domenica 25 luglio 2010

Campagna contro la strategia di disinformazione neiconfronti dell'EZLN

 
 

La Jornada – Giovedì 22 luglio 2010

Campagna per combattere la strategia di disinformazione contro l'EZLN

HERMANN BELLINGHAUSEN

Organizzazioni e collettivi aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona hanno lanciato la campagna nazionale ed internazionale "Migliaia di rabbie, un cuore: viva le comunità zapatiste", con l'obiettivo di "combattere la strategia di disinformazione e bugie, così come il vuoto mediatico rispetto alla repressione e persecuzione contro le comunità; denunciare i responsabili, ai diversi livelli di governo, partiti, impresari, piani di 'sviluppo', forze repressive e gruppi paramilitari".

Inizialmente è convocata, a partire dal prossimo giorno 24, da circa 40 organizzazioni e collettivi dell'Altra Campagna, e da organizzazioni ed individui aderenti alla Zezta Internazional in Svizzera, Stato spagnolo, Grecia, Argentina, Cile, Colombia, Italia, Brasile e Francia, che affermano:

"Dalla sollevazione armata dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), questo è stato oggetto di attacchi, persecuzioni ed aggressioni nel tentativo del malgoverno di distruggere coloro che annunciano l'esistenza di un altro mondo possibile. Tuttavia, la resistenza e la lotta delle comunità zapatiste, insieme agli uomini e alle donne del Messico e del mondo, ha fatto fallire questa offensiva ed i compagni hanno progredito nella costruzione della propria autonomia, esperienza che è stata e continua ad essere esempio per le molte lotte di quelli che stanno in basso".

Dal processo organizzativo dell'EZLN "che ha sempre lanciato ponti", si dice nella convocazione, nasce la sesta dichiarazione, un appello "ad organizzarsi con loro in una lotta nazionale anticapitalista", e che il governo "vede nell'Altra Campagna una minaccia reale al suo potere ed al suo sistema".

Con la repressione del 3 e 4 maggio 2006 ad Atenco "inizia la strategia repressiva per frenare l'avanzata dell'Altra Campagna, mentre si intensificano le aggressioni alle comunità".

Così, negli ultimi quattro anni la repressione contro l'EZLN e l'Altra Campagna è stata costante", sottoforma di sparizioni, prigione, persecuzione paramilitare, minacce ed omicidi. "Molti sono stati gli sforzi per denunciare, resistere e combattere la repressione" che inoltre "vuole cancellare il diritto delle persone di decidere del proprio destino".

Sebbene la repressione "sia stata costante, questa è cresciuta a partire dal 2009", quando inizia una nuova tappa di aggressioni alle comunità che continuano "in diversi punti del territorio zapatista" dove esistono interessi economici, "hanno il proposito di distruggere la loro lotta e la possibilità di costruire relazioni sociali diverse da quelle capitaliste".

Di fronte alle aggressioni in atto in, i convocanti sostengono: "Ci muove qualcosa che ci hanno insegnato i compagni zapatisti con la loro pratica etico-politica: che nella lotta sono importanti la strada ed il viandante, e che la costruzione di un altro mondo inizia da come ci rapportiamo tra di noi, imparando a prenderci cura del compagno".

I convocanti indicano come riferimento delle attività della campagna che incomincia questo sabato, il 17 novembre, anniversario della fondazione dell'EZLN, data per "una mobilitazione nazionale ed internazionale". http://www.jornada.unam.mx/2010/07/22/index.php?section=politica&article=018n1pol

(Traduzione "Maribel" - Bergamo)


giovedì 1 luglio 2010

Liberati i prigionieri politici di Atenco

 

POPOCATÉPETL

La lava del Messico

a cura di Gianni Proiettis

1 luglio 2010

Presos políticos ¡Libertad!


