giovedì 16 luglio 2009

Proteste per tariffe luce e acqua

 
 

La Jornada – Giovedì 16 luglio 2009

 

Cresce la protesta contro le tariffe elevate dell'energia elettrica

Si chiede la liberazione degli attivisti di Campeche

Hermann Bellinghausen

 

 

Il Consiglio Autonomo Regionale della Costa del Chiapas ha chiesto ai governi federale e di Campeche "la liberazione immediata di Sara López González, Joaquín Aguilar, Guadalupe Borja, Guadalupe Liscano ed Élmer Castellanos, accusati ingiustamente ed arbitrariamente dalla Commissione Federale dell'Elettricità (CFE)." Il Consiglio ammette che gli attivisti di Campeche "dalle loro terre stanno lottando, come noi, per tariffe giuste della luce."

 

Di fronte alla criminalizzazione della protesta sociale e del movimento di resistenza civile di Campeche, l'organizzazione della costa, aderente all'Altra Campagna dell'EZLN, ha avvertito che, "se non saranno immediatamente liberati, occuperemo a tempo indeterminato le strade, le presidenze municipali di Tonalá e Pijijiapan ed il Sottosegretariato di Governo Istmo-Costa, come protesta per i nostri prigionieri e prigioniere di Candelaria, affinché sappiano che non sono soli e che qua hanno dei compagni di lotta che non si fermeranno fino a che non li vedremo fuori di prigione.".

 

Nel contesto della protesta nazionale che i movimenti contro le alte tariffe elettriche hanno realizzato questo mercoledì in vari stati del paese, l'organizzazione autonoma ha annunciato a Tonalá il suo appoggio ai cinque attivisti arrestati a Candelaria, Campeche, con cui da anni condividono la lotta.

 

Il Consiglio ha diffuso anche le sue denunce. Accusa le presidenze municipali della costa chiapaneca; il Sottosegretariato di Governo, guidato da Miguel Gordillo Vázquez, e la delegazione di Governo, rappresentata da Mario Ramón Becerra, di fare proselitismo ed aver condizionato il voto nelle recente elezioni attraverso programmi sociali, come Oportunidades.

 

Assicura che funzionari ed impiegati governativi hanno tentato di obbligare la gente a votare per il candidato del PAN; nel caso non l'avessero fatto, "sarebbe stato cancellato l'appoggio del governo federale, come hanno detto le persone incaricate dei pagamenti." Le assemblee di ejidos, colonie e racherías "hanno alzato la voce contro questi politici."

 

"Hanno fatto lo stesso col programma Chiapas Solidario, dove ci si è messo tutto l'apparato governativo a favore del candidato del PAN ed alla gente che votava hanno distribuito briciole" (tra i 200 e 400 pesos). (….)

 

Il consiglio formato da quartieri, colonie e comunità, si dichiara in resistenza civile al pagamento delle bollette dell'energia elettrica per usi domestici, pubblici e rifornimenti di acqua, "fino a che non ci saranno tariffe giuste." Inoltre, si oppone al pagamento dell'acqua "perché è un diritto umano universale."

 

Nel frattempo a San Cristóbal de las Casas, la Rete Statale di Resistenza Civile La Voz de Nuestro Corazón, il Centro de Ricerche Economiche e Politiche di Azione Comunitaria ed il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas hanno annunciato la consegna formale delle loro dichiarazioni contro la repressione a Campeche negli uffici della CFE di detta città. Anche a Palenque si sono svolte proteste davanti agli uffici dell'ente.

