venerdì 14 agosto 2015

Dal Chiapas la denuncia pubblica della madre di Nadia Vera - Firma l'appello #MéxicoNosUrge



Annamaria <maribel_1994@yahoo.it> ha scritto:

Per aderire scrivere a mexiconosurge2015@gmail.com

La nostra Nadia, "in difesa della memoria"
Mirtha Luz Pérez Robledo

DICHIARAZIONE PUBBLICA
AL GOVERNO FEDERALE
AL GOVERNO DEL DF
AL GOVERNO DELLO STATO DI VERACRUZ
ALLE ISTITUZIONI INCARICATE DELLA PROTEZIONE DEI DIRITTI UMANI
ALLA SOCIETÀ MESSICANA
ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE
Cosa si può dire quando ti hanno rapito il cuore? Le parole si rompono, si disperdono. Non sai se ciò che è successo corrisponda davvero a ciò che senti. Va via la parola amore. Va via la parola generosità. Vanno via le parole con cui abitualmente parli, operi, ti comporti, ti costruisci. Vanno via le parole che ti abitano e smetti di abitare le parole. Allora rimani muta, pietrificata, immobile, annullata, umiliata, si cancella il tuo orizzonte, ti cancelli, poco a poco cominci a cancellare te stesso.
1. La tragedia
Il pomeriggio del giorno sabato primo agosto, attraverso i mezzi di comunicazione, e non delle autorità, abbiamo saputo dei tragici fatti in cui ha perso la vita la nostra cara Nadia insieme ad altre 4 persone. Nadia Dominique Vera Pérez viveva dal febbraio del 2015 nell'appartamento 401 dell'edificio ubicato nella strada Luz Saviñon 1909, della colonia (zona) Navarte in cui avvennero gli incresciosi fatti. Nadia era arrivata a Città del Messico dopo aver vissuto 12 anni nella città di Xalapa, perché "non si sentiva più sicura".
Lei, stava per andarsene alla Città di Cuernavaca per un'offerta di lavoro. Se ne sarebbe andata il giorno domenica 2 agosto e infatti lo aveva detto ai suoi amici e familiari il mercoledì 29 luglio. Anche le ragazze che vivevano lì stavano per lasciare l'appartamento.
2. Chi era Nadia Dominique Vera Pérez?
Nadia è nata a Comitán, Chiapas, l'8 febbraio 1983. Nel 2001 iniziò a studiare nella Facoltà di Scienze sociali della UNACH della città di San Cristóbal de las Casas, che abbandonò per continuare gli studi a Xalapa nella Facoltà di Antropologia dell'Universidad Veracruzana.
Nadia era direttrice, produttrice e promotrice culturale in Messico, specialmente nel campo delle arti sceniche. La sua attività culturale fu sempre legata alla difesa dei diritti umani, della libertà di espressione e dei diritti degli animali. Appoggiò anche il movimento #YoSoy132, il magistero, nella difesa contro le aggressioni a giornalisti, il Comitato Universitario di Lotta dell'Universidad Veracruzana, quello in difesa per il petrolio, quello dei 43 normalisti scomparsi ad Ayotzinapa.
Nadia praticava un'attività politica molto energica a favore dei diritti umani a partire dalla cultura e l'arte. Queste due attività furono fondamentali per lei e le unì in ogni passo della sua vita. Svolse l'attività di produttrice generale e direttrice di diversi festival, attività nazionali e internazionali. Credeva fermamente nel potenziale delle arti per la trasformazione sociale del Messico e agiva di conseguenza. Nadia era anche, è, nostra figlia, nostra sorella, zia, cugina; un pezzo del nostro cuore.
3. Il proseguimento delle indagini
Al dolore per la perdita di Nadia, la violenza che dovette subire, si somma la violenza istituzionale quando constatiamo che manca limpidezza nella gestione del caso da parte del Procura Generale della Giustizia del Distretto Federale:
Fin dall'inizio l'informazione si è diffusa in modo extraufficiale, frammentata e contraddittoria attraverso i mezzi di comunicazione e il Procura non si è esposto per pronunciarsi su questo punto.
Si dice…
Che Nadia era fidanzata del reporter Rubén Espinosa, cosa falsa in quanto Nadia e Rubén erano amici e si conobbero quando entrambi vivevano a Xalapa, Veracruz, e collaborarono nel Festival 4X4.
Che avevano assassinato il reporter Rubén Espinosa e 4 donne, senza darci l'informazione completa di chi erano le vittime, nonostante fossero state trovate nel luogo in cui vivevano.
Che un testimone dichiarò che le vittime avevano consumato una festa con i loro carnefici. Quasi subito questa informazione è stata smentita e si è passati a informare che i fatti accaddero tra le 14 e 15, enfatizzando che Nadia e Rubén erano stati in un bar all'alba.
Che le altre vittime erano Yesenia Quiroz, truccatrice, Olivia Alejandra Negrete Avilés, collaboratrice domestica e, poi, una cittadina colombiana della quale si confusero nome e foto fintanto che, solo qualche giorno dopo, si conobbe la sua identità, si trattava di Mile Virgina Martin. Cioè, si enfatizzarono occupazione, nazionalità, sesso e abitudini delle vittime, contribuendo a stigmatizzarle.
