giovedì 18 ottobre 2018

Fwd: [Ezln-it] DICHIARAZIONE DELLA II ASSEMBLEA NAZIONALE DELCNI-CIG-EZLN

---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Annamaria <maribel_1994@yahoo.it>
Data: 18/ott/2018 10:49
Oggetto: [Ezln-it] DICHIARAZIONE DELLA II ASSEMBLEA NAZIONALE DELCNI-CIG-EZLN
A: EZLN-IT <ezln-it@lists.ecn.org>
Cc:

> DICHIARAZIONE DELLA SECONDA ASSEMBLEA NAZIONALE DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO-CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO
> Alle Reti di Appoggio al Consiglio Indigeno di GovernoAlla Sexta Nazionale e InternazionaleAi popoli del Messico e del mondoSorelle, fratelli:
> Dalla Seconda Assemblea Plenaria del Congresso Nazionale Indigeno e Consiglio Indigeno di Governo, svoltasi dall'11 al 14 ottobre presso il CIDECI-UNITIERRA, San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, ci rivolgiamo rispettosamente alle compagne e compagni che formano le Reti di Appoggio al CIG, alle comunità indigene di questo paese e del mondo per guardarci, consultarci ed intraprendere nuovi passi per la costruzione del nuovo mondo che necessitiamo.Lo diciamo con urgenza, perché noi che siamo popoli originari, nella nostra lotta contro la profonda malattia causata dal capitalismo, tessiamo la vita, perché è la consegna che abbiamo ricevuto dai nostri antenati. Questo, per noi, significa costruire la vita e farla crescere in ogni angolo con la speranza che investa sulla memoria e sui tempi a venire. Ci intessiamo collettivamente come popolo ed in questa azione ci intessiamo anche come persone.Siamo reti nei nostri luoghi in cui cerchiamo collettivamente di avere una sola parola che sia lo specchio della nostra madre terra, del suo battito e della sua vita. Siamo reti di reti nelle nostre comunità e regioni che sono collettivi di collettivi, dove troviamo un sola parola altra, che tra i nostri ascoltiamo con attenzione perché continua ad essere ciò che abbiamo deciso liberamente di essere, questa è la nostra lotta permanente e per questo la rispettiamo e onoriamo, rendendola il nostro governo, non solo adesso ma sempre, perché dalle nostre differenze sorge l'accordo collettivo. Ovvero, dal nostro essere differenti sorgiamo come uno solo, come i popoli che siamo ed è per questo che onoriamo anche le nostre differenze.Così, quando per accordo del Quinto Congresso Nazionale Indigeno abbiamo deciso di formare il Consiglio Indigeno di Governo, non è stato vacillando, né pretendendo che tutti fossero come noi, né volendo dire agli altri che cosa fare, ma per dire al mondo che non è vero che il governo debba esistere per distruggere, ma per costruire. Non è vero che il governo debba servirsi, ma servire. Deve essere lo specchio di quello che siamo quando sogniamo per decidere il nostro destino, e non la menzogna che ci soppianta per dire, in nome nostro, che vuole vedere morto tutto ciò che gli sta intorno.Ciò che tessiamo lo chiamiamo organizzazione ed è il territorio che difendiamo, è la lingua che parliamo e ci rifiutiamo di perdere, è l'identità che non dimentichiamo e che rendiamo grande con la lotta. Ma tutto questo è anche quello che i padroni del denaro vogliono distruggere e trasformare in altro denaro, trasformarlo in merci con lo sfruttamento, con la povertà, la malattia e con la morte di molti altri milioni di persone che non sono dei nostri popoli e che vivono nelle città e nelle campagne. Cioè, non è neppure vero che la morte, la repressione, la predazione e il disprezzo siano riservati solo a noi popoli originari.Per questo, esercitare l'autonomia con le nostre forme ancestrali di camminare domandando è l'unica porta per continuare a fare della vita la nostra strada irrinunciabile, perché al di fuori tutto si è regolato per appoggiare il terrore e il profitto dei potenti. In questo contesto, benché la nostra libera determinazione sia riconosciuta nelle sue leggi viziate, non c'è modo che si fermi, o almeno che si freni l'accumulazione capitalista basata sul nostro sterminio. Questo sarà possibile solo quando si smantellerà la proprietà, la finca, il campo di concentramento o il cimitero, tutto quello in cui hanno trasformato il nostro paese e il nostro mondo.Il Consiglio Indigeno di Governo è la forma di onorare le nostre differenze per trovare qui la parola nella quale ci rispecchiamo e che sia un governo vero. L'altro, quello che sopra chiamano Stato Messicano, è solo una menzogna per imporre, reprimere ed occultare la morte che oramai trabocca rendendo evidente l'inganno. Ovvero, non sono altro che una banda di ladri che finge di essere istituzione di d