 

(Traduzione "Maribel" – Bergamo)

http://www.jornada.unam.mx/2009/07/16/index.php?section=politica&article=015n2pol

 

 

domenica 12 luglio 2009

dISPONIBILE IN LIBRERIA

Così raccontano i nostri vecchi … Subcomandante Marcos

 
"Così raccontano i nostri vecchi. Narrazioni dei popoli indigeni", Subcomandante Marcos.
Edizioni IntraMonia - Curato dall' Associazione Ya Basta - Traduzione di Claudio Dionesalvi Fotografie di Simona Granati

dalla introduzione

Quando a scuola si studia la storia dei popoli indigeni d'America, i ragazzi e le ragazze stentano a credere che esistano ancora i Maya. Infatti i libri scolastici insegnano che sono stati sterminati cinque secoli fa dai conquistatori europei ed analoga sorte è toccata ai Pellerossa, agli Aztechi ed agli Inca. Eppure i Maya sono ancora lì, nel sudest del Messico, nello Stato del Chiapas. Coltivano le terre che hanno occupato durante l'insurrezione del gennaio 1994. Amministrano i territori liberati. Resistono alle continue aggressioni del governo messicano che ha cancellato i loro diritti e vorrebbe annientarne l'identità e la memoria storica. Hanno ideato un proprio sistema amministrativo che funziona fuori dalle istituzioni del malgoverno. Indossano il passamontagna dell'EZLN, affinché il mondo sappia che esistono. Come altre popolazioni indigene del continente americano, i Maya non si rassegnano. Per milioni di uomini e donne di tutto il mondo la loro ribellione è uno spiraglio di luce e speranza. Perché non essendo una rivolta desiderosa di conquistare il potere, riesce a realizzare un modo diverso di creare relazioni umane, abitare i luoghi e costruire democrazia Gli zapatisti parlano con gli occhi e vedono con le parole. Le loro forme di comunicazione e di lotta ci insegnano a pensare ed agire al plurale. A migliaia di chilometri di distanza il loro cammino di autonomia contribuisce a dare un senso ad innumerevoli esperienze di ribellione che fioriscono in diverse zone del pianeta. L'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ci insegna che la qualità del cammino è più importante della meta da raggiungere. Non esiste una strada già tracciata. Bisogna realizzarla insieme. In carovana con l'Associazione Ya Basta abbiamo incontrato l'autonomia zapatista e l'Altra Campagna: un'esperienza di democrazia dal basso che si compie mediante un percorso di incontri con le comunità ed i movimenti che in quella zona della Terra resistono al neoliberismo. Attraverso i linguaggi della poesia, rievocando l'epica indigena, in questo cammino collettivo chiamato Altra Campagna che si compie grazie alla capacità di ascoltare i popoli, il Subcomandante Marcos narra i sogni ribelli di un presente ed un futuro tutti da costruire. Lottando per la dignità umana.

I racconti che pubblichiamo portano una data precisa. Sono stati scritti e letti durante gli incontri che il Subcomandante Marcos, Delegato Zero, ha svolto in tutto il Messico durante i primi mesi del 2006 mentre iniziava a prendere forma l'Altra Campagna.
In molti casi con gli zapatisti le date non hanno importanza, riletti con gli occhi di oggi ci servono infatti per riflettere sul presente in Messico e a casa nostra.
il libro è disponibile presso la libreria ilBarbagianni di San miniato VIA CONTI 6   057143629

Nuovamente in chiapas (Messico) una delegazione empolese

Nuovamente in chiapas  una  delegazione empolese

è partita la delegazione empolese del coordinamento toscano di sostegno alla lotta zapatista che parteciperà alla campagna di presenza attiva in Chiapas organizzata in collaborazione con L'Associazione Ya Basta .

Ancora una volta in Chiapas per sostenere l'esperienza zapatista, per rafforzare i rapporti con gli uomini e le donne che nell'oramai lontano 1994 si alzarono in piedi e gridarono YA BASTA contro l'ingiustizia e il neoliberismo.

In una situazione internazionale di grave crisi economica, l'attenzione mediatica nei confronti degli zapatisti è quasi svanita, e per questo che  delegazioni come la nostra oltre a consolidare le relazioni, hanno il compito di far crescere l'attenzione dell'opinione pubblica sulle continue violenze e attacchi da parte dei paramilitari ( sostenuti dal governo di Caldron) nei confronti dei municipio autonomi, per questo al ritorno si organizzeranno iniziative informative sull'attuale situazione del Chiapas e del Messico.

il programma della delegazione in territorio zapatista.

1 Visita del Caracol di Oventic e incontro con la giunta di buon governo per verificare lo stato dei progetti sull'educazione e quello della biblioteca, quest'ultimo promosso e sostenuto dal coordinamento toscano .

