delegittimazione degli zapatisti). E su quetso quotidiano sono apparsi in questi giorni nuove critiche all'EZLN rispetto alla sua posizione che ha espresso chiaramente nel precedente comunciato di non essere minimamente interessato ad intrattenere rapporti con partiti politici, ma a costruire un percorso comune con altre realtà che lottano in basso, fuori dalle istituzioni. Uno di questi opinionisti, Guillermo Almeyra (a lui è probabilmente rivolto il post scriptum della vignetta) ha provato a rappresentare la mobilitazione zapatista di dicembre all'interno della lotta dei sostenitori di Lopez Obrador contro l'imposizione del nuovo presidente del PRI eletto a luglio; criticando la dirigenza dell'EZLZ ed invitando gli zapatisti a sommarsi al nuovo progetto del partito MORENA. Al suo atteggiamento ipocrtito Marcos risponde paragonandolo ad una presentatrice messicana di un famoso programma di basso livello dicendo: "poveretto, qualcuno lo avvisi che non siamo nello stesso canale". Per chi è interessato, si legga l'articolo comparso suLa Jornada, ed un'interessante articolo di risposta del sito di informazioneKaos en la red.

In sintesi, Marcos con questi due comunicati ha ribadito la distanza dell'EZLN rispetto ai progetti della sinistra istituzionale messicana, oltre alla distanza con la stampa ed i mezzi di informazione mainstream, tanto di destra che di sinistra. Come avevano già annunciato a fine dello scorso anno, prossimamente riprenderanno i contatti con le organizzazioni messicane e straniere aderenti alla Otra Campagna; e che probabilmente la comunicazione dell'EZLN non si darà attraverso quei mezzi di comunicaizone prima citati. Quindi, per adesso, non resta che aspettare ed avere pazienza..

-

SPEGNERE IL FUOCO CON LA BENZINA

(post scriptum alla vignetta) 

11 gennaio 2013

P.S. PER LOR ILLUSTRISSIMI SIGNORI – Cosicché non sapete di chi si parla, forse perché non guardate la televisione? Ok, ok, ok, siete tutt@ molto erudit@ e niente a che vedere con la cultura dei maleducati, ma… non sapete nemmeno chi è Umberto Eco?

P.S. CULTURA SPORTIVA GENERALE – Lionel Messi, argentino; gioca a calcio nella squadra spagnola del Barcellona; quando non fa spot commerciali per pane di marca, come il rimpianto Memín Pingüín è sospettato di avere una gomma da masticare sulla scarpa, perché gli rimane incollato il pallone che si stacca solo quando lo abbattono (Messi, si capisce) o quando il pallone "giace in fondo alla rete". Cristiano Ronaldo, portoghese; gioca calcio nella squadra spagnola del Real Madrid; noto anche come CR7; quando non fa pubblicità di deodoranti, fa buoni goal. Per maggiori informazioni sul calcio come business e come divertimento (esempio: Pelé contro Garrincha) vedre Eduardo Galeano… mmh… lo sapete chi è Eduardo Galeano? E no, né Barcellona né Real Madrid, io tifo per i Jaguares de Chiapas, in Messico, e per l'Internazionale di Milano, in Italia (leggo che stanno prendendo dei goal, deve essere per colpa della maglietta che usano fuori casa). Ma noi zapatisti siamo fedeli, siamo come i veri simpatizzanti dei Pumas (saluti a la Rebel) che stanno con la squadra sia che vinca sia che perda, ed anche se nella dirigenza c'è gente come Joaquín López Dóriga e Carlos Slim; o come i simpatizzanti dell'America (saluti a La Polvorilla ) che, quando gli dicono che sono odiosi, rispondono "odiami di più"; o come quelli della macchina blu che si mettono delle borse in testa come segno di vergogna ma non smettono di appoggiare la propria squadra; o come quelli che tifano Atlas (saluti Jis e Trino) che continuano sempre costi quel che costi; ecc., ecc. Sì, so che direte che il calcio è l'oppio dei popoli e che promuovo l'alienazione, l'incultura, bla, bla, bla, bla.

