lunedì 2 gennaio 2012

Desinfrmemonos: Video,interviste seconda giornata del Seminario Internalzionale


Interviste seconda giornata del Seminario


 

Compagni e compagne:

 

Nell'ambito del 18° anniversario dell'insurrezione dell'EZLN, condividiamo con voi un video in cui diverse voci riflettono sulla trascendenza della lotta Zapatista nelle loro realtà e nelle diverse esperienze locali e globali.

1994-2012   

18 años de rebeldía y resistencia

Realizzazione: Clayton Conn

Interviste: Marcela Salas Cassani e Clayton Conn

 

Testi e foto della seconda giornata del Secondo Seminario Internazionale di Riflessione e Analisi "Pianeta Terra: Movimenti Antisistema", che si svolge a San Cristóbal de las Casas, Chiapas.

 

"La lotta zapatista, incentivo per continuare a lottare per un mondo diverso": rappresentanti di Occupy Wall Street

Marcela Salas Cassani

Foto Moysés Zúñiga e Clayton Conn

 

L'EZLN è magiorenne  ( Los de Abajo - La Jornada)

Gloria Muñoz Ramírez




http://www.desinformemonos.org

skype: desinformemonosrevista
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"...desinformémonos hermanos
hasta que el cuerpo aguante
y cuando ya no aguante
entonces decidámonos
carajo decidámonos
y revolucionémonos."
Mario Benedetti

Le comunita' zapatiste un esempio di nuove forme digoverno


La Jornada – Lunedì 2 gennaio 2012
 
Hermann Bellinghasen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 1° gennaio. Gli attuali movimenti antisistema "possono restare uniti in profondo dialogo ai margini dello Stato e della sua economia", come hanno fatto le comunità zapatiste "creando forme pedagogiche e di governo", ha affermato Javier Sicilia durante la terza giornata del Seminario Internazionale di Riflessione ed Analisi che si sta svolgendo in questa città.
Paulina Fernández e Gustavo Esteva, da riflessioni ed aspetti molto diversi, hanno concordato con Sicilia riguardo la sua valutazione dell'esperienza di autonomia e governo zapatista come elemento di grande esemplarità in questo momento in cui, avrebbe sostenuto più tardi - anche se di persona - Pablo González Casanova, "il 99 percento vincerà".
Nella prima sessione è stato letto un breve messaggio di Marcos Roitman, inviato da Madrid, che oltre ad esprimere la sua "adesione" al seminario, ha ribadito il suo appoggio all'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), "arma del pensiero critico" per avere la giustizia, la libertà e la democrazia, rendendo possibili alternative ai governi dei mercati nel mondo.
Con una dura descrizione critica della rapacità dei politici di tutti i partiti e del ruolo distorto dei partiti nella pratica democratica come puro business, Paulina Fernández, che studia da vicino il funzionamento reale e quotidiano dei governi autonomi zapatisti, ha criticato con dati ed esempi queste due forme diverse e non conciliabili di esercitare le responsabilità di governo e rappresentanza.
Ha raccontato l'esperienza "del compa Jolil" e le motivazioni che l'hanno portato a partecipare ad un consiglio municipale autonomo, opponendola alle scandalose cifre  che ci costano i politici e governanti, con i loro stipendi e benefits, sia per incarichi di rappresentanza che di governo o struttura di partito. Migliaia di milioni di pesos, la decomposizione e la mancanza di impegno sono la dimostrazione "di quello di cui è fatta la democrazia che ci hanno imposto", in un paese profondamente disuguale.
All'opposto c'è l'esperienza del "compa" indigeno, che la ricercatrice ha potuto accompagnare e conoscere durante i due anni in cui è stato "consejo", come le comunità zapatiste definiscono chi svolge funzioni di governo. Senza retribuzione economica né bisogno di "sapere" governare, gli indigeni partecipano per elezione delle loro comunità a strutture di delibera e decisioni collettive, la cui unica ragion d'essere è il servizio. Fernández ha denunciato "l'impudicizia" di molti dei politici che si presentano senza aver reso conto delle funzioni svolte in precedenza, o con ancora carichi pendenti. "Cercano la nomina che li protegga dalle loro precedenti malefatte".
"Tutti i compagni svolgono tutte le attività", ha poi sottolineato. Praticano un "governo differente". Ha visto lavorare "al potere" Jolil per due anni, dove "è cresciuto come zapatista e come persona, senza corrompersi". Attribuisce questo risultato agli obiettivi chiari della lotta dell'EZLN e delle comunità che, "senza arrendersi", mantengono "la solidità morale dell'organizzazione zapatista".
Gustavo Esteva, assente al Seminario per motivi di salute, come Pablo González Casanova ed il filosofo Luis Villoro, ha inviato un contributo nel quale, seguendo le sue recenti riflessioni dalle pagine di La Jornada, non colloca il momento attuale "sull'orlo dell'abisso", perché "siamo già precipitati e non si vede il fondo".
Condividendo con Fernández la caduta della cosiddetta "democrazia" istituzionale, dove le elezioni sono "un circo a tre piste", mentre prosegue "il mostruoso e spropositato piano di guerra di Felipe Calderón, che da un problema di salute pubblica è diventato un problema di sicurezza nazionale", sfociato in "una guerra civile senza chiarezza tra le bande in lotta", Esteva si domanda ripetutamente: "Perché ci siamo fatti trascinare fino a questo punto?"
Citando il subcomandante Marcos, sottolinea come così si stia distruggendo il tessuto sociale di un paese dove dominano "gli scandali dei troppo ricchi e dei i troppo poveri". Riferendosi ad Iván Ilich come autore cardine, in consonanza con Sicilia e Jean Robert, Esteva pensa che l'antidoto contro la "credenza fondamentalista" in una democrazia dove "le elezioni servono per stabilire a chi spetterà di premere il grilletto", sta nei nuovi comportamenti, "alternativi alla wallmartizzazione del mondo". Ciò che potrebbe essere "un'altra sinistra" alimentata dalle proteste mondiali, le occupazione e gli indignados che sono intervenuti ieri in questo seminario.
Il poeta Javier Sicilia ha fatto riferimento ai "nuovi poveri" dalla certezza che il cambiamento avverrà solo se "non si metterà il vino nuovo negli otri vecchi". Paragonando i movimenti zapatista e quello di Paz con Justicia y Dignidad, ha rimarcato le loro similitudini, perché "nascono dall'idea che si possono trasformare le condizioni imposte dallo Stato". Sono, ha detto, "forme nuove che preludono a quello che si sta sviluppando nel presente disastro". http://www.jornada.unam.mx/2012/01/02/politica/008n1pol
 