domenica 30 settembre 2018

Via Di Battista dal Chiapas

DA SEMPRE AL FIANCO DEGLI ZAPATISTI E DEI MUNICIPI AUTONOMI
Come attivise/i dei centri sociali, associazioni e dei movimenti, 
da sempre siamo stati vicini alle comunità indigene e zapatiste in Chiapas, partecipando a numerosi progetti e carovane organizzate dall'Associazione Ya Basta e dal Coordinamento toscano in sostegno alla lotta zapatista..Partecipando con delle delegazioni empolesi composte da attiviste/i del Coordinamento e da assessori del Comune di Empoli con progetti di cooperazione internazionale. 
il Comune di Empoli dal 1998 ha sottoscritto un patto di amicizia con il municipio autonomo di san juan de la libertad, un patto di amicizia che anche dopo 12 anni, si è sempre rinnovato e rafforzato,grazie al lavoro, svolto dagli attivisti del coordinamento,che insieme ai piccoli contributi dell’amministrazione di Empoli e ai ricavati delle varie iniziative svolte al Csa Intifada/Comunitàinresistenza Empoli resistenza, a Bucine (AR), e in altri territori toscani, hanno sviluppato anno dopo anno diversi progetti.
Il più importante dei progetti realizzati è la costruzione della scuola ad Oventik insieme alla biblioteca.
In questi ultimi anni, come Coordinamento ci siamo soffermati sulla problematica della sanità, ed insieme ai rappresentanti del municipio autonomo di San Juan de la Libertad sviluppando la costruzione di un dormitorio adiacente alla clinica.
Come Coordinamento, siamo soddisfatti di questi 12 anni di relazioni con le comunità zapatiste, da cui abbiamo imparato, cosa vuol dire praticare la democrazia dal basso e l’autonomia, tutte le volte che andiamo in Chiapas torniamo più ricchi di esperienza e di umanità.
Quindi non accetteremo mai che personaggi squallidi come 
Di Battista e del suo partito che governa con la lega razzista e xenofoba, vadano in Chiapas per fare falsi reportage.
Non sanno nemmeno dov’è il Chiapas, né conoscono 25 anni di resistenza dell’EZLN. #DiBattistaFueraYa
Coordinamento toscano in sostegno alla lotta zapatista.
Comunità in resistenza/CSA intifada

giovedì 16 agosto 2018

Fwd: [Ezln-it] SupGaleano: programmi di AMO contro i popoli

---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Annamaria <maribel_1994@yahoo.it>
Data: 16/ago/2018 08:45
Oggetto: [Ezln-it] SupGaleano: programmi di AMO contro i popoli
A: EZLN-IT <ezln-it@lists.ecn.org>
Cc:

Il governo ha scelto tra i quattro candidati quello più a destra, ha dichiarato il  subcomandante Galeano dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), considerando che i programmi che il presidente eletto Andrés Manuel López Obrador intende attuare, come la piantumazione di migliaia di ettari di alberi, la costruzione del Treno Maya e il corridoio sull'istmo di Tehuantepec, non faranno altro che distruggere i territori delle popolazioni indigene.