2 Visita della municipalità ribelle di San Juan de la libertad (municipio legato al comune di Empoli da un patto di amicizia sottoscritto nel 2000 dall'allora Giunta Bugli) con la  consegna di fondi raccolti nel corso di questi sei mesi tra cui quelli destinati dal comune di Empoli, insieme ad  una lettera del sindaco di Empoli in risposta ad una precedente missiva della municipalità ribelle (che potete leggere di seguito) Nei giorni di permanenza in Chiapas la delegazione incontrerà varie cooperative zapatiste per discutere e costruire ulteriori progetti di cooperazione.

3 Vari incontri con associazioni chiapaneche che da anni denunciano violazioni  dei  diritti umani nei territori ribelli.

COORDINAMENTO TOSCANO DI SOSTEGNO ALLA LOTTA ZAPATISTA

PER INFO SULLA DELEGAZIONE VAI SU http://dignidad-rebelde.blogspot.com/

DI SEGUITO LA LETTERA DI SAN JUAN DE LA LIBERTAD E LA RISPOSTA DEL SINDACO DI EMPOLI

  LA LETTERA DEL MUNICIPIO RIBELLE ZAPATISTA AL SINDACO DI EMPOLI

MUNICIPIO AUTONOMO RIBELLE ZAPATISTA SAN JUAN DE LA LIBERTAD, MESSICO, MARZO 2009


AL SINDACO LUCIANA CAPPELLI

DEL COMUNE DI EMPOLI


Per prima cosa vi salutiamo affettuosamente da questo luogo del sud-est del Messico, a nome del Consiglio municipale autonomo, sperando che state bene.

Caro Sindaco

Mandiamo questa lettera in particolare a lei, che dirige il Comune di Empoli. Sperando che non le arrechiamo fastidio nel comunicare con lei in questo momento.

Non sappiamo se lei ci conosce, però vogliamo dirle che alcuni anni fa siamo stati in contatto con il Comune di Empoli.

Noi cambiamo le nostre autorità ogni tre anni e adesso il nostro Municipio autonomo di San Juan de la Libertad è diretto da una compagna che svolge il ruolo di Presidentessa municipale; tutti noi facciamo del nostro meglio per mantenere il nostro Municipio organizzato e in resistenza. In questo periodo stiamo soffrendo per la mancanza di alcune necessità che sono molto utili nel nostro lavoro, ma non abbiamo risorse economiche per comprarle; ci sentiamo molto addolorati, e per questo domandiamo al Comune di Empoli, che lei dirige, se ci sarà una possibilità di aiutarci. Per sostenere in particolar modo il Municipio, anche se le singole comunità che lo compongono hanno molte necessità, per quanto riguarda la nostra clinica ed il sistema educativo autonomo che stiamo costruendo nella sede del Municipio. Vogliamo rinnovare il Patto di Amicizia stipulato tra noi e voi attraverso la coordinazione di Armando de Mattheis, Empoli, Italia.

Speriamo che abbiate compreso la nostra parola e vi chiediamo scusa se non ci siamo espressi in modo chiaro, e ci piacerebbe ascoltare una vostra risposta attraverso di lei.


Da un angolo della patria messicana, il Consiglio Municipale Autonomo di San Juan de la Libertad, Chiapas, Mexico, marzo 2009.


MARIA DE JESUS HERNANDEZ SANCHEZ
PRESIDENTA MUNICIPAL AUTONOMO

JUAN RUIZ NUÑEZ PASCUALA DIAZ DIAZ
SUP. DEL CONSEJO REGIDORA

 

LA RISPOSTA DEL SINDACO DI EMPOLI

 

 

Al MUNICIPIO AUTONOMO REBELDE ZAPATISTA

SAN JUAN DE LA LIBERTAD,

CHIAPAS, MEXICO.