P.S. LEZIONI DI GEOGRAFIA – Città del Messico, Distrito Federal, Messico. Luoghi in cui ci si può procurare, a modico prezzo, qualunque serie televisiva (perfino con puntate non ancora trasmesse) o film (in alcuni posti ti offrono i film candidati all'Oscar ancora prima che il comitato dell'accademia delle scienze e delle arti cinematografiche di Hollywood si riunisca), senza dover tradire il vostro principio di non guardare la televisione: Eje Central "Lázaro Cárdenas" (anticamente conosciuto come "San Juan de Letrán"); Pericoapa; Tepito, Calzada de Tlalpan; qualunque uscita/entrata della metro; i corridoi di qualunque facoltà della UNAM; quasi in ogni angolo di ogni colonia popolare; se volete gli originali, a tonnellate nelle Librerie Gandhi (un saluto alla famiglia di Don Mauricio), El Sótano, o El Parnaso… El Parnaso ha chiuso? (un abbraccio da qua per Tony), che peccato. Ok, ok, ok, lo so, ma il mondo ha più angoli che i vostri Mixup preferiti. Attenzione: non sorprendetevi se, andando a procurarvi questi divudì vi capita di vedere la polizia estorcere gli ambulanti o tentare di sloggiarli "perché imbruttiscono la città." E se vi capita di assistere ad uno scontro non spaventatevi, è normale che gli oppressi resistano.

P.S. CONSIGLIO PER CHI SI RECA AL IFE PER REGISTRARSI – Forse vi andrebbe meglio alle elezioni se invece di dare dei "morti di fame" (è la cosa più carina che vi hanno detto con le carte prepagate) a chi non ha votato per voi, cercaste di capirli. Beh, milioni di messican@ che hanno votato per voi vi possono spiegare chi è ognuno dei personaggi o delle serie menzionati.

P.S. CHE RIVEDE LE AFFERMAZIONI SULL'EZLN SOSPETTO – Buona parte degli argomenti usati quando ci criticano, sono gli stessi che usavano le grandi televisioni, la radio commerciale e la cosiddetta "stampa venduta" dal 1994-95 fino ad oggi.

P.S. CHE SUGGERISCE, INSINUA, O; COME SI DICE, PROPONE UNA SUPPOSIZIONE – Possibile rotta che avrebbe preso il "dibattito caricaturizzato" (chiaro, senza la signorina aiutante di campo che tanto ha impressionato il signor Quadri): gli interessati rispondono con una caricatura dove il Sup è in poltrona, che si gratta, pancia di fuori ad ingozzarsi di cibo spazzatura mentre guarda la televisione (probabilmente col logo di Televisa, perché se ne guardano bene dall'attaccare Tv Azteca – ah, e noi non li accusiamo di essere pagati da Salinas Pliego o Carlos Slim, o che la loro campagna contro i lavoratori di Soriana era pagata da Wal-Mart -), il titolo o un fumetto con qualcosa come "sto preparando il prossimo comunicato". Il Sup contrattacca con un'altra caricatura dal titolo: "Il Passato Mediato", dove è sulla sedia a rotelle ed un indigeno di fronte gli dice: "I compas dicono che sono pronti, che ti tocca e che sai cosa fare". Il Sup risponde: "Ok, devo parlare con Elías Contreras per commissionargli qualche divudì". I media e gli amic@ che li accompagnano, non pubblicherebbero più la caricatura, ma incomincerebbero con elucubrazioni tipo "Il Sup è invalido; è per questo che non appare pubblicamente?", seguite da indagini "molto serie" sulle possibili malattie che avrebbero come conseguenza lo stare su una sedia a rotelle.

P.S. LEZIONI DI RAZZISMO NELLA COMUNICAZIONE – Ho letto da qualche parte "ezetaelleenne sì, marcos no" e che vogliono ascoltare gli indigeni zapatisti, non quell'ego maniaco del Sup. Ok, va:

- Ultima volta che il Sup ha sottoscritto un comunicato a nome dell'EZLN: maggio del 2011, in occasione della marcia di appoggio al giusto e degno movimento guidato da Javier Sicilia. Nel comunicato del CCRI-CG dell'EZLN si salutava il Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità e la sua lotta per le vittime dell'assurda guerra di Felipe Calderón Hinojosa.

- Tra il 7 maggio 2011 ed il 21 dicembre 2012 ci sono 27 denunce delle Giunte di Buon Governo, cioè, degli indigeni zapatisti SENZA INTERMEDIARI meticci, bianchi e barbuti (e tutti i vari luoghi comuni), tutte twittate e facebookate (o come si dice) dalla pagina web "Enlace Zapatista". In media, le 27 denunce sono state visitate-lette 1500 volte ognuna, e tutte sono rimaste diversi giorni sulla pagina principale-centrale di questo sito web.