Che le telecamere dell'edificio non funzionavano ma che ci si affidava a telecamere vicine. Tuttavia, in seguito è stato reso noto un video che mostrava l'uscita dei presunti assassini dall'appartamento, ma non il loro arrivo.
Che gli assassini fuggirono in un'auto modello Mustang rossa che fu abbandonata a Coyoacán, con varie contraddizioni sulla proprietà del suddetto veicolo e la probabile connessione con attività illecite in anni precedenti.
Che tutte le vittime furono assassinate da un proiettile di arma da fuoco e che si utilizzò un cuscino per silenziare il rumore.
Che filtrarono, attraverso i mezzi di comunicazione, fotografie sullo stato in cui versavano le vittime, ferendo ancora di più la loro memoria e quella delle famiglie.
Per quanto precedentemente detto, e alla luce del nostro diritto alla verità e giustizia in quanto parenti di Nadia, abbiamo molte domande per il Procura della Giustizia del DF, istituzione dalla quale aspettiamo ancora risposte:
Perché si afferma che i fatti avvennero ad un'ora (3 del pomeriggio) e nella parte forense si afferma che il decesso avvenne alle 21?
Quali dichiarazioni rilevanti hanno fatto i testimoni chiave sul caso?
Perché l'attività di Nadia come attivista non è contemplata come un fatto che la collocava in situazione di vulnerabilità?
Perché non si è preso in considerazione il contesto di violenza e insicurezza, oltre che l'aggressione diretta da parte dello Stato di Veracruz a gruppi studenteschi e attivisti a cui Nadia apparteneva?
Qual è la spiegazione di tanto accanimento contro le vittime?
Cosa implica il fatto che l'arma utilizzata nel crimine sia stata usata per la prima volta e sia un'arma con silenziatore?
Perché si fanno filtrare informazioni confidenziali ai mezzi di comunicazione se con ciò si mettono in pericolo i familiari delle vittime?
Perché ad amici e parenti delle vittime non è stato permesso fare dichiarazioni che possano apportare maggiori informazioni?
Perché si è data priorità al movente del furto e si sono minimizzate altre piste investigative?
Perché ai testimoni chiave è stato permesso raccogliere i loro beni, alterando così la scena del crimine?
Perché nessuna autorità si è messa in comunicazione con noi per darci informazioni e sostegno?
Nulla ci restituirà la nostra Nadia. Alle altre famiglie nessuno restituirà i loro cari, ma crediamo che conoscere la verità possa restituirci un poco di fiducia nelle istituzioni; diversamente si creerà un clima di scetticismo più forte e, ancora più grave, un'impunità galoppante che lascia la società indifesa.
Per quanto detto finora, ci affidiamo alla Legge Generale delle Vittime, specialmente per ciò che concerne la verità di quanto accaduto nei fatti in cui furono violati i diritti umani di Nadia e delle altre dirette vittime, come quelli dei parenti in qualità di vittime indirette, motivi per cui le autorità dovranno informare dei risultati delle indagini.
Chiediamo:
Che nelle indagini circa i fatti che porta avanti il Procura ci si attenga agli standard più alti in quanto a rispetto dei diritti umani, garantendo la sicurezza dei parenti delle vittime, così come degli attivisti e difensori dei diritti umani e gruppi studenteschi.
Che si permetta ai rappresentanti legali delle famiglie l'accesso all'informazione circa gli sviluppi e del caso e non ci sia fuga di notizie che provocano danni ancora più grandi alle vittime e ai suoi familiari.
Che le indagini sui fatti si compiano in modo esaustivo, senza tralasciare nessuna pista investigativa, senza scartare quella delle minacce denunciate da Rubén e Nadia.
Che si seguano i protocolli investigativi, evitando di mettere in rischio la sicurezza delle vittime indirette, così come dei testimoni del caso.
Che si permetta raccogliere gli effetti personali delle vittime, seguendo i protocolli di sicurezza, così come il Procura l'ha già permesso a persone che sono testimoni chiave.
Questi fatti ci distruggono come famiglia e distruggono le famiglie delle vittime e, in un contesto in cui violenza e impunità sono state una costante, distruggono anche tutta la società messicana.
Infine, vogliamo mostrarci solidali con le famiglie di Olivia Alejandra, Yesenia Quiroz, Mile Virginia e Rubén Espinosa, lo stesso dolore ci unisce; inoltre ringraziamo di cuore la solidarietà degli amici che da varie parti del Paese e del Mondo ci abbracciano; le persone che fanno parte di organizzazioni civili e coloro i quali ci hanno manifestato sostegno.
La loro solidarietà è ciò che ci mantiene in piedi di fronte a tanto dolore. Abbiamo bisogno di restare uniti per esigere un'accurata ricerca investigativa sui fatti, motivo per cui esortiamo a restare attenti e vigilare sul corso di tali indagini. Non ci abitueremo alla violenza.