Una sentenza della Suprema Corte de Justicia de la Nación ha decretato oggi la liberazione di 12 comuneros di Atenco, incarcerati nel maggio 2006 dopo una brutale repressione e condannati a pene fra 31 e 112 anni. Il loro unico delitto era stato quello di opporsi alla costruzione di un aeroporto sulle loro terre.
In un futuro Messico democratico, la lunga lotta di San Salvador Atenco sarà ricordata nei libri di storia come un episodio esemplare di resistenza popolare organizzata. Fino ad oggi, aveva riempito casse e cassetti di fascicoli giudiziari, manteneva in carcere dodici innocenti, vessati e maltrattati, e illustrava un caso particolarmente feroce di criminalizzazione della protesta e abuso di potere.

Ridente villaggio agricolo a una mezz'ora da Città del Messico, Atenco arrivò alle prime pagine dei giornali quando, nell'ottobre 2001, Vicente Fox, che non aveva ancora festeggiato il primo anno di presidenza ma aveva già ampiamente deluso le aspettative dell'elettorato, decretò l'espropriazione di 5mila ettari di terre coltivate, al lato dell'antico sistema lacustre di Texcoco, per costruirvi un nuovo aeroporto, senza consultare minimamente gli abitanti.
Quello che era stato progettato come un succoso business dal nuovo presidente e alcuni amici si scontrò con la recisa opposizione di tutta una comunità, erede da tempi ancestrali – e con documenti di epoca coloniale che lo comprovano – di quelle terre fertilissime.
Più offensiva ancora della ridicola indennizazione proposta (7 pesos, meno di mezzo euro al metro quadro), sembrò la pretesa di sloggiare dalle sue terre tradizionali una comunità che viveva da tempi immemoriali – comunque da più di cinque secoli – in un ecosistema lacustre, rispettandolo e conservandolo.

I machete che gli Atencos brandirono come simbolo della loro resistenza entrarono nell'iconografia del villaggio globale e riscossero tanti appoggi e simpatie da costringere il governo a fare marcia indietro. Ma Atenco, da allora, entrò nella lista nera del potere.
Il 3 maggio 2006, quando il sessennio di Fox stava per concludersi, a partire da una provocazione poliziesca contro alcuni venditori di fiori nel mercato di Texcoco, si scatenò una gigantesca operazione di polizia contro San Salvador Atenco e i suoi abitanti.
La ferocia di migliaia di agenti, che uccisero due giovani, ferirono e torturarono decine di persone, violentarono o abusarono sessualmente di cinquanta donne, arrestarono duecento manifestanti, distrussero e saccheggiarono tutte le case, era stata evidentemente ordinata dall'alto.

Dodici degli arrestati furono sottoposti a un processo pieno di irregolarità, false imputazioni, testimonianze guidate. Il leader, Ignacio del Valle, fondatore del Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra, un'organizzazione nata al calore della lotta, stava scontando dal maggio 2006 una condanna a 112 anni in un carcere di alta sicurezza. Due dirigenti dell'organizzazione avevano avuto sentenze di 67 anni. Gli altri nove – fra cui uno solo era militante del Fpdt – avrebbero dovuto passare i prossimi trent'anni in galera, secondo i giudici ordinari.

Ma la prima sala della corte suprema ha determinato, con quattro voti contro uno, che gli atenchensi furono accusati di delitti – assalto alle vie di comunicazione e sequestro equiparato – che non commisero e condannati sulla base di prove false. Uno dei magistrati, Juan Silva Mesa, si è riferito al caso come "una forma mascherata di criminalizzare la protesta sociale".
Va detto che a reputazione della corte suprema aveva toccato recentemente il suo punto più basso, con una sentenza che non indicava responsabili per l'incendio di un asilo infantile di Hermosillo in cui erano morti 49 bambini. Ora la liberazione degli Atencos, grande vittoria di un movimento popolare che si è rafforzato in questi quattro anni, permette alla corte un certo recupero di credibilità dopo vari scivoloni (come quando liberò, nell'agosto scorso, una ventina di omicidi confessi della strage di Acteal).
Resta da vedere se lo Stato assumerà le proprie responsabilità per i due giovani uccisi dalla polizia nella sanguinaria incursione ad Atenco, se ci sarà una riparazione del danno, se si farà giustizia per le donne violentate, i torturati, gli imprigionati, i furti e i danni.
Se si indennizzeranno i quattro anni che i dodici oggi liberati hanno passato ingiustamente in prigione.
Mentre la popolarità del governatore dello stato di Messico, Enrique Peña Nieto, che si sentiva già in tasca la candidatura presidenziale, è in ribasso, si festeggia nel movimento per la liberazione dei prigionieri di Atenco, che ha raccolto un'enorme solidarietà, manifestazioni in più di venti città in tutto il mondo e l'appoggio di undici premi Nobel per la pace.