Per esempio, la denuncia della Giunta di Buon Governo di La Realidad del 15 agosto 2012, è rimasta 24 giorni sulla pagina principale del sito web zapatista ed ha ricevuto 1080 visite-letture. Numero di twit (o come si dice) provocati: zero. Numero di giornalisti che hanno "rilanciato" la denuncia: uno. Numero di commenti degli intellettuali nei loro scritti: zero. Numero di retwit (o come si dice): zero. Numero di commenti che accusano l'EZLN di essere un'invenzione di Salinas de Gortari: zero. Numero di elucubrazioni sul perché l'EZLN appare solo in periodi elettorali: zero. Numero di giornali che hanno pubblicato sulla loro edizione stampata la denuncia: zero. Vero, il testo della JBG denunciava l'alleanza tra il governo statale e municipale col PVEM ed il PRD per aggredire le comunità zapatiste.

Numero di visite alla caricatura del Sup che ha tanto offeso le persone colte: più di 5 mila visite in meno di 48 ore (più i twitter – o come si dice -, più i pingback – o come si dice -, i copia incolla, ecc.).

Ora, riguardate il periodo che va da Agosto del 2003, anno in cui si sono formate le Giunte di Buon Governo e sono diventate portavoce dirette dei popoli zapatisti, e controllate quante volte si sono pronunciate con le proprie parole e senza intermediari. Fate il conto di quante volte avete almeno saputo che questa parola esisteva. Ok, ora sì, scrivete sul silenzio "sospetto" degli zapatisti e domandatevi perché gli zapatisti e marcos "appaiono" solo quando il PRI, che non se n'è mai andato, ritorna.

P.S. CHE TWITTA (o come si dice) SULL'EZLN -

Twit 1: "Gli/le zapatist@ sono quell@ che alle corride tifano per il toro".

Replica 1: "Che ingenui, alla fine uccidono sempre il toro".

Twit 2: "Non sempre".

Replica 2: "I fiori sono sempre per il torero, non per il toro, gli/le zapatist@ sono fuori posto".

Twit 3: (annullato per aver superato i 140 caratteri): "I partiti politici litigano per vedere chi è il torero: qualcuno dice che è meglio che i picadores ci diano dentro così da facilitare il lavoro; altri che bisogna essere pii ed offrire al toro consolazione spirituale prima di essere sacrificato: altri dicono che quello che bisogna fare è ridurre le spese in modo che l'amministrazione taurina non sia così onerosa; altri dicono "di quanto?".

Replica 3: (Non c'è perché il 3 non è partito).

Twit 4: "Le corride spariranno. Nel frattempo, gli/le zapatist@ applaudono il toro quando, nonostante le ferite, riesce ad abbattere il torero".

Replica 4: (Non c'è, sono andat@ tutt@ a dormire).

Il PS continua a twittare (o come si dice). Dopo un po' qualcuno si accorge del twit e replica "Perché appare solo in situazioni sospette?".

Tan-tan?

P.S. CHE ADESSO NON SUPERA I 140 CARATTERI (credo): "Durito: gli zapatisti sono come il Dottor House: indovinano quasi sempre la diagnosi e la cura, ma alla maggioranza non piace il metodo. Del paziente, non parliamone".

P.S. CHE CHIARISCE – Li abbiamo letti con attenzione. Vediamo come, quando uno dissente dall'altro, si accusano di essere un "pezzo di zombie" o "televiso", e così via. Noi non pensiamo che le disparità abbiano necessariamente una filiazione politica. Per esempio, quando qualcuno dice "l'EZLN è un'invenzione di Salinas de Gortari", noi non pensiamo che sia necessariamente un "troll", un pezzo di zombie, un televiso o un tvazteco (o come si dica per entrambi). Può essere, pensiamo, che si tratti solo di qualcuno con un basso coefficiente intellettivo, troppo pigro per leggere più di 140 caratteri, o che sta tentando di collegarsi con qualcuno che ha già detto questo.

P.S. CHE SFIDA LA GEOMETRIA – Il mondo è tondo, gira, cambia. Ma nel mondo imposto dall'alto, non importa quanti giri faccia, noi restiamo sempre sotto. Anche il mondo che vogliamo noi è tondo, e gira anche, e cambia, ma nessuno sta sopra a costo di quelli che stanno sotto.