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sabato 31 dicembre 2011

L'EZLN E' MAGGIORENNE

 

Los de Abajo
 
Gloria Muñoz Ramírez
 
18 anni fa l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) irrompeva nella vita pubblica del paese e del mondo. Questo primo di gennaio l'insurrezione diventa maggiorenne, una maturità politica rappresentata dal lavoro quotidiano di più di mille comunità indigene che organizzano la propria autonomia in un processo ancora non comparabile con i molti altri presenti in tutto il paese. Nelle cinque regioni del Chiapas dichiarate in ribellione continua ad esserci un esercito regolare armato. Non usa le armi, vero, perché è vigente l'impegno per la pace che ha stipulato con la società civile nelle prime settimane del 1994.
18 anni fa gli zapatisti arrivarono per restare, nonostante le molte offensive militari, paramilitari, di contrainsurgencia, intellettuali, i mezzi di comunicazione ed i partiti, alle quali hanno resistito durante i governi federali di Carlos Salinas, Ernesto Zedillo e Vicente Fox, ed attualmente di Felipe Calderón.
18 anni fa gli zapatisti tzotziles, tzeltales, zoques, mames, tojolabales, choles e meticci, fecero la loro apparizione pubblica con la presa di sette capoluoghi municipali del Chiapas. Non sono gli stessi di allora, come non lo è il paese che li vide nascere nella clandestinità nel 1983, quello che li ricevette l'alba del primo gennaio del 1994, quello che percorsero da sud a nord nel 2006, né quello che in questo momento è infognato in una guerra in "contro il narcotraffico" che è costata la vita a più di 50 mila persone.
Il 6 maggio scorso, in un'affollata manifestazione, dopo cinque anni di assenza al di fuori del loro territorio, più di 20 mila basi di appoggio hanno unito il loro grido e silenzio a quello del Movimento per la Pace. La loro posizione è stata la stessa di 18 anni fa: "Non siamo qui per indicare strade, né per dire che cosa fare, né per rispondere alla domanda: che cosa succederà".
La lotta zapatista non è nata né è proseguita sulla base di rivendicazioni puramente indigene. Fin dall'inizio, raccontano, si pensò alla lotta nazionale. Il tenente colonnello Moisés una volta spiegò che nel 1983 si domandavano: "Come faremo per avere buona assistenza sanitaria, buona educazione, buone case per tutto il Messico? In quei primi 10 anni acquisimmo molte conoscenze, esperienze, idee, modi di organizzarci. E pensavamo: come ci accoglierà il popolo del Messico (non lo chiamavamo ancora società civile)? E pensavamo che ci avrebbero accolto con gioia, perché avremmo combattuto e saremmo morti per lui, perché vogliamo che ci siano libertà, democrazia e giustizia per tutti. Ma nello stesso tempo pensavamo, come sarà? E se non ci accetteranno?" http://www.jornada.unam.mx/2011/12/31/opinion/013o1pol