Dopo l'incontro delle Reti di Appoggio del Consiglio Indigeno di Governo (CIG), in cui è stata  proposta la creazione di una Rete di Resistenza e Ribellione Internazionale, il subcomandante insurgente ha affermato, il 5 agosto nel caracol di Morelia, che la quarta trasformazione promessa da López Obrador è in realtà la quarta trasformazione del PRI. I governi possono cambiare, ma se il sistema di dominio viene mantenuto, succederanno le stesse cose, ha criticato. 

A questo  proposito, Galeano ha fatto allusione alla società che fornirà gli esemplari per il progetto dei mille ettari di alberi da frutto e legname, il cui proprietario, ha detto, è Alfonso Romo, capo di gabinetto durante il prossimo governo.

Ha anche parlato del muro proposto da Donald Trump, che, dice, non è quello sul confine settentrionale, ma quello a sud, il fiume Suchiate, con la negazione dell'ingresso dei centroamericani in Messico. "Ecco perché Trump ha salutato Juanito Trump per aver vinto le elezioni", ha detto.

Allo  stesso modo, ha condanato l'oblio subito dai popoli indigeni, sottolineando che erano già stati mandati sulle montagne in passato, quando furono privati delle loro terre; ora si scopre che queste montagne hanno una grande ricchezza e le vogliono per la nazione. Dobbiamo difenderle fino alla morte, perché temo che il governo si difenderà con violenza, sostiene. 

Galeano ha esposto la proposta di consolidare una Rete di Resistenza e Ribellione Internazionale. Ritiene che il Consiglio Nazionale Indigeno cesserà di essere un movimento  esclusivo di gruppi nativi, poiché si cercherà di aggiungere qualsiasi gruppo o individuo esterno a questo processo governativo che ha qualificato "di addomesticamento".

Inoltre, questa Rete si espanderà anche ad altre nazioni, cercando in qualsiasi angolo del mondo coloro che resistono al proprio sistema di governo.

Oltre a questa azione principale, il subcomandante insurgente ha riferito su altre sette, tra cui l'integrazione di uomini dalle campagne e gruppi di combattimento storici nella rete di supporto al CIG; la discussione di ciascuno dei comitati formati ha lo scopo di coordinare gli sforzi tra le reti, così come un incontro internazionale in uno dei cinque caracoles zapatisti a dicembre. 


Articolo di Sandra Gayou / La Jornada Maya. Mercoledì 15 agosto 2018, p. 6
Traduzione Rebecca Rovoletto  Foto di Ojo de Alma su Semillitas Zapatista 
Qui l'intervento completo delle proposto dell'EZLN https://www.facebook.com/regeneracionradio/videos/224511961740144/ 

venerdì 20 luglio 2018

Fwd: [Ezln-it] Ezln smentisce ogni contatto con AMLO. Comunicato dell’EZLN

---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Annamaria <maribel_1994@yahoo.it>
Data: 20/lug/2018 08:44
Oggetto: [Ezln-it] Ezln smentisce ogni contatto con AMLO. Comunicato dell'EZLN
A: EZLN-IT <ezln-it@lists.ecn.org>
Cc:

L'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale smentisce ogni contatto con AMLO. Comunicato del CCRI-CG dell'EZLN


https://20zln.noblogs.org/lesercito-zapatista-di-liberazione-nazionale-smentisce-ogni-contatto-con-amlo-comunicato-del-ccri-cg-dellezln/

martedì 10 luglio 2018

Fwd: [Ezln-it] Daniele Di Stefano: Chi ha vinto le elezioni messicane?