P.S. CHE FA UN PO' DI MEMORIA – Quando una parte della sinistra colta faceva ancora equilibrismi per tentare di dare fondamento teorico alla sfortunata trovata della "dolce repubblica", e viveva una torrida luna di miele con i grandi media (e spendeva grandi somme di denaro per la pubblicità sui media elettronici e stampati), i giovani studenti di quello che poi si sarebbe conosciuto come "#yosoy132", già denunciavano il ruolo dei grandi mezzi di comunicazione nella "democrazia" messicana. Poi è successo quello che è successo, e quella stessa sinistra colta ha voluto ergersi a tutore dei giovani ribelli (o "rivoltosi", come li chiamano ora). Siccome non sono più di moda, si dimenticano di loro e dicono che hanno "perso la loro occasione", "molto rumore e non hanno ottenuto niente", "rivoluzionari da Starbucks (o come si dice)", "non si può cambiare il mondo con uno smartphone (o come si dice)". Il calendario continuerà a girare e, all'improvviso, risorgeranno, migliori, più forti, di più. E quelli che ora si dimenticano di loro o li criticano, diranno "chiaro, sapevamo che non erano spariti", oppure "ora gli diciamo cosa devono fare", ma altri diranno loro "è molto sospetto che voi apparite ogni volta che succede qualcosa".

P.S. CHE SI MOSTRA COMPRENSIVA – Non c'è veleno, capiamo. Noi siamo "quello" che, nelle vostre case e scuole, susciterebbe la raccomandazione dei vostri genitori, amic@ e di altra gente sensata e decente: "non ti conviene metterti con quella gente, si dicono tante cose di loro". E del Sup nemmeno parlarne, sarebbe qualcosa come "quell'uomo non ti conviene, non si sa nemmeno chi sia realmente". O "una cosa è aiutare i poveri piccoli indios e un'altra mischiarsi con quei maleducati che non hanno neppure la linea per il cellulare, per non parlare di uno smartphone, sia pure di marca "la briciola".

P.S. CHE FA UN GHIGNO – "Nerd is hot".

P.S. SUI MILIONI CONTRO LE MIGLIAIA, O CENTINAIA, O DECINE, O ALCUNI – L'argomento delle maggioranze contro le minoranze ci annoia e mi fa ricordare un vecchio graffito (o come si dice) che ho visto su un vecchio muro. Tutto a colori, diceva: "Mangia merda. Milioni di mosche non possono sbagliarsi".

P.S. CHE CONSIGLIA PAZIENZA – Oh, non disperate. Ancora qualche parola (o disegno, audio, video) e potrà ascoltarci solo chi realmente ci interessa avere come interlocutore.

Bene. Salute e, credeteci, lo capiamo: ragioni e non ragioni per basare il cinismo, l'apatia, il menefreghismo, o i sinonimi che volete, sono molte, troppe, tutte. Trovarle per fare qualcosa per cambiare e migliorare è un compito che in pochissimi sono disposti a compiere.

Il Sup che cerca di fare una combo "fatality" per il testo di fine stagione.
(ma dai… ora se ne esce coi videogiochi).

(Traduzione "Maribel" – Bergamo)

giovedì 10 gennaio 2013

Risposta del Sup ai suoi critici


8 gennaio 2013
 
Dopo essere ricomparso sulla scena pubblica riattirando l'attenzione di attori politici e dei media, il Subcomandante Marcos si è burlato con una caricatura delle critiche fatte da parte di media, governi e politici.
 
Link all'immagine: Sup 
Ascolta e guarda il video che accompagna il messaggio:

Gustavo Esteva: In ebollizione

 
 