Un solo neo: non è ancora chiara la sorte di América del Valle, la giovane e combattiva figlia di Ignacio, che ha vissuto gli ultimi quattro anni in latitanza.
Una settimana fa, América si è rifugiata nell'ambasciata del Venezuela a Città del Messico chiedendo asilo politico. Si saprà nei prossimi giorni se la richiesta, che era all'esame del governo venezuelano, non ha più ragion d'essere.


mercoledì 30 giugno 2010

PER LO SVILUPPO DELLA SANITA IN CHIAPAS AIUTACI A COSTRUIRE UN DORMITORIO X LA CLINICA DI SAN JUAN

 

Progetto di costruzione del dormitorio nella clinica del municipio autonomo San Juan de la libertad, Chiapas, Messico.

Introduzione:Il municipio autonomo di San Juan de la libertad è situato in Chiapas, nel sud-est del Messico. E' uno dei quaranta municipi di questo stato, che dal 94 hanno messo in atto un processo di autonomia che si basa sulla partecipazione delle popolazioni indigene locali alla gestione dei loro territori e sulla creazione di servizi rivolti a queste popolazioni che sono tra le più emarginate e povere del paese.

Luogo: il progetto è previsto presso la clinica municipale "la asuncion" del municipio autonomo di San Juan de la libertad, che si trova nella regione denominata Altos, nello stato del Chiapas, in Messico. Il municipio di San Juan de la libertad è legato con il Comune di Empoli da un patto di amicizia stipulato nel 1998.

Il sistema sanitario autonomo indigeno: le comunità autonome del Chiapas hanno istituito un sistema sanitario autonomo nelle regioni rurali del Chiapas basato su alcune cliniche municipali, una serie di consultori nelle comunità, e una rete di promotori di salute. I promotori sono persone che provengono dalle comunità della zona, che non hanno una preparazione accademica, ma sono formati da promotori più esperti o da medici solidali. Il loro lavoro è svolto gratuitamente, e ricevono dalle comunità il vitto e l'alloggio nel periodo in cui svolgono il loro servizio. Le strutture della sanità sono costruite con il contributo delle comiunità e della cooperazione, anche se sono carenti di attrezzature e soprattutto di medicine. Il sistema sanitario autonomo si è sviluppato in regioni marginali dove non erano presenti nessuna struttura sanitaria.

La clinica "la asuncion": la clinica del municipio di San juan de la libertad è stata visitata da una delegazione del Coordinamento toscano in sostegno alla lotta zapatista nel luglio 2009. In questa occasione abbimo incontrato alcuni promotori di salute che stavano svolgeno il loro servizio nella clinica. E' attiva dal 2000, ed attende una popolazione di circa 6.000 persone. Svolge un servizio di pronto soccorso 24 ore su 24, ha una farmacia, un consultorio di medicina generale e uno rivolto alla medicina femminile. In tutto il municipio sono attivi attualmente 60 promotori, di cui 9 donne, che lavorano nelle loro comunità e periodicamente svolgono un turno di una settimana presso la clinica municipale. E' presente un cosiddetto "centro de capacitacion" cioè un locale utilizzato per lo svolgimento dei corsi di formazione per i promotori della regione.

Progetto del dormitorio: durante l'incontro con le autorità municipali e con i promotori di salute ci hanno esposto le loro necessità riguardo allo sviluppo della sanità nel loro territorio. Mancano attrezzature mediche e medicine. Ma la necessità più urgente che sentono è la costruzione di un dormitorio per ospitare gli aspiranti promotori che vengono qua a seguire i corsi di formazione. Perchè in questa cllinica si organizzano ogni due mesi dei corsi della durata dai 15 ai 30 giorni. A questi corsi partecipano perano provenienti non solo dal municipio, ma da tutta la regione degli Altos, in media 30 persone ogni volta. Il problema che hanno è ospitare tutte queste persone. Per adesso li sistemano in strutture temporanee di legno, non adatte al clima di questa zona montuosa a 2.500 metri. Quindi la loro richiesta è quella di ricevere risorse economiche per la costruzione di un dormitorio in muratura da edificare sul tetto dell clinica.