---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Annamaria <maribel_1994@yahoo.it>
Data: 10/lug/2018 14:02
Oggetto: [Ezln-it] Daniele Di Stefano: Chi ha vinto le elezioni messicane?
A: EZLN-IT <ezln-it@lists.ecn.org>
Cc:

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> Chi ha vinto leelezioni messicane?Daniele DiStefano - Lunedì 9 luglio2018Andrés Manuel López Obrador, detto AMLO, dopo vani tentativi inficiati dafrodi elettorali a suo danno, stavolta ha vinto le elezioni in Messico. Ilfatto ha causato un'ondata di interesse anche dalle nostre parti, con articolipiù asciutti e osservatori e altri che vanno dall'esaltato al possibilista: lasinistra latinoamericana rialza la testa. Come già titolano i giornali dilingua spagnola, solo l'EZLN (http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2018/07/09/convocazione-a-un-incontro-di-reti-dappoggio-al-cig-al-comparte-2018-per-la-vita-e-la-liberta-e-al-15-anniversario-dei-caracoles-zapatisti-dipingi-chioccio/)resiste e tiene le distanze dal partito-movimento Morena e dal suo fondatoreneopresidente. E' peraltro noto anche in Italia il tentativo, fallito, diconseguire le numerose firme necessarie alla candidatura di Marichuy a nome delConsiglio Indigeno di Governo, sorto a partire dal Congresso NazionaleIndigeno. L'EZLN starebbe quindi all'angolo, recalcitrante e isolato da unasinistra in trionfo. Il fatto che le firme per Marichuy fossero le sole percentualmenteveritiere e autentiche in un consueto panorama di brogli, non cancella l'amaraconstatazione che il suo risultato, al di sotto delle trecentomila firme e conla conseguente esclusione della candidatura, è stato modesto rispettoall'ambizione di mobilitare i popoli indigeni messicani, che contano milioni diindividui. Il tentativo, del resto, si scontrava con difficoltà logistiche chesono costate anche un grave incidente alla carovana di Marichuy, e non aveva alcunapretesa di competere effettivamente per la presa del potere: è stato utilizzatocome strumento per fare uscire i popoli indigeni dall'isolamento e dalleaggressioni cui sono sottoposti, accendendo su di essi i riflettori. Non sodire, da questo tragicomico paesino mediterraneo che è l'Italia, quanto talerisultato sia stato ottenuto, ma ritengo che non si tratti di un obiettivomisurabile sul breve periodo. Deve comunque aver pesato il posizionamento versoi partiti di molte realtà di base, specialmente cittadine, orientate verso AMLOanche in base a una tendenza di allontanamento delle proprie simpatiedall'EZLN. Frattura che risale alle elezioni del 2006, con l'Altra Campagnalanciata dalle e dagli zapatisti, che per molti messicani di centrosinistra significava"remare contro" AMLO e il PRD e in favore del PRI, ragione per laquale l'intellighenzia simpatizzante con lo zapatismo gli voltò le spalle. Lafrattura continua, con ricorrenti attacchi via social network alla figura delSubcomandante Galeano, chiamato ancora Marcos, senza alcun rispetto per quelmaestro zapatista che rivive nel suo nome: fantoccio, attore, servo del PRI,fratello di una deputata del PRI, burattinaio o burattino, eccetera.Curiosamente, il fatto si ripete ora che esce un comunicato a firma sia diGaleano che di Moisés, come se Moisés stesso, cui fa capo la responsabilitàsull'EZLN, non facesse testo perché lo stile è chiaramente quello di Galeano,che dunque starebbe parlando per sé, strumentalizzando i poveri indigenizapatisti. Un'ennesima prova del razzismo latente in questi attacchi edell'incomprensione delle posizioni che le zapatiste e gli zapatisti hannoripetuto fino alla nausea, e che nuovamente vengono attribuite al soloMarcos-Galeano. Cerchiamo di entrare nel merito del comunicato zapatista. Cosa dice? Sottometafora, nota un fatto strano: la squadra avversaria di Morena, il PRI, si èritirata prima del fischio finale, e ora esulta con i vincitori. Ma nondovevano essere le bestie sconfitte? Come è possibile che nel chiasso generalesiano tutti vincitori? E perché si sono affrettati a riconoscere la vittoriadell'avversario ben prima che essa fosse certa? Perché a un certo punto sonosparite le bandierine degli avversari ed è stato lasciato campo libero aivincitori designati? Perché, aggiungiamo, le felicitazioni di Trump, notoamante dei messicani, che ha così cortesemente permesso il libero procederedella democrazia nel cortile di casa? Ricordo un intervento del Sup Galeano in aprile, che alcuni giorni fa mifece pensare che stavolta gli z