FAMIGLIA DI NADIA VERA PÉREZ
SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS, CHIAPAS
10 Agosto 2015
( traduzione di Lucia Cupertino)

martedì 28 luglio 2015

SECONDO LIVELLO DELLA ESCUELITA ZAPATISTA 30-31 LUGLIO, 1-2 AGOSTO



Annamaria <maribel_1994@yahoo.it> ha scritto:

SECONDO LIVELLO ESCUELA ZAPATISTA
ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO

27 Luglio 2015

Alla Sexta nazionale e internazionale:

Alle/Agli ex alunn@ della Escuelita Zapatista:

Compas:

Si avvicina dunque la data del secondo livello (solo per coloro che hanno superato il primo) della Escuelita Zapatista.
Come già annunciato, le date sono 31 luglio, 1 e 2 agosto 2015.
No, non precipitatevi. Non si tratta di venire in terre zapatiste. O meglio, di non venire fino qua solo per la escuelita. Il secondo livello sarà universale e al di fuori delle terre zapatiste.

Spieghiamo:

Come già abbiamo detto, sappiamo che la situazione economica è difficile. Non solo quella economica; la repressione governativa contro i popoli originari Yaqui (in Sonora) e Nahua (a Santa María Ostula, Michoacán, ed Ayotitlán, Jalisco) e del magistero democratico (a Oaxaca in primo luogo, poi sarà nelle altre entità) ricordano a tutte e tutti noi che quelli di sopra non mantengono la parola e che tradire è parte del loro modo di fare politica.

Dal lato economico, sappiamo quanto sia difficile mettere insieme i soldi per andare avanti giorno dopo giorno, e tanto più per viaggiare e stare qui per qualche giorno.

Lo sappiamo bene noi, zapatiste e zapatisti, che se diciamo di venire alla scuola per imparare a guardarci, è perché ci sarà chi potrà farlo.
Ma la maggioranza di chi ha superato il primo livello sono compas che non hanno soldi e/o devono compiere il loro dovere nelle geografie nelle quali lottano. Cioè, non possono venire qui spesso. Non perché non vogliano, ma perché non possono. C'è chi ha già fatto tutto quello che poteva per essere qui al semenzaio del maggio scorso, ed è pertanto difficile che possa venire di nuovo quest'anno.

La escuelita non può essere solo per chi non ha problemi di calendario né di soldi per viaggiare. Quello che noi, zapatiste e zapatisti vogliamo, è che le/i nostr@ compas della Sexta ci conoscano direttamente, ci guardino e ci ascoltino, e, come deve essere, prendano quello che credono possa servirgli e lascino da parte quello che credono non gli serva o non gli aggrada.
Siccome noi prendiamo in considerazione tutte queste cose, dobbiamo pensare come fare per continuare a parlare con voi ed imparare reciprocamente.

Quindi, abbiamo organizzato i seguenti livelli (dal 2 al 6) in modo che non dobbiate venire qui ogni volta, ma diciamo una volta all'anno. Chiaro, avvisandovi per tempo quando sarà possibile accogliervi.

Vi avvisiamo dunque che per il Secondo Livello non ci saranno lezioni in territorio zapatista. Se volete, certamente potete venire alla festa dei caracol. Ma non dovete venire alle lezioni.
Ma le lezioni ci saranno comunque, ed ovviamente, l'esame.

Faremo così:

1.- Chi ha superato il primo livello, a partire dal giorno 30-31 luglio e 1° agosto di quest'anno 2015 riceverà una email (al suo indirizzo di posta elettronica, o la email sarà inviata a chi ha preso contatti per il primo livello). In questa email ci sarà il link ad un video. In questo video un gruppo speciale di maestri e maestre zapatisti spiegheranno quello che spiegheranno. Per poter vedere il video, ci sarà bisogno di una password che sarà contenuta nella stessa email che riceverete.
Non è obbligatorio guardare il video individualmente. Collettivi, gruppi o organizzazioni possono riunirsi per visionarlo insieme. Si può fare nei locali delle Squadre di Appoggio della Commissione Sexta dell'EZLN presenti in diverse parti del Messico, oppure nelle sedi di gruppi e collettivi ed organizzazioni della Sexta nel mondo.

Fino a qui non ci sono problemi. Sia individualmente che collettivamente, vedrete ed ascolterete le nostre compagne e compagni dirvi delle cose, spiegarvi una parte della genealogia della lotta zapatista. Perché voi avete già ascoltato, visto e perfino convissuto con le basi di appoggio zapatiste, con i vostri Votan, con le loro famiglie. Ma questa è solo una parte della lotta per la libertà secondo lo zapatismo. Mancano altre parti.

È come se vi avessimo dato solo una parte del puzzle. Cioè, come si dice, manca quello che manca.
Voi dovrete studiare il capitolo I del libro "Il Pensiero Critico di Fronte all'Idra Capitalista", ai paragrafi: "Qualcosa di quello che è cambiato"; "Verso una Genealogia della lotta delle Zapatiste"; e "Appunti di Resistenza e Ribellione". Se non avete il libro, non preoccupatevi, perché queste parti si trovano nella pagina web di Enlace Zapatista, ma sarebbe meglio procurarsi il libro perché lì dentro c'è l'idea integra.

2.- Dopo aver visto, ascoltato e studiato quello che dicono le compagne ed i compagni nel video e studiato quei paragrafi del libro, INDIVIDUALMENTE dovrete scrivere 6 domande. Non una di più, non una di meno. Sei domande su quello che avete ascoltato e guardato nel video. Mandate queste 6 domande all'indirizzo indicato nella email che riceverete. La data per inviare le domande è un giorno ed ora qualsiasi dopo il 3 agosto del 2015 e fino al giorno 3 ottobre del 2015 compreso.