Modalità e tempi del progetto: per la costruzione del dormitorio è prevista la partecipazione di manodopera locale volontaria. Quindi la spesa del progetto è riferita esclusivamente al materiale da costruzione necessario. Il preventivo stimato è intorno ai 60.000 Pesos (circa 3.500 Euro). Il tempo previsto è di alcuni mesi di lavoro, una volta a disposizione le risorse economiche..

martedì 29 giugno 2010

]Aggressioni per rompere la tregua dell'EZLN

 
 

La Jornada – Martedì 29 giugno 2010

Giornata di solidarietà con le basi zapatiste del Chiapas

La Rete di appoggio accusa: L'aggressione a El Pozo è avvenuta per rompere la tregua dell'EZLN

HERMANN BELLINGHAUSEN

Di fronte ai fatti di violenza contro le basi di appoggio dell'EZLN nella comunità tzeltal Idi El Pozo, negli Altos del Chiapas, la Rete Contro la Repressione e per la Solidarietà denuncia che questo dimostra che i governi federale, statale e municipale vogliono provocare, attraverso l'aggressione, "la reazione dei compagni per scatenare uno scontro che rompa il silenzio e la tregua degli zapatisti".

Annunciando che convocherà "una giornata nazionale ed internazionale di solidarietà con le comunità zapatiste del Chiapas", la Rete ricorda che la giunta di buon governo di Oventik ha denunciato l'aggressione subita dalle basi di appoggio dell'EZLN a El Pozo (municipio ufficiale di San Juan Cancuc) il 21 giugno "da parte di persone appartenenti al PRI ed al PRD che volevano obbligare nove famiglie zapatiste del luogo a pagare i servizi di acqua ed elettricità, sapendo che i nostri compagni sono in resistenza".

Aggiunge che "gli aggressori avevano raggruppato 240 persone armate di machete, pietre ed attrezzi, incitate da alcool, droga ed appoggio governativo".

L'aggressione ha lasciato gravemente feriti Miguel Hernández, con frattura del cranio ed esposizione di massa encefalica, ricoverato presso l'ospedale di Tuxtla Gutiérrez; Manuel López Hernández, anche lui ferito alla testa e ricoverato nell'ospedale di San Cristóbal, e molti altri feriti".

La Rete, formata da aderenti dell'Altra Campagna in diversi stati, aggiunge che si trovano in carcere gli zapatisti Francisco Méndez Velasco, Sebastián Hernández Gómez e Francisco Santiz Méndez, e dichiara: "La resistenza zapatista e la costruzione delle sue autonomie non solo non sono capite dai malgoverni e dai loro lacchè, ma ora neppure le tollerano e tentano di distruggerle arrivando all'aggressione fisica. Gli zapatisti hanno dimostrato nei fatti il compimento della loro parola di realizzare un movimento civile e pacifico, e l'hanno dimostrato in questa occasione, poiché loro non sono stati gli aggressori, bensì gli aggrediti ed hanno agito per legittima difesa della loro gente e della propria vita".

La provocazione di azioni violente tra indigeni "è il modo in cui i malgoverni vogliono legittimare la presenza di militare e dei poliziotti statali nelle loro comunità".

Con questa azione "si dimostra che gli attacchi provengono dai tre livelli di governo, che gli aggressori sono parte di essi e che agiscono su ordine e per convenienza degli interessi dei padroni del denaro, i veri padroni del potere", sottolinea la Rete. "Mentre i nostri compagni sono in carcere, gli aggressori sono liberi e minacciano le famiglie zapatiste in altre comunità."

L'organizzazione invita l'Altra Campagna, la Zezta Internazional ed in particolare i membri Della Rete stessa "a realizzare azioni di protesta, a far sentire la propria voce in solidarietà con le basi di appoggio zapatiste e con l'EZLN, e a denunciare gli attacchi dei malgoverni federale, statale  municipale".