mercoledì 4 luglio 2018

Fwd: [Ezln-it] L.H. Navarro: Il bacio del diavolo

La Jornada, Luis Hernández Navarro, 3 luglio 2018. Nel calendario del potere emerge una data: 20 dicembre 2012. Quel giorno, nel Castello di Chapultepec, raggiante, dopo aver firmato il Patto per il Messico, si fecero fotografare i firmatari: il presidente Enrique Peña Nieto; Gustavo Madero, leader del Partito Azione Nazionale; Cristina Díaz, dirigente ad interim del Partito Rivoluzionario Istituzionale, e Jesús Zambrano, alla guida del Partito della Rivoluzione Democratica.
Cinque anni e mezzo dopo, le cose sono cambiate. Quelle figure politiche ed i loro partiti che allora credevano di avere il futuro nelle proprie mani, sono ridotti quasi in macerie. L'uragano elettorale del primo luglio li ha travolti, in grande parte come risultato di quel patto.
Il patto, in essenza un accordo copulare ed autoritario per intraprendere un nuovo ciclo di riforme neoliberali, quel giorno fu annunciato con grande clamore come il potente strumento per smuovere il Messico e modernizzarlo. La realtà sarebbe stata un'altra. In quell'occasione, oltre alle intenzioni dei suoi promotori, come è successo in ogni occasione in cui una élite ha voluto riformare radicalmente dall'alto il paese contro quelli che stanno in basso, il paese reale ha presentato il conto ai modernizzatori sbaragliando le loro riforme.
Così accadde quando il Messico era ancora la Nuova Spagna, con le riforme borboniche che sfociarono nella Rivoluzione di Indipendenza; così è successo con la modernizzazione e la pax sociale porfirista, deragliata nella Rivoluzione Messicana, e così è avvenuto con la riforma dell'articolo 27 della Costituzione e la firma del Trattato di Libero Commercio dell'America del Nord durante l'amministrazione di Carlos Salinas de Gortari, severamente contestato dalla sollevazione zapatista del primo gennaio del 1994.
L'implementazione del Patto per il Messico ha lasciato sul suo passaggio una sequela di devastazione sociale e distruzione del tessuto comunitario. Lungi dal potenziare la crescita ed il benessere economico, le nuove norme hanno inaugurato un nuovo ciclo di depredazione ed acutizzazione delle disuguaglianze.
Invece di restare a braccia conserte, i disastrati dalle riforme hanno protestato. Tuttavia, invece di rispondere ai loro reclami, il governo federale e la classe politica li hanno insultati. Hanno seguito la massimo salinista del non li vedo né li sento. Fingendo di non sapere. Di fronte ad ogni nuova protesta, assicuravano che la situazione era sotto controllo. Invece di ascoltare la tempesta che si avvicinava i firmatari del patto ed i loro successori alla guida dei partiti si sono ostinati a continuare a sorridere per le foto.
Per cinque anni e mezzo le vittime delle controriforme del Patto per il Messico hanno resistito. In ondate successive di indignazione organizzata, centinaia di migliaia di insegnanti hanno contestato la riforma della scuola. All'inizio del 2017 moltitudini iraconde hanno saccheggiato i grandi magazzini e bloccato le strade per esprimere il loro scontento col gasolinazo, eredità diretta della riforma energetica. Industriali indignati dalla riforma fiscale hanno fatto tintinnare i gioielli e sventolato portafogli per fare sentire la loro disapprovazione verso le nuove norme. Lungi dall'interrompere il monopolio delle grandi società di telecomunicazione, la riforma del settore ha riunito nelle proteste grandi consorzi.
Nella fotografia del Patto per il Messico di quel 20 dicembre 2012 non c'è Andrés Manuel López Obrador. Non è un piccolo dettaglio. Solo qualche mese prima era arrivato secondo alle elezioni per la presidenza della Repubblica con quasi 16 milioni di voti. A loro non importava. Credevano che lasciandolo fuori dall'accordo e cancellandolo dall'immagine lo avrebbero escluso dalla scena politica nazionale. Se non appare nella foto del potere - si sono detti - non esiste. In realtà, gli hanno fatto un favore.
López Obrador criticò l'accordo. In realtà, il Patto per il Messico – dichiarò in molte occasioni - un Patto contro il Messico. Si tratta - spiegava - di una mera manovra per privatizzare l'industria petrolifera. Si è opposto pubblicamente alla maggioranza delle riforme che l'accompagnavano. Le ha denunciate come parte degli affari della mafia al potere. Tuttavia, salvo nel caso della riforma energetica (e molti anni dopo essere stata approvata, in un'occasione, quella della scuola) non ha mai invitato a mobilitarsi contro di esse. Benché parte dei suoi simpatizzanti si siano inseriti direttamente nella lotta contro quelle riforme, lui non l'ha fatto ed ha concentrato le sue forze ad organizzare il suo partito, Morena, a partecipare alle elezioni e costruire la sua candidatura. È stato un leader politico di partito e non un dirigente sociale.
Ha vinto la scommessa. Senza partecipare direttamente in Morena, e senza che i suoi dirigenti siano stati candidati nelle sue liste, una parte di chi ha organizzato la contestazione nell'ultima fase delle riforme neoliberali si è unita all'onda lopezobradorista. Hanno votato contro i partiti del Patto per il Messico e premiato elettoralmente chi ha preso le distanze criticamente da una modernizzazione verticale, autoritaria ed escludente. Per i suoi firmatari, il Patto per il Messico è risultato essere il bacio del diavolo. http://www.jornada.com.mx/2018/07/03/opinion/019a1pol
Twitter: @lhan55