3.- Alle domande non sarà risposto singolarmente, ma collettivamente. Cioè, raccoglieremo tutte le domande e realizzeremo testi, video, registrazioni in cui risponderemo a queste domande. Quando leggerete un testo della comandancia o ascolterete una registrazione de@ votan, saprete che stanno rispondendo alle vostre domande. Altrimenti, non disperate, vuol dire che ci sarà un'altra occasione dove vi verrà risposto. Non ci saranno risposte individuali, bensì generali e collettive.

4.- Le domande sono importanti. Secondo il nostro modo zapatista, sono più importanti delle risposte. Cioè, saranno le vostre domande ad essere valutate per decidere se passerete al terzo livello.

5.- Ovvero, dovete rendervi conto che quello che interessa alle/agli zapatisti non sono le certezze, bensì i dubbi. Perché pensiamo che le certezze immobilizzano, cioè un@ si mette tranquill@, content@, sedut@ e non si muove, come se fosse già arrivato o che già sapesse. Invece i dubbi, le domande fanno sì che un@ si muova, che cerchi, che non stia tranquill@, che sia come in dissenso, come irrequiet@. Le lotte del basso e a sinistra, compas, nascono dai dissensi, dai dubbi, dall'inquietudine. Se un@ si accontenta è perché aspetta che gli dicano cosa fare o gli hanno già detto cosa fare. Se un@ è in dissenso, sta cercando cosa fare.

6.- Vi diciamo dunque cosa viene valutato per passare al terzo livello: le 6 domande che voi, individualmente, farete. Sono queste che le/i votan valuteranno per vedere se mettervi nella lista che dice "Passati al terzo livello".

Per ora è tutto, compas. Con la escuelita e tutto il resto, dobbiamo continuare ad appoggiarci mutuamente ed appoggiare chi lotta per la verità e la giustizia, come la comunità Nahua di Ostula che reclama giustizia per l'attacco subito e nel quale è stato assassinato dall'esercito federale, il bambino EDILBERTO REYES GARCÍA; come la comunità Nahua di Ayotitlán, attaccata dalle guardias blancas e dai poliziotti al servizio della multinazionale mineraria Ternium; come i familiari dei 47 assenti di Ayotzinapa; come i genitori dei bambini e delle bambine dell'Asilo ABC (che non perché non appaiano sui giornali, non lottino più per avere giustizia); come i familiari de@ detenut@ e desaparecid@s politici in tutto il mondo; come il magistero ribelle; come la Grecia del basso e a sinistra che non si è bevuta la storiella del referendum; come le/i detenut@ che da dietro le sbarre continuano a sfidare il Potere e lo Stato; come chi lo sfida per le strade e nelle campagne di tutte le geografie; come i popoli originari che continuano nella difesa della Madre Terra; come chi non si vende, non tentenna e non si arrende.

Perché sono la resistenza e la ribellione a rompere le geografie ed i calendari di sopra. Perché quando lassù predicano la sconfitta, lo scoraggiamento e il tentennamento, c'è sempre unoa, una, uno che dice "NO". Perché, badate bene, alle radici della libertà c'è sempre un "NO" che si aggrappa alla terra, di lei si nutre e con lei cresce.

Bene. E non dimentichiamo né l'oggi né il passato, così domani ricorderemo quanto è in sospeso.
  
                Subcomandante Insurgente Moisés                 Subcomandante Insurgente Galeano
                       Direttore della Escuelita                                    Portinaio della Escuelita
                                                              Messico, Luglio 2015

venerdì 24 luglio 2015

Messico: l'attacco ad Ostula e agli zapatisti nei giorni della fuga del Chapo



Annamaria <maribel_1994@yahoo.it> ha scritto:

 
A pochi giorni dalla ricorrenza dei 10 mesi dall'agguato di Iguala contro gli studenti di Ayotzinapa, lo scorso 26 settembre, continuano gli episodi che mettono in evidenza l'essenza stessa del narcostato, la collusione sistemica delle strutture del potere politico con le mafie del narco. Uno scenario che si accompagna ad una aggressiva politica di criminalizzazione dei movimenti sociali e dei percosi di lotta. Emblematiche di questa situazione sono le continue provocazioni contro le comunità zapatiste, come l'aggressione paramilitare alla Garrucha, che sono state denunciate a livello internazionale in questi giorni come informa la Red contra la represion, ma anche gli episodi successi a Ostula e Calera.
L'avvenimento più eclatante risale a domenica 19 luglio, quando elementi dell'Esercito hanno fatto fuoco su un gruppo di persone che realizzavano un blocco stradale vicino alla comunità indigena nahua di Ostula, in Michoacán, uccidendo un ragazzino di 12 anni e ferendo gravemente altre sei persone, tra cui una bimba di sei anni.
Gli indigeni protestavano contro l'arresto arbitrario di Semeí Verdía, coordinatore della Polizia Comunitaria della zona, organizzazione formata dalla popolazione di Ostula nel 2009 per difendersi dalla violenza del cartello dei Caballeros Templarios, che ha provocato piú di trenta morti nella comunità, e proteggere il territorio comunitario dall'ingerenza di progetti minerari e turistici. Nonostante unaprogressiva criminalizzazione del processo di autodifesa popolare, soprattutto a partire dal 2013 quando molti poliziotti comunitari del municipio di Aquila, di cui fa parte la comunità di Ostula, furono incarcerati, la Polizia Comunitaria della zona si é mantenuta attiva e con un forte appoggio popolare. All'arresto di Verdía, dunque, centinaia di persone si sono mobilitate in diversi villaggi della zona, ma dopo poche ore un operativo simultaneo dell'Esercito ha sbaragliato tutti i blocchi stradali attaccando i manifestanti con lacrimogeni, manganelli e armi da fuoco. Il posizionamento istituzionale a fronte di un atteggiamento inequivocabilmente criminale delle forze armate è stato, al solito, estremamente equivoco: il riconoscimento il giorno successivo della responsabilità dell'Esercito e la smentita di tutto il 23 luglio.
L'attacco è stato condannato da decine di organizzazioni civili messicane, ed ora indaga sull'accaduto la Commissione Nazionale dei Diritti Umani. Un comunicato del Congresso Nazionale Indigeno e dell'EZLNdenuncia il comportamento criminale delle forze armate e punta l'attenzione sulle cause reali della prolungata repressione e violenza criminale contro la comunità nahua, esigendo "il rispetto alle terre della comunitá di Santa Maria Ostula che imprese minerarie straniere come Ternium vogliono espropriare, con l'aiuto del mal governo colluso con il crimine organizzato".
RASSEGNA STAMPA
Da La Jornada Chiarimento necessario
Da La Jornada Il Tradimento di Santa Maria Ostula di Luis Hernandez Navarro
Da Desinformemonos
Da Revolucion 3.0
Ma l'Esercito è nel mirino delle organizzazioni di difesa dei diritti umani anche per la responsabilità, ormai evidente, nell'omicidio di sette giovani, detenuti arbitrariamente il 7 di luglio nella loro casa di Calera, nello stato settentrionale di Zacatecas, nel corso di un operativo militare. Successivamente, l'Esercito negò la presenza dei detenuti nelle caserme; nel fine settimanai corpi furono rinvenuti, in avanzato stato di composizione, in città vicine. Quattro militari sono stati arrestati per il probabile coinvolgimento nell'omicidio.
Mentre le forze armate inaspriscono la repressione cosa sia il narco stato si capisce bene dalla seconda fuga dell'ormai leggendario Chapo, il narcotrafficante più ricco e ricercato d'America. Capo del Cartello di Sinaloa, impero criminale che controlla le rotte della droga, delle armi e del traffico di migranti sul versante del Pacifico, Joaquìn Guzmàn Loera il 12 luglio è uscito dal carcere di massima sicurezza dell'Altiplano attraverso un tunnel di 1 metro e settanta di altezza, lungo un km e mezzo, dotato di un sistema di ventilazione ed illuminazione, che collegava lo scarico della doccia della sua cella con una casa costruita qualche mese fa nelle vicinanze del carcere. L'operazione, così elaborata da avere dell'incredibile, è avvenuta con complicità di alto livello: evidenti quelle con i dirigenti del carcere, completamente controllato dalle mafie ed in cui circolavano ingenti quantità di droga, ma anche di alti funzionari: le prime teste sono cadute il 19 luglio, quando sono astati arrestati 7 dirigenti del Centro di Sicurezza Nazionale e della Divisione di Intelligencia della Polizia Federale. Probabilmente, se riconosciuti colpevoli, il procedimento contro di loro sarà amministrativo: insomma, una multa.
Ostula - Messico
Materiali per l'approfondimento sui temi della protesta sociale, la sicurezza comunitario, la violenza ed il narcotraffico in Messico sono disponibili per la consultazione in:
Caminantes Centro Studi e Documentazione su Messico e America Latina nella sezione MESSICO

domenica 28 giugno 2015

Chiapas: Nuovo attacco paramilitare



Caracol Resistencia Hacia un Nuevo Amanecer. La Garrucha.

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO
25 Giugno 2015

Alla Sexta nazionale e internazionale:

Come già sappiamo, i malgoverni continuano con le frodi e la violenza. Non importa se sono di un partito o di un altro, il Prepotente vuole sempre stare sopra a costo di quelli che stanno sotto. Per lui a nulla valgono le denunce, è sordo, perché paga profumatamente i media che si vendono affinché parlino bene di lui.

Prima è stato Juan Sabines Guerrero, quello che dicevano di sinistra ed i progressisti di partito venivano perfino ad omaggiarlo, ed il legittimo veniva a gridare “Viva Juan Sabines! “. Juan Sabines Guerrero ha sistemato per bene tutto per far eleggere il “rubio de categoría“, Manuel Velasco Coello, siccome i due appartengono alle famiglie che si spartiscono, insieme ad altre, le poltrone in Chiapas. Juan Sabines Guerrero ha rubato, frodato e compiuto violenze.

Ora Velasco fa lo stesso. Se solo pochi giorni fa ha compiuto una frode con le elezioni violando le stesse leggi di quelli di sopra, ora sta preparando tutto affinché le elezioni locali successive si macchino del sangue di quelli di sotto.

Poiché i governi di sopra non si accontentano solo di mentire, vogliono anche reprimere, imprigionare ed assassinare.

Ora reprimono gli insegnanti democratici che stanno solo dicendo che la cosiddetta riforma della scuola è una menzogna. Perché è una riforma dei padroni contro i lavoratori. Non è per migliorare l’educazione, ma per peggiorarla. E chi la proposta, nemmeno conosce come sono le scuole, né sa come si insegna. Al governo non piace che si dica la verità, quindi mente. Ma siccome nessuno crede più al governo, allora reprime.