All'attenzione di MARIA DE JESUS HERNANDEZ SANCHEZ
PRESIDENTA MUNICIPAL AUTONOMO
JUAN RUIZ NUEZ

SUP. DEL CONSEJO

PASCUALA DIAZ DIAZ

REGIDORA

Empoli, giovedì 22 aprile 2009

ho ricevuto la Vostra gradita lettera e desidero confermare con la presente il mio personale desiderio e la volontà del Comune di Empoli di sostenere le esperienze municipali autonome del Messico, come la vostra.

Ho letto con attenzione del forte impegno che state dedicando ai temi della scuola e della salute, che rappresentano elementi essenziali per costruire una comunità basata su valori democratici. Per questo, anche in considerazione della storia della nostra città, che da sempre è stata caratterizzata da un buon sistema sanitario e da una forte attenzione ai temi dell'educazione, ho deciso di devolvere un contributo economico di 1000 euro al sostegno delle attività del municipio autonomo di San Juan del la Libertad.

Con la presente rinnovo inoltre il patto di amicizia tra le nostre due municipalità, che mi auguro possa portarci a collaborare in futuro.

 

 

 

Il Sindaco di Empoli

Luciana Cappelli

giovedì 9 luglio 2009

Liberati 5 dei 7 indigeni arrestati di San SebastianBachajon

 

La Jornada – Giovedì 9 luglio 2009

 

 

Erano accusati di essere rapinatori di strada

Sono stati liberati cinque dei sette indigeni tzeltales di Bachajón detenuti nel carcere di El Amate

Continuano gli assalti agli autobus turistici; ci sono voice secondo le quali I poliziotti proteggono i delinquenti

Hermann Bellinghausen

 

Sono liberi cinque dei sette ejidatari tzeltales di San Sebastián Bachajón, Chiapas, arrestati nell'aprile scorso nelle vicinanze di Agua Azul in diverse operazioni di polizia. Da maggio erano detenuti nella prigione di El Amate, a Cintalapa de Figueroa, dopo diverse settimane di "fermo" nella Quinto Pitiquitos di Chiapa de Corzo. Erano accusati, senza prove, di essere assalitori di strada nel tratto di strada Ocosingo-Palenque.

 

Le autorità ejidali di San Sebastián, aderenti all'Altra Campagna dell'EZLN, ed il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas, hanno reso noto oggi che la liberazione è avvenuta lunedì scorso 6 luglio, "grazie alla solidarietà nazionale e internazionale". 

 

Con la rinuncia all'azione penale da parte delle autorità giudiziarie del Chiapas, cinque dei sette indigeni dell'Altra Campagna "rimasti ingiustamente in carcere per tre mesi per aver svolto azioni in difesa del loro territorio", sono liberi.

 

Sono: Gerónimo Moreno Deara, Alfredo Gómez Moreno, Miguel Demeza Jiménez, Sebastián Demeza Deara e Pedro Demeza Deara. Sono ancora detenuti a El Amate, "ingiustamente" come sostengono i loro compagni e la difesa, i fratelli Gerónimo e Antonio Gómez Saragos, sui quali pende l'accusa di rapina aggravata e criminalità organizzata.

 

Con loro era stato arrestato Miguel Vázquez Moreno, base di appoggio dell'EZLN, abitante del municipio autonomo Comandanta Ramona, liberato poche settimane dopo gli operativi di polizia, anche lui senza accuse a carico.

 

Per questi arresti, organizzazioni sociali e dei diritti umani denunciarono non solo l'infondatezza delle accuse, ma che alcuni di loro avevano subito torture fisiche e psicologiche per dichiararsi colpevoli ed erano stati obbligati a firmare dichiarazioni senza l'assistenza di un traduttore nella loro lingua né di un avvocato che conoscesse la loro cultura e la loro lingua, come stabilisce la legge.

 

La giunta di buon governo zapatista del caracol di Morelia a maggio aveva diffuso i nomi di una banda di rapinatori, identificati nel vicino ejido di Agua Clara. Il governo statale si era impegnato ad investigare, fino ad ora senza risultati, sebbene le rapine agli autobus turistici nella zona sono proseguite.

(….)