martedì 3 luglio 2018

La vittoria di Andrés Manuel Lopez

La vittoria di Andrés Manuel Lopez Obrador (Amlo) in Messico è sicuramente una buona notizia.
in un Messico sempre più NarcoStato  dove la violenza l'uccisione di giornalisti è entrata prepotentemente nella quotidianità, dove la corruzione è prassi nelle istituzioni, un presidente storicamente progressista, va a rompere gli schemi politici che fino ad oggi  hanno tenuto imbrigliato qualsiasi ipotesi alternativa ai vecchi partiti (PRI,PRD,PAN).
Questo non vuol dire che le storiche istanze della sinistra messicana, comprese quelle degli zapatisti, rientrino nel progetto del movimento di Obrador "MORENA".
è giusto ricordare che le relazioni tra gli zapatisti e Obrador non sono mai stati rosee, fin dal 1994 anno dell'insurrezione zapatista, rivolta contro il trattato economico nafta, per arrivare alla candidatura della rappresentante indigena Marichuy  vista come un elemento di disturbo e osteggiata da Obrador,
Bisognerà vedere se nell'agenda politica del nuovo presidente messicano entrerà l'autonomia indigena e  il rispetto degli accordi di Sant Andres, se avrà il coraggio di mettere in discussione il Nafta se alla fine farà gli interessi dei milioni di messicani che gli hanno dato il voto sperando in una vita migliore!
comunque almeno con AMLO la speranza ha ritrovato il suo cammino!
QUE VIVA MEXICO QUE VIVA ZAPATA

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