Sono talmente senza pudore che il ministro dell’Educazione del governo è un assassino alcolizzato che un giorno dice una cosa ed il giorno dopo dice il contrario. Come fa a proporre una riforma della scuola qualcuno che non sa nemmeno parlare? Si chiama Emilio Chuayffet ed è uno degli assassini di Acteal, è quello che beveva e poi ubriaco diceva un mucchio di sciocchezze. E’ rimasto quello di allora.

Non solo in Chiapas, ma anche a Oaxaca, Guerrero ed in altri stati, i malgoverni vogliono nascondere la verità con le botte, i gas, gli spari e le minacce.

Ormai è evidente che se le loro elezioni “democratiche” non hanno assassinati, picchiati ed imprigionati, a loro non piace. E tutti i partiti litigano per il loro osso e nemmeno si ricordano di chi è stato assassinato, si chiamava Antonio Vivar Díaz ed era maestro, né dei feriti, né degli imprigionati.

I governi di sopra si reggono con l’inganno e la repressione.

Ma in Chiapas, a Manuel Velasco non basta il sangue dei maestri. Vuole anche bere il sangue indigeno delle comunità.

Malgrado le organizzazioni per i diritti umani l’abbiano già denunciato, Velasco continua ad incitare i suoi paramilitari ad attaccare le basi di appoggio zapatiste.

Così succede nel municipio di Ocosingo, Chiapas, dove tre governi si mettono d’accordo per provocare: Enrique Peña Nieto, Manuel Velasco ed Octavio Albores. Questi governi stanno dietro i paramilitari di Pojkol.

Perfino la comunità da dove provengono questi paramilitari li ha rinnegati, ma continuano ad aggredire. Gli stessi indigeni dei partiti dicono di non controllare questi paramilitari che ricevono ordini dal presidente municipale di Ocosingo e dal governo dello stato a Tuxtla Gutiérrez. Da lì ricevono le armi, le attrezzature, i veicoli e gli ordini di attaccare le basi di appoggio.

Questo è successo solo poche ore fa:

Caracol de Resistencia Hacia un Nuevo Amanecer
Giunta di Buon Governo El camino del Futuro
La Garrucha, Chiapas, Messico
24 giugno 2015

Denuncia Pubblica

All’opinione pubblica:
Ai mezzi di comunicazione alternativi autonomi o come si chiamano:
Alle/Agli aderenti alla Sexta nazionale e internazionale:
Alle organizzazioni oneste per i diritti umani:
Sorelle e fratelli del Messico e del mondo:

Denunciamo ancora una volta quello che stanno facendo i gruppi paramilitari dell’ejido Pojkol, del barrio Chiquinibal, Municipio di Chilón e le 21 persone dello stesso gruppo paramilitare del Rosario, municipio ufficiale di Ocosingo, Chiapas.

I fatti:

Oggi, 24 giugno 2015, nel villaggio El Rosario, Municipio Autonomo di San Manuel, dove vivono i nostri compagni basi di appoggio dell’EZLN, alle ore 8:05 a.m. di questo mercoledì sono entrati 28 paramilitari dell’ejido Pojkol del barrio Chiquinibal. Erano a bordo di 8 motociclette e di una Nissan senza targa. Dei 28 paramilitari, in 8 avevano armi calibro 22.

A El Rosario vivono 21 paramilitari che sono appoggiati dal gruppo di 28 paramilitari dell’ejido Pojkol del barrio Chikinibal che hanno invaso la nostra terra recuperata.

Alle ore 10:05 a.m. è arrivato un camioncino RAM di colore bianco senza targa con due persone a bordo: un ingegnere e l’allevatore Guadalupe Flores che vive nella città di Ocosingo, Chiapas, che era il padrone del terreno prima del 1994, si sono incontrati con i 28 paramilitari di Pojkcol ed i 21 paramilitari del Rosario; dopo questo incontro, hanno cominciato a misurare il terreno per costruire una chiesa e delle case, poi l’allevatore ha consegnato alcuni documenti al gruppo paramilitare, si presume il disegno del terreno recuperato.

Alle ore 1:26 p.m. hanno sparato 10 colpi d’arma da fuoco dietro la casa di un compagno basi di appoggio per intimorire la popolazione.

Alle ore 1:27 p.m. 8 paramilitari di Pojkol sono entrati nella casa di un compagno base di appoggio ma non hanno trovato nessuno perché il proprietario della casa si era già allontanato per evitare scontri, dopo 23 minuti hanno raggiunto la casa di un altro compagno. Alle ore 1:50 p.m. hanno distrutto la casa di un compagno base di appoggio, rubando ogni cosa compreso il tetto formato da 12 lamiere da 3.5, 2 galline, 4 galli, 20 uova, 2 asce, 2 celle solari, 2.000 pesos in contanti, 2 zappe, un registratore, una canna dell’acqua di 100 metri e 150 chili di fagioli. Tutti questi beni del compagno base di appoggio sono stati caricati sul camioncino del presunto ingegnere che si è diretto verso Pojkol con tutto il bottino insieme alle 28 persone di Pojkol.

Per noi autorità della JBG è evidente che quelle due persone, che si sono finte ingegnere ed ex padrone del rancho, sono i consulenti di questi gruppi paramilitari.