In tutte queste azioni la polizia statale Preventiva (PEP) e Stradale (PEC), così come la Segreteria di Governo, erano associati con una minoranza priista dell'Organizzazione per la Difesa dei Diritti Indigeni e Contadini (Opddic) i cui membri hanno svolto opera di delazione nei confronti degli ejidatari detenuti, risultando inoltre beneficiati dalla distruzione della stazione di ingresso a pagamento e dalla sottrazione della cava di ghiaia. Nel primo luogo p stato installato un accampamento della PEP, mentre le pattuglie della PEC e della Polizia Federale Preventiva pattugliavano costantemente la strada e, secondo le denunce degli abitanti del posto, proteggono i veri rapinatori.

 

Così rimangono in carcere due indigeni dell'Altra Campagna e la cava di ghiaia lviene sfruttata da imprese costruttrici private, mentre i dirigenti della Opddic ricevono forti somme di denaro per la "concessione". Tutto questo nel contesto della costruzione di una controversa autostrada a Palenque che colpirebbe l'ejido in maniera significativa e senza l'accordo dei suoi abitanti.

 

(Traduzione "Maribel" – Bergamo)

http://www.jornada.unam.mx/2009/07/09/index.php?section=politica&article=021n1pol

martedì 7 luglio 2009

Elezioni in Messico: la rinascita del centro



Elezioni in Messico: la rinascita del centro

Ieri, domenica 5 luglio, il Messico ha affrontato le elezioni politiche intermedie, per rinnovare deputati federali e locali, alcuni governatori statali ed altre autorità locali (sindaci e capi delegazionali).

Il grande vincitore, con un 36,62%, è risultato essere il PRI, il Partido Revolucionario Institucional, l'attore politico che ha tradotto in termini moderni l'eredità del vecchio porfiriato e ha mantenuto il potere per più di 70 anni. Caratterizzato dall'autoritarismo, dal corporativismo e dalla corruzione politica, il PRI è caduto in picchiata nel 2000, quando la società messicana, credendo alle promesse (poi deluse) di cambiamento dell'allora candidato del partito di destra, PAN, Vicente Fox, ha determinato il passaggio "formale" del potere dal partito di centro a quello di destra. Ma in meno di un sessennio, quello appunto del governo foxista, l'elettorato si è dovuto ricredere constatando che tale cambiamento non si era né si sarebbe mai avverato. Né con Fox né con l'attuale presidente, Felipe Calderón, che è salito al potere nel 2006 con una probabile frode elettorale, nonostante lo scarso margine con il candidato di centrosinistra, Andrés Manuel López Obrador (AMLO), del Partido de la Revolución Democrática.

Ebbene, il PRI recupera terreno: vince vari stati federali (5 per l'esattezza) e municipi e ottiene la maggioranza relativa del parlamento; e anche quella assoluta, se si sommano i suoi voti a quelli del Partito Verde, a cui è alleato. Una condizione ideale, sia per ostacolare l'operato del già debole governo Calderón, sia per spianare il terreno all'ascesa del suo prossimo candidato presidenziale: il giovane, autoritario e mediatico Enrique Peña Nieto, attuale governatore dello Stato del Messico (stato che circonda il Distretto Federale, cioè Città del Messico). 

Il Partido Acción Nacional, PAN, passa, dunque, ad essere la seconda forza politica del paese (27,96%). Partito fortemente classista, rappresenta gli interessi dei ceti dirigenti e industriali, ma anche le aspirazioni della piccola e media borghesia che cerca di avanzare nella scala sociale. Il risultato elettorale è sicuramente influenzato dalla fallita politica del governo Calderón, il cui principale cavallo di battaglia è la lotta frontale al narcotraffico (vera forza economica del paese) attraverso il rafforzamento dell'esercito, in un processo da molti defenito come 'colombianizzazione del paese'. Per quanto riguarda tutto il resto della vita politica, economica e sociale, il PAN ha garantito il mantenimento dello status quo, in continuità con le politiche precedenti del partito in apparenza oppositore.