Ricordiamo che nei fatti della settimana scorsa un indigeno priista ha perso la vita ed altri sono rimasti feriti. Da parte loro, le famiglie zapatiste hanno dovuto cercare rifugio nella capoluogo del municipio autonomo di San Juan Bautista Cancuc. http://www.jornada.unam.mx/2010/06/29/index.php?section=politica&article=018n1pol

(Traduzione "Maribel" - Bergamo)

sabato 26 giugno 2010

A El Pozo ci siamo difesi, sostengono gli zapatisti

 

La Jornada – Giovedì 24 giugno 2010

In un documento negano di aver dato inizio al conflitto

A El Pozo ci siamo solo difesi da un'aggressione, sostengono gli zapatisti

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Dalla Redazione

Dal caracol di Oventic, la giunta di buon governo (JBG) Corazón céntrico de los zapatistas delante del mundo, della zona Altos, in Chiapas, ha chiarito la sua posizione rispetto ai fatti successi a El Pozo, municipio di Cancuc, lunedì scorso, dove c'è stato un morto e vari feriti. Non si è trattato di uno scontro, come dicono i mezzi di comunicazione, né tanto meno di un'aggressione provocata dagli zapatisti.

La JBG sostiene: Davanti all'aggressione, i compagni hanno dovuto difendersi in qualche modo, utilizzando le loro estreme risorse per legittima difesa davanti all'aggressione provocata dai priisti e perredisti di El Pozo, vedendo i nostri compagni colpiti brutalmente in testa. 

La JBG smentisce la versione secondo la quale le basi dell'EZLN avrebbero provocato il confronto: Al contrario, noi stiamo portando avanti la nostra lotta in maniera pacifica, non contro i nostri stessi fratelli. In questa aggressione c'è stato un morto tra gli aggressori, e si tratta di colui che guidava l'aggressione. Le nostre basi hanno dovuto difendersi.

La mattina del 21 giugno, priisti e perredisti si sono divisi in quattro gruppi, ognuno di 60 persone circa, armati di machete, pietre, bastoni, zappe, picconi, pale e pinze per tagliare il servizio di erogazione della luce e dell'acqua a nove famiglie zapatiste. Queste hanno chiesto a costoro di non farlo, ma gli aggressori non hanno ascoltato ed hanno iniziato ad aggredire e colpire con pietre e bastoni.

Miguel Hernández Pérez e Manuel López Hernández hanno subito fratture al cranio, il primo con esposizione della massa encefalica ed è grave. Sono rimasti feriti anche Antonio López Guzmán, Sebastián Pérez Cruz, Eliseo Martínez Pérez, Miguel Gómez Hernández y Antonio Cruz Gómez. Alla fine i nostri compagni sono riusciti a scappare in un'altra comunità del municipio autonomo San Juan Apóstol Cancuc, ma uno di loro, Antonio Gómez Pérez, ferito, risulta desaparecido.

Quando i promotori di salute autonomi sono andati a recuperare i feriti, sono stati fermati dalla polizia settoriale, dal sindaco Cirio Vásquez Cruz, dal pubblico ministero di Giustizia Indigeno Marcos Shilón Pérez e dal personale del sottosegretariato di governo. Secondo la JBG, i cinque non sono responsabili e nemmeno si trovavano sul luogo dei fatti. 

La JBG ha identificato gli organizzatori dell'aggressione, guidati da Miguel Gómez Pérez e sostiene che i filo-governativi di El Pozo non hanno il diritto di privare di energia ed acqua gli zapatisti in resistenza.

Nei fatti, secondo la versione ufficiale, è morto Sebastián Hernández Pérez, del gruppo priista.

Il presidente municipale ufficiale di Cancuc "sa che la sua gente perseguita le basi zapatiste col pretesto della resistenza al pagamento dell'energia elettrica a Crucilj'a, Tzuluwitz, Nicht'el, La Palma, Ya'xcoc, Baak'il, Cruztón, tra altri". Con questo, vogliono dimostrare che si tratta di scontri tra indigeni per giustificare la militarizzare delle comunità.