Ed è anche evidente che il malgoverno sta facendo di tutto per attaccarci, sono accaduti molti fatti e sono gli stessi paramilitari che ci hanno ammazzato un toro, hanno distrutto le case, il nostro negozio collettivo, hanno rubato i nostri beni ed inquinato il nostro pascolo con erbicidi dove si trovava il bestiame collettivo del municipio di San Manuel, dove nell’agosto del 2014 hanno esploso colpi d’arma da fuoco e lasciato una scritta sul terreno che dice “territorio pojkol” e bossoli esplosi.

Sono gli stessi paramilitari dei quali fa parte l’uomo di nome Andrés che il 10 maggio del 2015 ha sparato ad una bambina base di appoggio.

Questa è la nostra terza denuncia, dove sono riportati i dettagli dei fatti accaduti come nella prima e nella seconda denuncia.

Questi gruppi di persone addestrate e finanziate dal malgoverno federale, statale e municipale ci hanno provocato molte volte con la loro strategia di contrainsurgencia ed il malgoverno pensa di farci cadere nelle sue trappole per macchiarci le mani del sangue dei nostri fratelli indigeni che sono fuori di testa perché sono pagati ed hanno la coscienza sporcata dal cattivo sistema capitalista.

Abbiamo detto chiaramente che non saremmo rimasti con le braccia conserte quando le nostre basi di appoggio sono aggredite da qualsiasi strumento che il malgoverno usa contro di noi, noi difenderemo le nostre terre perché qui siamo nati e di queste viviamo e su di esse moriremo, costi quello che costi.

Fratelli e sorelle, noi continueremo a denunciare quello che succede e speriamo che vigiliate su quello che potrebbe accadere ai nostri compagni ed alle nostre compagne basi di appoggio.

Riteniamo responsabili direttamente il governo federale, statale e municipale di qualunque cosa possa accadere, così come i responsabili diretti che fanno parte di questo gruppo di persone che più volte abbiamo denunciato.

Distintamente
Autorità della Giunta di Buon Governo di turno
Jacinto Gómez Pérez Colosio Pérez Lorenzo
Nely Núñez Sánchez Alex López Álvarez

Così stanno le cose, compagne e compagni della Sexta:
Da quello che vediamo, non è che il malgoverno ignora questi fatti perché è occupato nei suoi annunci e bugie, ma è esso stesso a dare quegli ordini. Altrimenti, come si spiega che si conoscano i nomidei criminali e passeggiano armati e indisturbati di fronte all’autorità? Proprio perché sono al suo servizio. E così dichiarano i paramilitari, che nessuno gli può fare niente perché il governo di Velasco li protegge e li paga.
E’ come sempre: dall’alto arrivano bugie, botte, disprezzo e sfruttamento.
Da sotto deve arrivare l’organizzazione. Per la vita, non per un bagno di sangue, che è ciò che vogliono i capoccia, i servi e caporali del sistema in cui viviamo, che obbediscono agli ordini del loro padrone, il capitalismo neoliberale.

Dalle montagne del Sudest Messicano.
Subcomandante Insurgente Moisés.
Messico, giugno 2015







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venerdì 5 giugno 2015

URGENTE: LETTERA DI OMAR GARCIA

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Lettera di Omar Garcia, il 44 studente sopravvissuto di Ayotzinapa.

STATO D’ASSEDIO A TIXTLA DE GUERRERO, GRO.

Come ci si aspettava, il governo dichiara di voler garantire che la giornata elettorale di domenica prossima si svolga in maniera “pacifica”.

Negli ultimi giorni, un numero impressionante di apparati militari sono stati dispiegati  nello stato di Guerrero, con blindati, carri armati, ecc.

Da lunedì pomeriggio un grande numero di posti di blocco sono stati installati da Esercito, Gendarmeria, Polizia federale e Marina Militare sulle tre principali vie di accesso alla città.

Come è di dominio pubblico, noi che lottiamo da 8 mesi per riportare i #43 compagni vivi, ci opponiamo allo svolgimento delle elezioni in Guerrero. I motivi sono stati esposti in molte occasioni, ma tutte convergono in un fatto evidente: molti di quelli che oggi concorrono per occupare posti pubblici, hanno legami con i gruppi della criminalità organizzata

Non sappiamo se queste misure servano a metterci fuori combattimento in questo periodo elettorale, cioè, senza possibilità di mobilitazioni, o se ci siano altre intenzioni riguardo la nostra scuola. Considerata la lunga storia di aggressioni e minacce di chiuderla, noi studenti e genitori temiamo il peggio.

Nel pomeriggio di lunedì scorso, otto compagni della scuola sono stati fermati e poi rilasciati qualche ora dopo grazie alla risposta organizzata di genitori, gruppi ed organizzazioni per i diritti umani

Oggi, martedì, ci sono stati di nuovo scontri violenti tra il movimento e le forze del governo.

Questo non accade solo in Guerrero, la minaccia e la presenza militare è diffusa in Oaxaca, Michoacán e contro il combattivo villaggio di Atenco.

La tensione è forte nel paese.

Non saranno le elezioni a definire il camino del paese, né i cambiamenti.
Con o senza le elezioni, la nostra lotta continua.

Chiediamo a tutti di vigilare sugli avvenimenti dei prossimi giorni. Ma soprattutto di prepararsi per quello che seguirà dopo questa scandalosa tornata elettorale.

Lo Stato messicano cerca la legittimità, molte persone sono pronte a legittimare altri omicidi, ingiustizie, povertà e corruzione.
Noi NO.