Il PRD è la terza forza del paese (12,22%). Solo nelle elezioni del 2000 si è trovato in seconda posizione, grazie alla popolarità di AMLO, sedicente "presidente legittimo" che vanta ancora oggi un forte appoggio da parte del suo zoccolo duro, il movimento della Resistencia Civil Pacífica, e della corrente Izquierda Unida all'interno del partito. È il secondo partito sconfitto da queste elezioni e si può dire che lo deve principalmente a se stesso e alle faide interne tra le due principali correnti (Nueva Izquierda di Jesús Ortega, attuale presidente del partito, e Izquierda Unida di Alejandro Encinas). Dopo le vergognose e abominevoli elezioni interne dell'anno scorso per la presidenza del partito, caratterizzate da una guerra intestina tra le due fazioni e da reciproci frodi e colpi bassi, il PRD ha perso la reputazione di integerrimità nei confronti dei propri sostenitori, ma anche di tutto il resto del paese. Le divisioni ideologiche e politiche esistevano da molto tempo, ma i diversi personaggi politici non sono stati in grado di superarle e di mantenere una vera unità, non solo fittizia. Come in un matrimonio finito, nessuna delle due parti ha voluto abbandonare il tetto coniugale per non cedere all'altro l'eredità di un partito nato dalla spinta popolare per un'apertura democratica del paese. AMLO, suo leader morale, dopo una prima fase di apparente unione nel periodo postelettorale, ha espresso la propria preferenza per Izquierda Unida, cercando di influire sul destino del partito, ma Nueva Izquierda (favorita dietro le quinte dai poteri fattuali e dai partiti di centrodestra) ne ha ottenuto la dirigenza. Allora AMLO ha invitato i suoi sostenitori a votare per i due partiti satellitari della ex coalizione di centrosinistra, Por el bien de todos, delle elezioni precedenti: il Partido del Trabajo (che ha ottenuto il 3,58%) e Convergencia (2.38%). E verrà presto espulso dal PRD per questo suo "tradimento". Insieme ad una fetta consistente di elettorato, il PRD –che di 'democratico' gli è rimasto solo il nome- ha perso anche la faccia. Il caso più emblematico della spaccatura interna – sottolineata spasmodicamente dai mass media e dagli altri partiti – è quello dell'elezione nella Delegazione[1] di Iztapalapa, la più popolata di tutto il Messico (con un milione e trecentomila elettori). La candidata iniziale del PRD era Clara Brugada, della corrente Izquierda Unida, ma è stata sostituita poco prima delle elezioni da Silvia Oliva di Nueva Izquierda, imposta direttamente dalla direzione del partito. Le schede elettorali erano addirittura già state stampate e non c'è stato modo di far cambiare idea ai vertici: gli elettori che avessero votato per lei, avrebbero dato il voto alla sua concorrente. Quindi la Brugada si è accordata con il PT per ottenere i voti del suo candidato e non perdere la possibilità di salire al potere e ce l'ha fatta! Ma la figuraccia per il partito è stata fatale.

La quarta forza politica, ahimé, è il Partido (pseudo) Verde Ecologista de México, PVEM. Unico partito verde al mondo che si situa a destra anziché a sinistra, il Partito Verde è nato nel seno di un clan familiare, i González Torres, probabilmente con l'idea di erodere il voto dei grandi partiti per poi allearsi con loro, ma anche con quella di raccogliere il voto dell'elettorato scontento e qualunquista. Nel 2000 si allea con il PAN e successivamente con il PRI, data la delusione post-elettorale (quando Fox non mantiene le promesse di campagna di riservare loro incarichi di una certa importanza all'interno del governo). Il PVEM non rappresenta minimamente i deboli movimenti ecologisti messicani ed è stato addirittura espulso dall'Internazionale Verde per 'incongruenza' con gli altri membri. Ma quest'anno registra un vero e proprio exploit: con una campagna sporca e populistica – basata su proposte come la pena di morte per i sequestratori e la restituzione ai cittadini dei contributi sulla salute da parte dello Stato, al puro stile berlusconiano – il partito passa dal 4,8% al 6,5%. È probabilmente il punto più doloroso di queste elezioni, anche perché tra le sue fila si annoverano alcuni personaggi delle due principali catene televisive private, Televisa e TV Azteca, due dei principali poteri fattuali del paese.