A 18 anni dall'insurrezione zapatista



DESINFORMEMONOS: A 18 anni dall'insurrezione zapatista



Compagni e compagni

Condividiamo con voi testi, foto e audio del Secondo Seminario Internazionale di Riflessione e Analisi "Planeta Tierra: Movimientos Antisistémicos", che si sta svolgendo a San Cristóbal de las Casas, Chiapas, città dalla quale 18 anni fa si fece conoscere al mondo l'insurrezione dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN).


2011: Risveglio colettivo di fronte all'ingiustizia mondiale

Intellettuali e rappresentanti dei movimenti sociali del Messico e di altri paesi, riflettono sulle lotte mondiali contro il capitalismo e sulla trascendenza della lotta zapatista (Leggere qui)

Audio

"I movimenti sociali attuali sono figli degli zapatisti": Javier Sicilia


Programma radio con interviste ad intellettuali e rappresentanti sociali (Ascolta il programma)
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giovedì 22 dicembre 2011

Acteal: 14 anni dopo

 

La Jornada – Giovedì 22 dicembre 2011
HERMANN BELLINGHAUSEN
 
San Cristóbal de las Casas, Chis. 21 dicembre. Da due giorni, dei tre previsti, si stanno svolgendo le commemorazioni della Società Civile Las Abejas del massacro di Acteal a Yabteclum, municipio di Chenalhó, dove le cinque zone dell'organizzazione tzotzil hanno iniziato da martedì alcune "giornate di digiuno e preghiera"; ma anche "di memoria della resistenza", di conoscenza dell'attuale "situazione di violenza nel nostro paese".
Le famiglie di Las Abejas hanno accolto nel pomeriggio la marcia "contro la violenza di Stato, per la pace, la memoria e contro l'impunità", partita da San Cristóbal all'alba di ieri, per alcuni tratti a piedi ed altri in auto, alla maniera delle "torce" guadalupane. Intanto, adActeal, da martedì stanno giungendo gruppi di indigeni cattolici di Simojovel, Chenalhó, Pantelhó e Mitontic.
Come ogni anno in questo giorno, ed ogni giorno 22 di tutti i mesi dei passati quattordici anni, Las Abejas ricordano i loro 45 morti del 1997 e continuano a chiedere giustizia e rispetto da parte delle autorità, così come la punizione degli autori materiali ed intellettuali del massacro.
A nome dell'organizzazione, Antonio Gutiérrez ha dichiarato che nel nostro paese la giustizia viene "garantita unicamente ad amici e soci" dei governanti di turno. Ha citato la responsabilità nei fatti dell'allora governatore del Chiapas, Julio César Ruiz Fierro; del segretario di Governo, Emilio Chuayffet Chemor, e del presidente della Repubblica, Ernesto Zedillo Ponce de León.
Tutte le processioni convergeranno all'incrocio di Majomut, all'altezza della base militare, per dirigersi ad Acteal e celebrare il ricordo con l'abituale contributo di Las Abejas per la denuncia e la solidarietà, e per manifestare anche "contro l'impunità da nord a sud del nostro paese" e "l'accelerato processo di militarizzazione, paramilitarizzazione e mancanza di controllo sociale", come deliberata strategia del governo di Felipe Calderón Hinojosa.

lunedì 19 dicembre 2011

In Messico uccisi 12 giornalisti nel 2011

 

Pubblicati i dati del Press Emblem Campaign - http://www.pressemblem.ch - Ong con sede a Ginevra

Giornalisti uccisi: sono stati 106 nel 2011

Venti durante le Primavere arabe. Solo un terzo è morto in incidenti. Pakistan e Messico i Paesi dove è più difficile lavorare