¡PORQUE VIVOS SE LOS LLEVARON!
¡VIVOS LOS QUEREMOS!

Omar García
3 giugno 2015





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martedì 2 giugno 2015

Subcomandante Moises 8 maggio

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8 maggio 2015

Buonasera, compagni, compagne, fratelli e sorelle.

Chissà che con questa continuazione della nostra spiegazione sull’arma che abbiamo scelto, cioè la resistenza e la ribellione, chissà che non vi riesca di capire alcune delle cose di cui hanno parlato i nostri compagni che sono qui al tavolo.

Il fatto è che nella nostra resistenza e ribellione siamo giunti a capire che tali resistenza e ribellione che mettiamo in pratica fanno sì che non permetteremo, e ci sforzeremo di lottare perché non torni, che succeda quel che accadde nel 1910, perché chi ha approfittato della morte di molti dei nostri compatrioti messicani e messicane?

E la nostra resistenza, la nostra ribellione, ci dice che sono i carranzisti, gli obregonisti e i maderisti, i possidenti che ne hanno approfittato per governare, per stare al potere. E tutti questi bastardi che sono su adesso sono i loro bisnipoti, perciò la nostra resistenza, la nostra ribellione ci dice che dobbiamo governare noi.

Ma la nostra resistenza e ribellione ci dice pure che il problema non è essere noi a governare come fossimo della stessa razza: come abbiamo detto dal principio, noi diciamo Giunta di Buon Governo, ma non stiamo dicendo che i suoi membri siano buoni a prescindere: bisogna prestare attenzione, vigilare su di essa.

Per questo sto parlando di ciò che hanno esposto i compagni prima: anche se siamo indigeni che arrivano al potere, se il popolo non è organizzato per vigilare sul suo governo, finirà che saremo ancora peggio, perché l’indigeno povero non ha mai visto le tante cose che ci sono da fare in ufficio: ecco come ci vanno le cose. Quindi non bisogna fidarsi, bisogna organizzarsi per vigilarli, perciò diciamo che il popolo è chi comanda su tutto.
Traduzione a cura dell’Associazione Ya Basta! Milano






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Fwd: [Ezln-it] Subcomandante Moisés 7 Maggio 2015

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Parole del Subcomandante Insurgente Moisés

7 maggio 2015 (sessione vespertina).

Buona sera, compagni, compagne, fratelli e sorelle.

(...) Dobbiamo tradurre le cose qui dette dal castigliano a tzeltal, tojolabal, tzotzil, chol, perché ci interessa discutere con i compas le cose che hanno esposto i compagni a questo tavolo.

Proseguiamo a spiegare che cosa è la resistenza e la ribellione per noi zapatisti.

Per noi, come organizzazione in resistenza e lotta, per prima cosa dobbiamo avere ben chiaro il perché della lotta, della resistenza, della ribellione. Se non abbiamo ben chiaro perché? per chi? per cosa? semplicemente non si va avanti.

La resistenza e la ribellione ci danno la vita. Perché? Perché abbiamo ben chiaro il perché, per cosa e per chi, e quindi facciamo quello che abbiamo deciso insieme di fare e poi vediamo se dà i risultati che vogliamo.

E facendo così ci siamo resi conti che sì, se si organizzano la resistenza e la ribellione, queste ci danno vita. E' proprio grazie alla resistenza ed alla ribellione che siamo qui a parlare con voi. Cioè, se avessimo proseguito con la nostra insurrezione, con tutto il nostro coraggio, non ci saremmo accorti di quello che successe con la mobilitazione del 12 gennaio 1994. Senza quella mobilitazione, chissà dove sarebbero sparse le nostre ossa ora e non saremmo qui a parlare con voi.

Quindi, è grazie alla ribellione ed alla resistenza che siamo riusciti a capirlo, per questo siamo qui con voi. Ma è anche grazie alla ribellione ed alla resistenza che abbiamo potuto costruire per noi, zapatiste e zapatisti, questa piccolissima cosa, quelli che stanno là in fondo la vedono? No? Di questo si tratta, abbiamo cominciato così, con una cosa piccola, che nemmeno si vede, ma se la resistenza e la ribellione si organizzano, si moltiplicherà.

Ci dicevamo 'un giorno parleremo con le messicane ed i messicani, e con i fratelli e le sorelle, ed i compagni e le compagne del mondo'. Ed ora lo stiamo facendo, ma serve molta resistenza e ribellione.

Non diciamo che la resistenza e la ribellione sono le uniche cose da fare, per questo diciamo di non copiarci, non si tratta di copiare. Per noi zapatiste e zapatisti, il nostro gvernarci, ovvero, la nostra autonomia, è tale grazie alla resistenza ed alla ribellione. Perché se ci fossimo dedicati solo alle bombe, alle pallottole, alla sfera militare, cari compagne e compagni, fratelli e sorelle, non staremmo qui con voi, ora, davvero.

Ma abbiamo capito,abbiamo visto che anche resistere ed organizzare la resistenza è un'arma di lotta, e così ora siamo qua e lo si vede nei fatti, e stiamo dando dei grattacapi al capitalismo. La nostra resistenza e ribellione non hanno una fine. Lo abbiamo capito nella pratica, perché è con la nostra resistenza e la ribellione che risolviamo i nostri bisogni.
 
Testo originale
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