Segue, poi, con un 3,42% il PANAL, Partido Nueva Alianza, uno squallido partito jolly della detestabile leader vitalizia del sindacato dell'educazione, Elba Esther Gordillo, una pericolosissima burattinaia politica che ha avuto un ruolo fondamentale nella frode elettorale del 2006 e che, attraverso il corporativismo sindacale, riesce a sopravvivere e a tessere alleanze strategiche coi veri protagonisti della politica, il PRI e il PAN.

E, infine, il PSD, Partido Social Demócrata, un partito minoritario di sinistra che, nonostante il grosso lavoro di base e le idee radicali (legalizzazione delle droghe leggere, depenalizzazione dell'aborto, matrimoni omosessuali, equità di genere, ecc.), non è riuscito a convincere l'elettorato di sinistra e a superare lo sbarramento del 2%. D'altra parte, il messicano è un popolo conservatore che difficilmente sceglierà di appoggiare politiche e forze radicali.

Un dato assai importante: in queste elezioni c'è stata una vera e propria campagna a favore dell'annullamento del voto, che si è tradotto in termini percentuali in un 5,2% a livello nazionale e in un 10,83% a Città del Messico (dove la popolazione locale ha una coscienza politica più sviluppata che nel resto del paese), contro il 3,5% del passato. Iniziata nei social network come una 'campagna civica', è stata oggetto di varie analisi che hanno dimostrato come fosse stata orchestrata per favorire il centrodestra: il voto nullo, così come quello in bianco, viene ridistribuito ai vari partiti a seconda delle percentuali ufficiali ottenute e, quindi, in pratica rafforza i partiti maggioritari e toglie potenziali voti ai partiti minori. Ad ogni modo, questo dato non può essere ignorato dalla classe politica: equivale a una bocciatura in blocco del sistema partitico e a una nuova forma di protesta civica. Si spera che non scemi e non muoia qui, ma che si traduca in una spinta dal basso per l'ottenimento di alcuni diritti civili fondamentali, quali l'introduzione della figura giuridica del referendum e della revoca del mandato ai politici corrotti, la possibilità di candidature indipendenti dai partiti politici, tra le altre proposte.

La guerra politico-mediatica più forte è stata paradossalmente quella dell'IFE (Instituto Federal Electoral, l'ente pubblico incaricato dell'organizzazione delle elezioni) a favore del diritto al voto; questo ente ha cercato in tutti i modi di contrastare l'astensionismo (che ha comunque rappresentato un 55,29%) e il voto nullo: oltre ai metodi tradizionali, quali il bombardamento di spot, cartelloni, annunci, volantini, ecc, l'IFE è riuscito a coinvolgere anche i poteri fattuali (Consejo Coordinador Empresarial, Chiesa Cattolica, mass media) nella propria crociata contro il rifiuto o il disinteresse dei cittadini nei confronti dei partiti politici. Persino sugli scontrini dei supermercati  appariva una legenda che ci invitava ad andare a votare. E i suoi dipendenti hanno fatto altrettanto ieri, suonando di porta in porta per "ricordare" ai cittadini "il loro dovere".

Ma una buona fetta dell'elettorato ha deciso di prendere alla lettera il proverbio popolare messicano "mejor malo por conocido que bueno por conocer" (cioè, meglio il cattivo in quanto conosciuto che il buono ancora da conoscere) e di tornare al passato più o meno recente. C'è chi ha fiducia la scadenza cabalistica del bicentenario (dall'Indipendenza, 1810, e dalla Rivoluzione, 1910) e chi ha perso ogni speranza, ma per ora le cose non sembrano destinate a cambiare in terra mexica.

Clara

[1] Il Distretto Federale è suddiviso sul piano politico e amministrativo in 16 Delegazioni

sabato 4 luglio 2009

Chiapas: grande progetto turistico contro le comunita'indigene

 

La Jornada – Venerdì 3 luglio 2009

 

 

Il progetto riguarda Tuxtla Gutiérrez, Chiapa de Corzo, Comitán, San Cristóbal de las Casas e Palenque

COMUNITA' CHIAPANECHE CONTRARIE AL PROGETTO GOVERNATIVO DI SVILUPPO TURISTICO

HERMANN BELLINGHAUSEN

 

San Cristóbal de las Casas, Chis., 2 luglio. Più passa il tempo e sembra imminente l'avvio del progetto di sviluppo turistico promosso dai governi federale e statale per unire in un corridoio le città di Tuxtla Gutiérrez, San Cristóbal de las Casas e Palenque, sempre più comunità indigene manifestano il loro rifiuto.