di GUSTAVO ESTEVA
Siamo in ebollizione. Fervono indignazione e malcontento, se non frustrazione e perfino la disperazione, lo stesso accade con iniziative e mobilitazioni. Siamo in ebollizione, ma sconcertati: confusi e senza accordo, senza concertazione.
Non lo siamo solo noi. In mezzo a una delle peggiori crisi della storia, alla fine di un ciclo e forse di un'epoca, il disincanto verso le istituzioni, i governi e le politiche dominanti è sempre più generalizzato. Le loro risposte insensate alla mobilitazione popolare che si allarga continuano ad aggravare la crisi allargando il solco tra quelli che sono in alto e coloro che stanno in basso.
In questo contesto, le iniziative che gli zapatisti stanno prendendo potrebbero risultare ancora più importanti di quella del primo gennaio 1994 (data dell'insurrezione zapatista in Chiapas, ndt). Vi fu allora un risveglio nazionale e mondiale. Loro furono i primi a dire "basta!" di fronte all'ondata letale del neoliberismo, come riconoscono tutti i movimenti anti-sistemici nati dopo quell'appello. In Messico cambiò l'equilibrio politico delle forze e furono spinti alla sconfitta i piani autoritari di Salinas (presidente messicano dell'epoca, ndt).
Dicendo loro che non erano soli, tuttavia, a loro la signora società civile comunicò allora che non voleva più violenza e chiese loro di tentare una vaga via istituzionale. Gli zapatisti obbedirono. Non solo si convertirono in campioni della nonviolenza attiva e fecero della parola e dell'organizzazione i loro principali strumenti di lotta. Essi si impegnarono anche seriamente nel dialogo e nella trattativa con le istituzioni.
Accadde quel che accadde. Sia il governo federale, nelle amministrazioni successive, come i poteri legislativo e giudiziario, i governi locali e tutti i partiti politici tradirono la parola data e gli accordi (gli Accordi di San Andrés, firmati dall'EZLN e dal governo nel 1995, ndt) e isolarono, diffamarono e attaccarono senza sosta gli zapatisti e lo zapatismo.
Contro ogni previsione, cancellati dai media e dalle classi politiche, sistematicamente aggrediti da gruppi paramilitari o politici nonché dalla polizia, gli zapatisti hanno consolidato e approfondito la loro costruzione autonoma. Ora dimostrano che la alternativa non istituzionale che hanno intrapreso è ormai una realtà, un cammino percorribile ed efficace per l'azione politica. Come resistenza organizzata, pone dei limiti all'offensiva dall'alto. Come impegno radicale, mina le basi dell'esistenza del sistema dell'oppressione e procede nella riorganizzazione della società dal basso.
Milioni di persone, in Messico e nel mondo, attraverseranno i ponti che gli zapatisti cominciano a gettare per concertare l'azione. Hanno imparato, con loro, che per resistere all'orrore che è caduto su di noi non basta dire di no, rifiutando radicalmente politiche e azioni dall'alto che si feriscono e ci depredano. Abbiamo anche bisogno della costruzione autonoma che dà senso all'impegno, prende la forma della nuova società e nella stessa lotta stessa prefigura l'esito. E abbiamo bisogno di fare tutto questo insieme, in accordo. Dobbiamo ascoltarci e farci sentire, comporre tra tutti una sinfonia armoniosa.
Gli zapatisti mostrano chiara consapevolezza delle difficoltà che affronteranno e dei rischi che correranno. Non si fermano per questo. Sono ben consapevole della povera condizione umana di coloro che dirigono le istituzioni. Sanno che il famoso patto dei partiti o le promesse di Peña (attuale presidente messicano, ndt) agli indigeni, citate dal ministro degli interni. non sono che nuove minacce: costoro arretrano verso l'indigenismo dell'omologazione e spacciano come sviluppo i saccheggi che stanno pianificando. Gli zapatisti sanno anche che coloro che non possono pensare o agire al di fuori del quadro convenzionale e si rifiutano di riconoscere che il problema è nel sistema stesso dell'oppressione, non solo nei suoi operatori, continueranno a concentrare l'energia su nuove fantasie a proposito del 2018 (anno delle prossime elezioni presidenziali in Messico, ndt). Ma non trattano i primi come nemici né ignorano i secondi.
Già si realizzano tentativi truffaldini di ridurre le iniziative zapatiste alla questione indigena. E' certamente necessario riattivare il Congresso Nazionale Indigeno (organismo che rappresenta tutti i popoli indigeni del Messico, oltre 50 etnie e oltre und decimo della popolazione del paese, ndt) e tenere il dito sulla piaga della violazione degli accordi di San Andrés, ma non a costo di negare la portata delle attuali iniziative zapatiste che sfidano lo stato delle cose dominante e si propongono, grazie alla sapienza indigena, un cammino di trasformazione che comprende ugualmente indigeni e non indigeni.
Per tutto questo, centinaia di partecipanti al Terzo Seminario Internazionale di riflessione e analisi, che dal 30 dicembre al 2 gennaio dal CIDECI e dalla Universidad de la Tierra, in Chiapas, insieme alle migliaia di persone che lo hanno eguito via internet, hanno celebrato con uno spirito rinnovato l'anniversario della ribellione dell'EZLN. La presenza entusiasta e lucida di collettivi, organizzazioni e movimenti di una dozzina di paesi è servito a dimostrare la rilevanza delle iniziative zapatiste al di là dei nostri confini e per iniziare il lavoro di paziente e serena concertazione della nostra degna rabbia. http://www.jornada.unam.mx/2013/01/07/opinion/018a1pol
da La Jornada di lunedì 7 gennaio 2013. Tradotto da

Inviato dal mio telefono Huawei