Come è possibile che il malgoverno agisca in questo modo, fermando i nostri compagni mentre sono le nostre basi di appoggio ad essere state aggredite, picchiate e gravemente ferite. Gli aggressori sono liberi di fare quello che vogliono perché contano sull'appoggio dei tre livelli di governo, ma quando i nostri compagni e compagne si difendono dalle aggressioni, li si accusa di essere provocatori ed aggressori, e questo vuol dire che gli zapatisti non hanno il diritto di difendere le loro vite, conclude il comunicato. http://www.jornada.unam.mx/2010/06/24/index.php?section=politica&article=018n2pol



mercoledì 23 giugno 2010

Dove sono i Maya?

 

Documentario realizzato da Narco News School of Authentic Journalism - http://www.narconews.com  - che documenta lo sfruttamento nell'industria turistica dei discendenti dei popoli originari del Messico in Yucatan, Cancun
http://www.youtube.com/watch?v=bsW3kZ9lPBA&feature=channel


martedì 22 giugno 2010

José Saramago

http://www.valeriodistefano.com/public/saramago.jpg

 

Alcuni giorni fa se ne è andato, a 88 anni, José Saramago. All'improvviso se ne è andato, e troppo presto: lo volevamo ancora con noi. Sì, lo volevamo ancora con noi, volevamo altri libri, volevamo altre analisi, puntuali e precise, mai scontate. Mi ricordo l'ultima volta che l'ho visto, sei anni fa, a Pontedera, nello stabilimento Piaggio. Teneva una conferenza, c'era anche sua moglie Pilar, erano passati pochi giorni dalla strage di Atocha. Il tema trattato era "la libertà delle idee". Ad un certo punto Saramago parlò di Democrazia, quella con la D maiuscola, non quella svuotata, deturpata, e sbandierata dai governanti, di destra e sinistra, di mezzo mondo. E disse una cosa che mi colpì. Disse più o meno così: oggi siamo qui a parlare della libertà delle idee, e ce lo permettono. In questo stesso momento in altre centinaia di luoghi, altre persone sono riunite per parlare di diritti civili, di razzismo, di pena di morte, terrorismo, globalizzazione ..., e glielo permettono. Il potere ci lascia riunire e parlare di tutti questi temi. Se però, ci riunissimo per parlare di Democrazia, per interrogarci se viviamo in Democrazia, allora il potere non ce lo permetterebbe, perché la verità è che non viviamo in una società democratica. Poi spiegò le ragioni per cui la nostra società, quella occidentale, non può essere definita democratica.

Quelle sue riflessioni mi accompagnano ancora oggi. Il presente che stiamo vivendo, giorno dopo giorno, sta drammaticamente confermando l'analisi di Saramago.


Vogliamo ricordare José Saramago per quello che ci ha regalato attraverso i suoi libri.

Vogliamo ricordare José Saramago per la sua lotta per la Democrazia, quella vera, quella con la D maiuscola.

Vogliamo ricordare José Saramago per il suo camminare a fianco degli ultimi.


Vogliamo ricordare Josè Saramago, scrittore erudito, intellettuale onesto,compagno, uomo.


E vogliamo condannare la codardia, la cialtroneria, la bassezza, la disonestà intellettuale dell'Osservatore Romano, per l'attacco a Josè Saramago, sferrato, attraverso un comunicato stampa, il giorno dopo la sua morte. Un'analisi, quella del periodico della "Santa Sede", che dimostra la pericolosa grettezza del dibattito culturale interno al Vaticano. E un tempismo che mette in evidenza una mancanza di rispetto dolosa e codarda, verso l'uomo, prima ancora che verso l'intellettuale.


Nella postfazione di "Desde las montañas del sureste mexicano" del Subcomandante Marcos, Saramago scrive: "Il Chiapas è un luogo di dignità, un fuoco di ribellione in un mondo pateticamente addormentato". Ecco, forse il modo migliore per ricordarlo è creare tanti Chiapas per provare a svegliare il mondo.


Un abbraccio José, e un abbraccio anche a te, Pilar, che più di tutti stai patendo la sua assenza.




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