MILANO - Sono almeno 106 i giornalisti stati uccisi nel 2011. Solo nella Primavera araba ne sono morti venti e sette soltanto in Libia. È il bilancio della Press Emblem Campaign, Ong con sede a Ginevra. Sono un centinaio i reporter attaccati, minacciati, arrestati e feriti in Paesi come Egitto, Libia, Siria, Tunisia e Yemen, interessati dalle rivolte arabe. Tuttavia sono Pakistan e Messico i Paesi dove è più difficile lavorare per i giornalisti. Nello Stato centroamericano sono stati uccisi 12 giornalisti; 11 nel Paese asiatico, soprattutto nelle zone al confine con l'Afghanistan. Altro dato sottolineato dall'Ong, è che i due terzi dei reporter morti sul lavoro sono stati uccisi intenzionalmente e solo un terzo è morto in circostanze accidentali, durante manifestazioni, combattimenti, attacchi kamikaze o esplosioni di mine.
19 dicembre 2011 | 16:37
 

14 Anniversario del massacro di Acteal

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhQrJuhWFhNGFfVC2gELeIISi3l7JDkGDNEwX-fn__sRkPjTYYwvnHNKD5QaTNK7njj8Sd-Tna4YH7nFCfl8_bAAlJFJ_IMOhKwCsiBuDX9VVIekgY2Lj5sRz9qwCK_r-mQSgU-R2ucwyw/s1600/entierro+acteal.jpg

 
XIV° Anniversario del massacro di Acteal
22 diciembre 2011
 
San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, 16 dicembre 2011
Alle ed agli indignati e ribelli:
Di fronte alla grave situazione che vive il paese, vi invitiamo a partecipare alla marcia per la pace, la memoria, e contro l'impunità che inizierà il 21 di dicembre a San Cristóbal de Las Casas, per arrivare il giorno dopo 22, ad Acteal, in risposta all'invito dell'Organizzazione Società Civile Las Abejas di Acteal ad una giornata di digiuno e preghiera.
Con questa marcia vogliamo riflettere e manifestare contro l'impunità che si vive dal nord al sud del nostro paese sottoposto ad un processo di militarizzazione, paramilitarizzazione e disordine sociale, quale parte della strategia di Felipe Calderón Hinojosa, di guerra dichiarata contro la criminalità organizzata le cui conseguenze sono state, fino ad ora, più di 70 mila vittime tra omicidi e scomparsi.
Questo in una situazione di riordino capitalista del territorio messicano con l'implementazione di mega-progetti previsti nel Trattato di Libero Commercio dell'America del Nord (TLCAN), nel Progetto Mesoamérica (prima Piano Puebla-Panama), nell'Alleanza per la Sicurezza e la Prosperità dell'America del Nord (ASPAN) e nella  Iniciativa Mérida (Plan México), che considerano la terra una merce da cui saccheggiare le risorse, come petrolio, gas, acqua, biodiversità, minerali, a beneficio di compagnie multinazionali a capitale nazionale e straniero, le cui conseguenze si materializzano nella violazione sistematica dei diritti umani e la distruzione dell'ambiente.
 
Per ripudiare questa situazione e rafforzare il nostro coraggio ed energie, ti aspettiamo il giorno 20 dicembre 2011 alle pre 20:00, nel Centro Indigeno di Formazione Integrale-Università della Terra (Cideci-Unitierra) Chiapas, Antiguo Camino a San Juan Chamula s/n, Colonia Nueva Maravilla, San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, dove ci riuniremo per riposare ed iniziare la marcia il giorno dopo, 21 dicembre, alle ore 4:00 del mattino, per arrivare alle 18:00 circa nella comunità di Yabteclum, Chenalhó, dove ci fermeremo per la sera. 
La marcia riprenderà alle ore 5:00 del 22 dicembre per raggiungere il crocevia di Majomut dove ci riuniremo con le compagne e i compagni della Società Civile Las Abejas di Acteal, le sorelle e i fratelli solidali tra i quali il Vescovo della diocesi di Saltillo, Fray Raúl Vera López e di San Cristóbal de Las Casas, Felipe Arizmendi.
 
Vi aspettiamo e non dimenticate di portare sacco a pelo, torcia elettrica, acqua e frutta. 
 
Organizzazione: Luz, Margarita, Michele, Rafa, Rubén e Susana. 
Per informazioni, scrivere a:
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Area de Sistematizacion e Incidencia / Comunicacion
Centro de Derechos Humanos Fray Bartolome de Las Casas A.C.
Calle Brasil #14, Barrio Mexicanos,
San Cristobal de Las Casas, Chiapas, M?xico
Código Postal: 29240
Tel +52 (967) 6787395, 6787396, 6783548
Fax +52 (967) 6783551
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