 

Questo avviene dal "chilometro zero" dell'autostrada, nella comunità tzotzil di Mitzitón che verrebbe tagliata a metà e che ha già detto che non permetterà l'opera. Lo stesso hanno concordato le assemblee di alcuni dei seguenti ejidos coinvolti, come Los Llanos (San Cristóbal), o Chempil e López Mateos (Oxchuc), tra altri.

 

Il conflitto incubato e non risolto intorno alle cascate di Agua Azul ha risvegliato la resistenza delle comunità zapatiste nei municipi autonomi Comandanta Ramona e La Paz, dei caracoles di Morelia e Roberto Barrios.

 

I sette contadini in carcere da aprile, originari di San Sebastián Bachajón ed aderenti all'Altra Campagna, sono parte di questa resistenza. In questa regione la strategia di contrainsurgencia è molto attiva. Le autorità proteggono gruppi filogovernativi indicati come paramilitari, in particolare l'Organizzazione per la Difesa dei Popoli Indigeni e Contadini (Opddic) e membri dell'Organizzazione Regionale di Coltivatori di Caffè di Ocosingo (Orcao).

 

C'è un investimento pubblico statale e federale volto a dividere e far scontrare le comunità. Programmi come Procede ed Oportunidades, ispirati dalla Banca Mondiale, si sommano ad una militarizzazione costante che nelle settimane scorse è diventata più visibile intorno a Palenque e perfino nelle vicinanze di Temó (Chilón).

 

Mentre la resistenza viene criminalizzata, ma cresce, il governo a giugno ha celebrato la prossima costruzione dell'aeroporto internazionale di Palenque, estremo opposto del "chilometro zero" di Mitzitón e candidato a diventare "elefante bianco" come altri come lui a Monte Albán (Yucatan), Corazón de María e lo scomparso Llano San Juan.

 

C'è un Chiapas lontano dagli indigeni. In questo i progetti fervono. Alla fine di giugno la direzione per lo sviluppo turistico municipale di Tuxtla Gutiérrez ha annunciato che l'Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT) ha terminato lo studio del progetto Chiapas 2015. Jorge Trujillo Rincón, titolare dell'ente, ha comunicato alla stampa locale che lo studio definisce un piano strategico per promuovere un corridoio turistico internazionale "che attraverserebbe altri quattro municipi fino ad arrivare a Palenque", nel quale non sono considerate le comunità indigene.

 

Trujillo Rincón ha citato i municipi che rientrerebbero nel corridoio internazionale: Tuxtla Gutiérrez, Chiapa de Corzo, Comitán, San Cristóbal de Las Casas e Palenque.

 

L'indagine della OMT stabilisce le linee guida che dovranno realizzare questi cinque municipi, "così come gli adeguamenti e migliorie che permettano di motivare il maggiore numero di turismo internazionale". Il funzionario aggiunge che il progetto Chiapas 2015 contempla "un piano di competitività ed un catalogo di prodotti e servizi che favoriscano lo sviluppo turistico dell'entità".

 

Il fatto che si ignorino i municipi indigeni che subiranno la strada, chissà se è una buona o cattiva notizia per le comunità che verrebbero invase dal "corridoio" con l'autostrada in quota, centri ecoturistici, parcheggi, hotel ed altro. I municipi tzotziles, tzeltales e choles di Huixtán, Oxchuc, Ocosingo, Chilón, Salto de Agua, Tumbalá, e la San Cristóbal rurale non compaiono tra gli invitati al banchetto di Chiapas 2015.

 

(Traduzione "Maribel"  - Bergamo)

http://www.jornada.unam.mx/texto/014n1pol.htm


venerdì 3 luglio 2009

Honduras